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 Le tentazioni di Gesù nell’evangelo di Marco
“Immediatamente lo Spirito lo sospinse nel deserto, e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato dal satana, e stava con le bestie e gli angeli lo servivano.” (Mc 1,12-13)
Sono versetti brevi ma densi quelli con i quali Marco ci presenta le immediate conseguenze del battesimo di Gesù nel Giordano. L’impegno da questi assunto di essere fedele al Padre fino al dono totale di sé ha avuto come risposta da parte di Dio la comunicazione del suo Spirito, ossia di tutta la sua forza d’amore (Mc 1,9). Ed è questo Amore a sospingere Gesù verso un luogo deserto, dove, nella solitudine e nel silenzio, poter star solo con il Padre. E’ il bisogno di fare il vuoto dentro di sé, per poter lasciare andare ogni cosa, e lasciar essere Dio. E’ la ricerca di raccoglimento, che tradisce una lotta interiore. Gesù frequenta i deserti per imparare ad abbandonare. Egli abbandona le immagini di come dovrebbe comportarsi il messia, di come dovrebbe essere il Regno, di come un uomo dovrebbe trattare una donna, di come le donne meritano di essere trattate. L’importanza del deserto, come luogo di svuotamento di sé e di incontro intimo e profondo col Padre è sottolineata dalla ripetizione del termine, ma il deserto di Marco è anche un luogo teologico, col quale l’evangelista intende trasmettere una verità. Come Dio aveva condotto il popolo d’Israele nel deserto dopo il passaggio del mar Rosso, ora è lo Spirito, che Gesù ha ricevuto nel battesimo, a condurlo nel luogo che nella tradizione d’Israele era quello della prova alla quale Dio aveva sottomesso il suo popolo: “Ricordati di tutto il cammino che Yahvé tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandi.” (Dt 8,2.16).
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Padri e figli
Care sorelle, cari fratelli, tre frasi per concludere l' Antico Testamento nel canone cristiano.
Tre frasi. Un dito punta verso il passato, uno verso l' ultima pagina della storia del mondo, e uno al cuore, al cuore della persona per aprire un presente.
Tutta la profezia si conclude qui. Queste tre frasi vogliono essere il ritornello che rimane nell'orecchio, da canticchiare uscendo da qui.
Ricordati della legge di Mosè, il mio fedele servo. La prima parola ci chiama all' eredita di un passato. Ricordati.
Ricordati delle parole che consegnai al mio servo Mosè. Su una montagna nel deserto vi ho dato delle regole, dritte, comandi, raccomandazioni, vi ho dato 10 parole per vivere.
Ricordati. La mia legge comincia con tre grandi si .
Prima di tutto, si, Io sono il tuo Dio. Il Dio che ti ha liberato, il Dio che non ha sopportato la tua schiavitù. Il Dio che ha udito le tue grida e ha risposto, il Dio che apre il mare e crea una strada. Io sono un Dio geloso di te, che per mille generazioni accompagnerà il tuo sentiero e farà del bene alla tua discendenza.
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 Non ti lascerò andare
I. il testo (Genesi)
Proposta di struttura:
v 25-26 la lotta: uno sconosciuto assale Giacobbe nella notte; non riesce a sopraffarlo; lo colpisce al femore
v 26-29 tre scambi:
1) E l' uomo disse: «Lasciami andare, perché spunta l' alba». E Giacobbe: «Non ti lascerò andare prima che tu mi abbia benedetto!»
Nel primo scambio, Giacobbe è la parte più forte. E' in vantaggio e lo sa. Cerca di usare la situazione per ottenere una benedizione. Sappiamo dal cap 27 che farebbe qualunque cosa per ottenere una benedizione. Qui cerca una benedizione più significativa. Ma la richiesta non è corrisposta. Lo sconosciuto cambia argomento. Trova in Giacobbe uno forte in parole come in lotta.
2) L' altro gli disse: «Qual è il tuo nome?» Ed egli rispose: «Giacobbe».
Quello disse: «Il tuo nome non sarà più Giacobbe, ma Israele, perché tu hai lottato con Dio e con gli uomini e hai vinto».
Nel secondo scambio lo sconosciuto ha la parte più forte. Giacobbe aveva chiesto una benedizione ma riceve una nuova identità attraverso l' assalto di Dio. Il suo nome era stato “fraudolento”. Ora è Israel “Dio governa, Dio protegge, Dio preserva”. E' diventato un uomo e un gruppo legato non solo all’ incontro della notte ma a colui che mantiene le promesse di giorno. Qui succede qualcosa di irreversibile. Israel è colui che ha affrontato Dio, è stato toccato da Dio, si impone, guadagna una benedizione e un nuovo nome. Si parla tra le righe della debolezza di Dio e della forza di Israel. L incontro non permette una definizione di ruoli: Dio forte, Giacobbe debole o il contrario. Questo rimane indefinito. Ma a Israele si aprono delle possibilità nuove che prima non c' erano. Nel concedere la benedizione qualcosa della forza di Dio e' stato affidato a Israel. In questo Israele e' una novità. E cosi affronterà suo fratello cambiato, con una forza nuova.
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Discepolato è servizio
(Predicazione per la Celebrazione Ecumenica del 20/01/2012)
E, avendoli chiamati a sé, Gesù dice loro: «Sapete che quanti si considerano capi delle nazioni tiranneggiano su di esse e i potenti le dominano. Ma non è così tra voi: chiunque voglia diventare grande tra voi sarà vostro servo e chiunque voglia tra voi essere primo, sarà servitore di tutti. Anche il figlio dell’uomo, infatti, non è venuto per essere servito ma per servire e per dare la sua vita come riscatto in cambio di molti» (Mc 10:42-45)
Una discussione, apparentemente diversa ma in realtà molto simile a tante di quelle che, ancora oggi, si svolgono all’esterno e, non di rado, all’interno delle nostre comunità di fede, una discussione - dunque - così simile alle nostre precede il nostro brano. Giacomo e Giovanni chiedono a Gesù di poter sedere l’uno alla sua destra e l’altro alla sua sinistra quando il Padre lo avrà accolto nella Sua gloria. Questa richiesta, immediatamente dichiarata impossibile da soddisfare dallo stesso Gesù, scatena una reazione negli altri discepoli che addirittura, ci dice il testo, si indignano. Poiché intuisce che le relazioni rischiano di incrinarsi sensibilmente nel gruppo dei suoi, Gesù compie un gesto pieno di dolcezza e di premura, chiamandoli presso di sé, come farebbe un padre di fronte a dei figli litigiosi. Radunatili intorno a sé e ristabilita, così, la necessaria serenità, Gesù incomincia, come spesso fa, presentando loro un esempio tratto dalla vita quotidiana. Il riferimento è a coloro con i quali Gesù non ha molta consuetudine nei suoi rapporti, a quei potenti che, ieri come oggi, trovano le sue parole sconvenienti ed insolenti.
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