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Domande sui Valdesi |
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I valdesi sono cristiani?
Sì, essi credono in Gesù Cristo e confessano la stessa fede cristiana
della Chiesa universale espressa in tutti gli articoli del Credo
apostolico. Si differenziano, però, dai Cattolici-romani, i quali
sono anche cristiani, ma è bene chiarire che non tutti i Cristiani
sono cattolici-romani. Il cristianesimo è come un grande albero
con numerosi rami, dei quali i più grossi sono: la Chiesa cattolica-romana,
le Chiese evangeliche (dette anche protestanti) e le Chiese orientali
ortodosse. La Chiesa valdese fa parte della grande famiglia delle
Chiese evangeliche, nate dalla Riforma del XVI secolo, alla quale
ha aderito sin dal 1532, anche se come movimento di rinnovamento
evangelico essa ha una storia più lunga di circa 350 anni, perché
le sue origini risalgono alla fine del XII secolo.
Da dove deriva il nome "valdese"?
Da un certo VALDO (latino Valdesius) ricco mercante di Lione (Francia),
che verso il 1170-75, in seguito ad una profonda crisi spirituale,
cambiò radicalmente vita dando i suoi beni ai poveri e mettendosi
a predicare l'Evangelo al popolo. Rifiutandosi di obbedire al vescovo
della città e poi alle altre autorità ecclesiastiche che gli imponevano,
in quanto laico, di non predicare al pubblico, fu scomunicato assieme
a coloro che presto si unirono a lui, per seguire il suo esempio
e il suo ideale di vita cristiana. Questi si chiamarono semplicemente
"Poveri" e cercavano di vivere secondo gli insegnamenti dell'Evangelo
e l'esempio degli Apostoli. I loro nemici li chiamarono "Valdesi",
dal nome di colui che dette inizio a questo movimento. Nonostante
le sanguinose persecuzioni che infierirono contro di loro, essi
si diffusero non solo in Francia, ma anche in molte altre parti
dell'Europa. In Italia furono numerosi in Lombardia e in alcune
valli delle Alpi Cozie, in Piemonte, in provincia di Torino. Solo
questi ultimi sopravvissero alle secolari persecuzioni e al tempo
della Riforma vi aderirono, costituendosi in una vera e propria
Chiesa riformata di tipo calvinista.
Perché gli evangelici sono chiamati anche
"protestanti"?
Storicamente questo soprannome fu dato a quei Luterani che "protestarono"
contro l'iniqua delibera della Dieta di Spira del 1529, che non
riconosceva loro gli stessi diritti di libertà religiosa accordati
ai cattolici. Questo epiteto fa pensare che il protestantesimo abbia
il carattere di una reazione contraria, di una opposizione e di
una contestazione. In realtà, però, i dissenzienti nella loro dichiarazione
usarono il termine "protestare" non tanto nel senso negativo di
una pura rimostranza, quanto e sopratutto in quello positivo di
"un'attestazione pro", cioè a favore della verità dell' Evangelo,
che essi intendevano professare a qualsiasi costo. Perciò l'accento
di questa presa di posizione non cade tanto sulla protesta contro
ciò che si ritiene ingiusto, quanto sull'attestazione a favore di
quello che è secondo l'Evangelo. Quindi, anche se gli altri li chiamarono
"Protestanti", essi si dettero il nome di Evangelici.
I valdesi riconoscono il papa?
No. Essi sanno bene, come la storia chiaramente ci mostra, che il
potere e l'autorità assoluti del vescovo di Roma si costituirono
gradatamente nel tempo, in connessione con varie situazioni e vicende
del mondo occidentale, a partire dai primi secoli dell'era cristiana,
fino ad assumere la consistenza che hanno oggi. Infatti le Chiese
d'oriente, dette ortodosse, già prima della Riforma, nel 1054 si
separarono da quelle d'occidente, rifiutando il potere giurisdizionale
del papa che voleva estendersi anche su di esse. La Chiesa valdese
non solo non riconosce su di sé l'autorità del papa romano, ma non
ha al suo interno alcuna specie di papa, perché non è strutturata
in modo gerarchico con un capo terreno al vertice, bensì con un
ordinamento sinodale-assembleare in cui tutti i membri di chiesa
(laici) e i loro ministri hanno uguale dignità e potere. Solo per
dare un'idea di questa differenza strutturale, potremmo paragonare
la Chiesa cattolica-romana ad una monarchia assoluta, mentre le
Chiese evangeliche, compresa quella valdese, sono organizzate come
una moderna democrazia assembleare, parlamentare e repubblicana.
I pastori valdesi possono sposarsi?
Sì. Gesù stesso non ha proibito ai suoi apostoli di tenersi la propria
moglie e gli scritti del Nuovo Testamento consentono anche ai vescovi
e quindi a tutti i ministri di Cristo di sposarsi (vedi: I Corinzi
9/5; I Timoteo 3/1-7; Tito 1/5-6). Questo perché nella Chiesa apostolica
non c'era alcuna differenza di grado fra "clero" e "laici", come
non c'era alcuna discriminazione né di sesso, né di razza, né di
nazionalità, né d'altro, in quanto tutti erano sullo stesso piano
di grazia e di vocazione, anche se si distinguevano i loro compiti.
Così, non c'era alcuna gerarchia e tutti indistintamente costituivano
un "sacerdozio regale": in quanto uniti al medesimo Signore e Salvatore,
ricevevano da Lui dignità e funzione sacerdotali, che erano chiamati
ad esercitare nel servizio da rendere a Dio e al prossimo in tutta
e con tutta la loro vita. Perciò nella Chiesa valdese i pastori
non sono chiamati in senso particolare "sacerdoti", perché non sono
dei mediatori tra Dio e i fedeli, dato che siamo tutti nella stessa
condizione di figli di Dio in Cristo e quindi fratelli; e il ministero
pastorale non è prerogativa maschile, ma vengono consacrate a questo
servizio anche delle donne. Inoltre la predicazione viene fatta
anche da credenti che non sono pastori, ma hanno i doni per tale
compito.
Quali sono le differenze principali fra
la chiesa valdese e quella cattolica?
La Chiesa Valdese e la Chiesa cattolica, essendo entrambe cristiane,
hanno molti punti fondamentali della medesima fede in comune, come
la fede nell'unico Dio Padre, Creatore del cielo e della terra,
nel suo Unigenito Figlio Gesù Cristo, Signore e Salvatore del mondo,
nel medesimo Spirito Santo; la stessa Bibbia (Antico e Nuovo Testamento),
lo stesso Credo apostolico e le affermazioni dei primi 7 Concili
veramente ecumenici, cioè universali. Tuttavia tra queste due Chiese
ci sono delle differenze notevoli, che le distinguono. Le principali
differenze riguardano innanzitutto la stessa Bibbia, non solo per
il suo contenuto (nell'Antico Testamento cattolico ci sono in più
i libri cosiddetti "Deuterocanonici", cioè di un secondo canone
che è stato dichiarato tale dal Concilio di Trento) e l'interpretazione
di taluni passi, ma specialmente per il posto che essa occupa nelle
rispettive Chiese. Infatti per la Chiesa valdese, e per le altre
Chiese evangeliche, in base al principio "sola Scriptura" affermato
dalla Riforma, la Bibbia è la sola norma per la fede e la vita dei
credenti; mentre per la Chiesa cattolica accanto alla Bibbia si
pone, come avente pari autorità, la tradizione orale, ed entrambe
(Bibbia e tradizione) devono essere accolte solo secondo l'interpretazione
considerata infallibile del magistero papale. Si può quindi dire
che da questa divergenza fondamentale derivino tutte le altre. Fra
queste una grossa importanza riveste il posto che lo stesso Signore
e Salvatore Gesù Cristo ha nella fede e nella pietà dei credenti:
per i Valdesi, come per tutti gli altri Evangelici, Gesù Cristo
è, secondo la testimonianza concorde di tutto il Nuovo Testamento,
la sola via per andare al Padre, la sola verità rivelata del Padre,
la sola possibilità di avere la vita perdonata e redenta, l'unico
Mediatore fra Dio e gli uomini e quindi l'unico Intercessore, essendo
vero Dio e vero uomo, com'è affermato dall'altro principio della
Riforma: "solus Christus". Perciò sono escluse preghiere e atti
devozionali rivolti alla madre di Gesù (che i Cattolici chiamano
"Madonna") e ai cosiddetti "santi", anche se verso tutti costoro
i Valdesi e gli Evangelici hanno il massimo rispetto e cercano di
imitarne la fede e la santità di vita. Inoltre, sempre secondo il
messaggio evangelico espresso dalla Riforma con le parole "sola
gratia, sola fide", i Valdesi assieme a tutti gli altri Evangelici
confessano che solo per la sua grazia, cioè del tutto gratuitamente
e per il suo amore misericordioso, Dio ci perdona, ci accoglie come
figli e ci salva in Cristo, grazie al suo sacrificio, e noi possiamo
ricevere questo grande e stupendo dono gratuito solo mediante la
fede, cioè credendo alla Parola di Dio che ce lo annuncia e riponendo
in Lui tutta la nostra fiducia e la nostra speranza. Essendo questo
un dono della grazia, non può essere acquistato da noi con i nostri
presunti meriti, derivanti dalle nostre buone opere. Queste vanno
certamente fatte, non per farci ottenere il favore di Dio, che ci
ha amati e ci ama come un Padre misericordioso, pur essendo noi
peccatori, ma per esprimergli la nostra gioiosa riconoscenza per
il perdono e la salvezza che gratuitamente ci ha donato in Cristo.
Qual è il messaggio che predicate e che
volete far conoscere agli altri?
In sostanza, è l'Evangelo, cioè la "buona notizia" del fatto che
l'unico vero Dio, Creatore e Signore del cielo e della terra, si
è rivelato in Gesù Cristo e che per mezzo di lui ha operato ed opera
per la redenzione e la salvezza eterna di tutta l'umanità e di tutto
il creato. Questo messaggio chiama tutti e ciascuno ad accoglierlo
nella fede e nella gioiosa riconoscenza, che si manifesta in un
cambiamento radicale di mentalità e di vita, e nell'impegno di vivere
ed operare come testimoni di quest'opera di redenzione nel mondo.
Anche altre religioni, come l'ebraica e la musulmana, insegnano
che fede in Dio significa sottomettersi alla sua volontà e aver
fiducia in lui; particolare nella fede dei cristiani è il fatto
che hanno fede in Gesù Cristo. Questo significa credere che quanto
ha detto e fatto è vero nel senso che ha valore per la vita di ciascuno
e lo è anche la sua promessa di una vita rinnovata che merita di
essere vissuta. Noi protestanti abbiamo sempre insistito molto sul
fatto che questa fiducia in Gesù è il centro della religione, è
anzi l'unica cosa che Dio ci chiede. Qualcuno potrebbe dire: "Non
è un po' comodo? Se basta credere per essere a posto uno può fare
quello che vuole". È chiaro che non è così: quando uno ha fiducia
in una persona e vuole meritare la sua, farà di tutto per esserne
degno. Si fanno molte più cose per amore che per obbligo, e la fede
è il nostro modo di amare Dio.
I valdesi credono al purgatorio?
No, perché il messaggio evangelico ci assicura che tutti i nostri
peccati sono stati espiati da Gesù Cristo col suo sacrificio sulla
croce, che il suo perdono è del tutto gratuito, pieno e totale.
Perciò non ci sono più peccati da scontare, né in questa vita, né
dopo la morte. Sono pertanto escluse tutte le pratiche intese come
aventi il potere di abbreviare la permanenza nel presunto Purgatorio,
come messe di suffragio, indulgenze, elemosine ed altre opere di
pietà, che però vanno fatte non per farci guadagnare un beneficio
nel presente o nel futuro, ma per esprimere il nostro amore sincero
a Dio e al prossimo.
I valdesi hanno i sacramenti?
Per cattolici e ortodossi i sacramenti sono delle azioni, dei gesti
che hanno il potere di trasmettere la grazia del Signore. Come non
si può cancellare una cosa che è stata fatta, così non si può annullare
un sacramento: chi è battezzato lo resta, chi è sposato non si può
separare, il prete resta sempre prete. In questa visione la grazia
di Dio è un qualcosa, un po' magico, trasmesso dai sacerdoti che
hanno un potere che gli altri non hanno; i sacramenti dividono la
chiesa in due: chi è prete (il clero) e chi non lo è (i laici),
chi da e chi riceve. Questo modo di pensare non si trova nel Nuovo
Testamento: gli apostoli annunziano il perdono di Cristo e compiono
molte azioni e molti gesti che sono segni del perdono senza che
però diventino sacramenti. La Chiesa antica ha chiamato "sacramenti"
alcuni atti particolari ordinati dal Signore Gesù Cristo e li ha
definiti "segni visibili della grazia invisibile". Secondo la Chiesa
valdese e le altre Chiese evangeliche, rispondono a questi requisiti
soltanto i due atti espressamente stabiliti da Gesù: il battesimo
e l'eucaristia (che preferiamo chiamare col termine più comprensivo
di "Cena del Signore" o "Santa Cena"). Dei sette sacramenti cattolici
gli evangelici hanno perciò mantenuto solo i due gesti del battesimo
e della comunione proprio perché sono quelli che Gesù ha detto in
modo esplicito di fare nel suo nome. Questi gesti possono essere
compiuti da ogni credente, qualsiasi membro di chiesa, uomo o donna,
può amministrare la santa cena. La cresima, la confessione auricolare
e relativa assoluzione sacerdotale, il matrimonio, l'ordine sacro
e l'estrema unzione in ambito evangelico non sono considerati "sacramenti",
anche se a diversi momenti e a diverse decisioni della vita dei
credenti viene dato un opportuno rilievo: come la confermazione
dei catecumeni, la celebrazione del matrimonio, la consacrazione
di uomini e donne al ministero pastorale; mentre non si pratica
affatto la confessione auricolare e l'estrema unzione.
Che posto occupa Maria, la madonna, nella
chiesa valdese?
Ortodossi e cattolici ritengono che Maria debba essere di particolare
importanza in quanto madre di Gesù. Anche se, dicono queste chiese,
non è oggetto di adorazione ma solo di venerazione, spesso nella
religione popolare finisce con l'essere altrettanto importante quanto
Cristo stesso. Noi evangelici siamo visti sovente come coloro che
non venerano Maria ed hanno anzi nei suoi confronti un atteggiamento
negativo. Questo è del tutto falso; abbiamo per lei il massimo rispetto
e la consideriamo un grande esempio di fede, ma ci limitiamo a credere
ciò che di lei dice il Vangelo: riceve con fede il saluto dell'angelo,
dà alla luce Gesù e assiste alla crocifissione; in sostanza ciò
che dice il Credo: che Gesù è nato da Maria vergine per intervento
miracoloso dello Spirito santo. Tutti gli altri dogmi creati dalla
chiesa: la sua perpetua verginità, la sua immacolata concezione,
la sua assunzione in cielo non avendo nessun fondamento nella Scrittura
non possono essere oggetto di fede. Per lo stesso motivo gli evangelici
non recitano l'Ave Maria, che mischia il saluto dell'angelo ("ti
saluto. Maria a cui il Signore ha fatto grazia...") con una preghiera:
"santa Maria prega per noi peccatori...". Per gli evangelici Maria
è insomma quella del Vangelo: un esempio di obbedienza a Dio, è
ciò che lei dice di se stessa nel Magnificat: "io sono la serva
del Signore... a cui egli ha fatto grazia". Questo è vero di lei,
ma anche di tutti i cristiani.
E che posto occupano i santi?
La parola "santo" nella Bibbia indica una persona o anche un oggetto
che appartiene a Dio. Per questo gli apostoli, scrivendo ai credenti
(che vivono a Corinto, a Roma), li chiamavano "santi". Lo stesso
significato ha la parola nel Credo. Quando si dice: credo la "comunione
dei santi" si dice semplicemente che la chiesa su tutta la terra
è una comunione di credenti, cioè di persone che appartengono a
Dio. Quando gli apostoli parlano della "santificazione", intendono
con questo il vivere sempre più nella obbedienza a Dio. Non tutti
i credenti vivono la fede con la stessa intensità, alcuni sono più
forti di altri e sono perciò di esempio, di stimolo e di aiuto.
Anche noi evangelici lo crediamo, con due avvertenze. Nella santificazione,
cioè nell'impegno a servire Dio, nessuno raggiunge la perfezione,
resta sempre nella comunione dei credenti, sarà più impegnato e
di esempio, ma sempre fra gli altri. Di conseguenza nessun cristiano
può fare da mediazione rispetto ai suoi fratelli, anche se tutti
possono e debbono intercedere per gli altri. Perché dovrebbe farlo
se abbiamo già in Gesù un mediatore perfetto, come dice l'apostolo
nella lettera agli Ebrei? Per questo noi evangelici non abbiamo
santi o beati a cui rivolgere preghiere, ma invochiamo solo Cristo
Signore. E per motivi analoghi è del tutto assente, ovviamente,
anche il culto delle reliquie (anche se questo è presente in molti
aspetti della vita sociale: la maglia di un giocatore dopo la partita
e un oggetto di un celebre attore sono oggi una sorta di "reliquie"),
in quanto queste nel cristianesimo hanno in genere relazione con
un santo: il sangue di San Gennaro, per esempio. Pure la Sindone
di Torino appartiene a questo tipo di religiosità, anche se dalle
analisi pare risultare che sia un falso medievale. Questo mondo
di religiosità popolare è però del tutto estraneo al mondo evangelico.
Non solo perché sa di magico. Non basta, diciamo, credere a qualcosa
piuttosto che a niente, occorre vedere se quel qualcosa ha un nesso
con il messaggio cristiano. Non è purificando il paganesimo che
si giunge al cristianesimo; venerare la Sindone, visitare il santo
sepolcro, credere in San Gennaro non aiuta le persone a trovare
la fede. Quello che le persone - e perciò anche Gesù e i credenti
-lasciano, non sono oggetti ma il loro esempio.
Cosa pensano i valdesi del crocifisso
nelle scuole?
I valdesi ritengono che lo stato debba essere necssariamente laico,
e che non debba operare privilegi per nessuna confessione religiosa,
nemmeno per quella di maggioranza nel nostro Paese, la cattolica
- e non, come si dice spesso genericamente, la "religione cristiana",
ritenendo che tutti i cristiani la pensino nella stessa maniera,
e anche sul crocifisso abbiano la stessa visione e lo stesso sentire.
In Italia infatti si confondono ancora i termini cristiano e cattolico
e di conseguenza chi non è cattolico è visto come non cristiano,
che si tratti di un evangelico, un ebreo o un musulmano. È un grave
errore che dovrebbe essere corretto, ma che anche i media tendono
a perpetuare. La chiesa cattolica poi usa come simbolo della fede
il crocifisso, mentre la maggioranza di quelle evangeliche solo
la croce. Perché, dicono, la vita di Gesù non si conclude con la
morte in croce, ma con la resurrezione. Cristo non è un morto da
ricordare ma una nuova vita da incontrare: ecco perchè secondo noi
la croce spoglia, senza il corpo del Gesù-uomo sofferente, può essere
più simbolica, perchè ci ricorda meglio anche la divinità del Cristo.
Detto questo, per la maggior parte dei valdesi nè la croce nè il
crocifisso possono essere brandiiti come un simbolo laico della
società occidentale, per quanto con scopi che vengono detti pacifici.
Com'è organizzata la chiesa valdese?
La Chiesa valdese è organizzata secondo un sistema detto sinodale.
Ogni Chiesa locale più volte l'anno ha le sue Assemblee, costituite
da tutti i suoi membri, per esaminare tutte le cose che la concernono
e deliberare in proposito. L'Assemblea locale elegge il Consiglio
di Chiesa, che ha funzioni esecutive e risponde del suo operato
all'Assemblea. I componenti di detto Consiglio sono eleggibili annualmente
fino ad un massimo di 3 quinquenni. Dei Consigli di Chiesa fanno
parte i pastori, ma senza esserne necessariamente i presidenti.
Le Chiese di una certa circoscrizione territoriale costituiscono
un Circuito. Questo tiene almeno due volte l'anno le sue Assemblee,
di cui fanno parte i rappresentanti, pastori e non pastori, delle
chiese della medesima circoscrizione. L'Assemblea circuitale elegge
il Consiglio di Circuito, che dura in carica un anno ed esegue le
deliberazioni di tale Assemblea. Sul piano territoriale più vasto
ci sono i Distretti, che comprendono diversi Circuiti e tengono
almeno annualmente la propria Conferenza (= Assemblea) Distrettuale,
della quale fanno parte i delegati eletti dalle singole chiese locali
e i pastori. La Commissione Esecutiva Distrettuale è l'organo eletto
da questa Conferenza e ad essa risponde del suo operato. Infine
sul piano nazionale c'è il Sinodo (o Assemblea
generale), che si riunisce annualmente a Torre Pellice (TO). Di
esso fanno parte i deputati eletti dalle chiese locali, dei Circuiti
e dei Distretti. Il numero dei pastori non può superare quello dei
membri non pastori. Il Sinodo esamina tutte le materie che riguardano
la fede e la vita delle Chiese valdesi sul piano generale e le sue
delibere valgono per tutte le Chiese locali. Il Sinodo perciò è
l'autorità terrena al di sopra della quale c'è solo quella del Signore,
che si esprime nella sua Parola, che Egli ci fa intendere per mezzo
del suo Spirito. Il Sinodo, quindi, è il superiore organo di governo
della Chiesa, la quale non ha come capo terreno una sola persona,
ma l'Assemblea sinodale. Tra un Sinodo e l'altro l'organo esecutivo
è la Tavola Valdese (= Comitato amministrativo centrale), composta
da 7 membri, eletti annualmente dal Sinodo; essi durano in carica
un anno e non possono essere rieletti per più di sette anni consecutivi.
Il Moderatore non è il capo della Chiesa valdese, ma il presidente
della Tavola, e assieme a questa risponde del suo operato al Sinodo.
Quali sono i mezzi di sostentamento della
chiesa valdese?
La Chiesa valdese si mantiene esclusivamente coi suoi propri mezzi,
cioè con le offerte e le contribuzioni volontarie dei suoi stessi
membri. Essa dunque non chiede e non riceve sussidi o contributi
da parte dello Stato, perché ritiene che ogni organizzazione religiosa,
di qualunque confessione, debba auto-finanziarsi e che lo Stato
debba provvedere solo ai suoi compiti specifici, che riguardano
tutti i cittadini, indipendentemente dalla fede che professano o
non professano. Nel 1993 le chiese valdesi e metodiste hanno deciso
di avvalersi della legge e di accedere alla riscossione dell'otto
per mille dell'IRPEF. Nel prendere questa decisione il sinodo ha
fissato però due criteri guida. Ha stabilito anzitutto che la somma
ottenuta non fosse utilizzata per fini di culto, non servisse cioè
al mantenimento dei pastori e della attività della chiesa, ma unicamente
per progetti di natura assistenziale, sociale o culturale e che
una quota fosse riservata per progetti nel Terzo mondo in collaborazione
con organismi religiosi o laici. In secondo luogo ha stabilito che
venissero accolti unicamente i contributi frutto di preferenze espresse
dai contribuenti e no dalla ripartizione delle quote non espresse.
Sul sito della chiesa valdese, www.chiesavaldese.org
alla voce "OPM Informa", si possono trovare notizie aggiornate sui
progetti finanziati ed altro. L'otto per mille non viene quindi
impiegato per il sostentamento del culto e della chiesa (ad es per
pagare lo stipendio ai pastori ecc) ma solo ed esclusivamente per
attività sociali, culturali e umanitarie, in Italia e all'estero.
La Chiesa valdese ha poi recentemente accettato di avere parte anche
all'otto per mille dell'IRPEF che non viene espressamente destinato
a nessuna confessione religiosa nè allo Stato: sempre di più sono
infatti i cittadini che, per vari motivi (ad es. perchè non fanno
più personalmente la propria dichiarazione dei redditi) non appongono
alcuna firma per l'otto per mille, spesso ritenendo che l'importo
vada così allo Stato e/o che venga impiegato per scopi umanitari
"laici" (mentre finora la maggior parte delle quote non espresse
è stata fin qui ripartita essenzialmente tra stato e chiesa cattolica,
proporzionalmente alle quote espresse - con minime somme quindi
alle comunità ebraiche, ai luterani ecc -, e utilizzato, rispettivamente,
dallo stato per coprire parte del proprio deficit - e anche per
attività non unanimemente ritenute pacifiche e umanitarie, come
le operazioni delle nostre forze militari in Iraq - e dalla chiesa
cattolica anche ai fini di culto, cosa peraltro nota. (Per ulteriori
informazioni si veda ad esempio il sito dell'associazione dei consumatori
ADUC www.aduc.it che ha analizzato dettagliatamente l'utilizzo dell'otto
per mille da parte di tutti i soggetti che lo ricevono, fra l'altro
segnalando quello fatto dalla chiesa valdese come esemplare per
trasparenza nella rendicontazione e nella coerenza di intenti).
Anche se la modifica dell'Intesa non è ancora stata definitivamente
approvata dal Parlamento (a marzo 2006); ma, anche in quel caso
- se e quando si verificherà -, si userà sempre questa ulteriore
entrata soltanto per il sostenimento di opere di assistenza sociale
in Italia e all'estero, mentre per i fini di culto e il mantenimento
dei suoi pastori la chiesa valdese continuerà ad usare le sole offerte
interne.
Quali sono le origini della Chiesa valdese?
Le origini della Chiesa Valdese risalgono al Movimento valdese che
ha avuto inizio verso il 1174 a Lione, in Francia, dove Valdo, ricco
mercante di quella città, ad un certo momento della sua vita decise
di dare i suoi beni ai poveri, mettendosi a vivere in povertà e
semplicità, secondo l'Evangelo. Quello che lo distinse da Francesco
d'Assisi fu che egli non fondò un ordine monastico, ma continuò
a vivere in mezzo alla gente da semplice laico, leggendo e predicando
il contenuto di alcuni libri della Bibbia che egli si fece tradurre
in lingua volgare. Il vescovo della città gli proibì di predicare,
perché egli era laico, ma Valdo, disobbedendo, continuò a farlo.
Questo fatto lo portò ad essere scomunicato con il nuovo movimento
che era sorto dalla sua testimonianza, movimento che inizialmente
prese il nome di "Poveri di Lione". Nonostante la scomunica e le
persecuzioni, questo movimento si diffuse non solo in Francia, ma
anche in tante altre parti d'Europa ed anche in Italia, specialmente
in Lombardia, dove fu chiamato dei "Poveri Lombardi". Un certo numero
di Valdesi si stabilì in una zona delle Alpi Cozie, sia sul versante
francese che su quello italiano, per difendersi dalle persecuzioni;
e lì, specialmente nella zona italiana, che si trova in provincia
di Torino, ad occidente di Pinerolo, governata allora dai Duchi
di Savoia, i Valdesi poterono resistere per secoli a molti feroci
assalti che miravano a sterminarli. Al tempo della Riforma, esattamente
nel 1532, i Valdesi decisero di aderire alla Riforma stessa e così
da allora in poi si costituirono ed organizzarono come una Chiesa
Riformata, facendo in questo modo parte della grande famiglia delle
Chiese Evangeliche, dette anche Protestanti. Finalmente nel 1848
il re Carlo Alberto di Piemonte riconobbe loro gli stessi diritti
civili degli altri sudditi del suo regno. Da allora in poi si diffusero
nel resto d'Italia che allora andava unificandosi sotto i Savoia.
Quali sono le principali attività interne
ed esterne della vostra Chiesa?
Sono il culto della Domenica, la scuola domenicale per i bambini,
il catechismo per i ragazzi, lo studio biblico per gli adulti. Inoltre
ci sono momenti di incontro e di fraternizzazione, come i bazar,
che si svolgono durante l'anno, le diverse àgapi comunitarie (pranzi
o cene consumati per passare qualche ora in comune). Le attività
esterne sono principalmente le diverse conferenze pubbliche e gli
incontri ecumenici, organizzati nel corso dell'anno con i Cattolici
e con altri Cristiani.
Come si svolge il culto?
Si svolge regolarmente ogni Domenica mattina nelle nostre chiese.
E' pubblico, quindi aperto a tutti e chiunque può liberamente entrare
ed assistervi, senza che venga messo in soggezione o imbarazzo da
alcuno. Esso consiste in letture bibliche, preghiere, canto di inni,
predicazione e, almeno una domenica al mese, celebrazione della
Cena del Signore (quella che i cattolici chiamano "eucaristia").
In cosa consiste la scuola domenicale?
Consiste nell'insegnamento del contenuto della Bibbia, impartito
in modo elementare ai bambini delle comunità da persone preparate
che chiamiamo "monitori" o "monitrici" generalmente la domenica
nei locali attigui alla chiesa, di solito durante l'ora in cui i
loro genitori partecipano al culto.
E il catechismo?
Le lezioni di catechismo, che riguardano l'insegnamento del messaggio
evangelico-biblico, sono impartite settimanalmente dal pastore ai
ragazzi della chiesa, per la loro formazione cristiana. Normalmente
si concludono con la confermazione dei giovani, che avviene intorno
ai 18 anni. Con la loro confermazione, essi diventano membri effettivi
della comunità e se ne assumono liberamente gli impegni.
E lo studio biblico?
Consiste nella lettura e nell'esposizione esegetica di testi biblici,
generalmente fatta dal pastore e seguita dai membri della comunità
e da chiunque altro desidera approfondire la conoscenza biblica.
Questo studio normalmente si svolge ogni settimana, spesso di sera
nei locali della chiesa o in diversi quartieri dove ci sono comunità
numerose o città grandi
Cosa pensano i valdesi dei miracoli?
Certamente essi riconoscono il valore, l'importanza e il messaggio
dei miracoli attestati nella Bibbia. In essa i miracoli sono dei
segni concreti che testimoniano la bontà e la potenza di Dio, unico
vero Signore del cielo e della terra, della storia, della natura
e di tutte le sue leggi, il quale si compiace intervenire in aiuto
di coloro che soffrono oppressi da vari mali per liberarli. Nel
presente stato di cose, questi interventi divini non sono ancora
la realizzazione piena e ultima della sua opera di redenzione, ma
ne rappresentano i "segni" indicatori, che l'additano alla fede
e alla speranza dei credenti. Così, tutti i miracoli raccontati
nell'Antico Testamento - dei quali la liberazione d'Israele dalla
schiavitù d'Egitto e il suo accompagnamento da parte di Dio attraverso
il deserto nella terra promessa sono fra i più grandi - preannunciano
il grande evento dell'era messianica, l'avvento del Regno di Dio,
con la totale liberazione da ogni male del suo popolo, dell'umanità
e di tutta la creazione. Pertanto, con l'incarnazione, cioè con
la venuta del Figlio di Dio nel mondo, tutti i miracoli fatti da
Gesù sono il segno, come egli stesso ha detto, che "il Regno di
Dio è in mezzo a voi" (Luca 17/21), cioè che Gesù lo ha portato
realmente con la sua persona, la sua predicazione, le sue opere,
il suo sacrificio espiatorio sulla croce e la sua risurrezione redentrice;
anche se la manifestazione e la realizzazione universale di questo
Regno di liberazione rimangono ancora oggetto di fede e di speranza,
fino al glorioso ritorno del Cristo, Signore risorto e vittorioso.
Infatti Gesù non ha guarito tutti i malati e non ha risolto i vari
problemi che ancora affliggono l'umanità, anche se ha dato dei segni
di questa liberazione. Egli ha rifiutato nettamente di risolvere
questi problemi per mezzo di miracoli, cioè dando pane, salute e
benessere a tutti e operando prodigi sensazionali per farsi così
riconoscere e acclamare da tutti quale Signore del mondo. Questa
fu la proposta del Tentatore, espressa pure più volte dalla richiesta
degli uomini, di dimostrare la sua identità e la sua potenza divina
con dei prodigi incontestabili; ma egli decisamente non ha voluto
assecondarla (Vedi: Matteo 4/1-10; Matteo 12/38-39; Marco 15/29-32).
Perché ha voluto invece seguire la via della croce, che è quella
della sua apparente debolezza e sconfitta, cosa scandalosa e assurda
per gli uomini (I Corinzi 1/22-25). E quando ha guarito degli infermi
ha ordinato loro di non fargli pubblicità, perché voleva essere
riconosciuto e accolto solo dalla fede. Inoltre Gesù ha dato ai
suoi discepoli il potere di compiere guarigioni e altre opere potenti
nel suo nome, proseguendo così l'annunzio dell'Evangelo del Regno
di Dio nel mondo oltre che con la parola anche con i segni di esso.
Questi carismi (= doni dello Spirito Santo) sono stati dati anche
ad altri semplici credenti, i quali li hanno esercitati largamente.
Però tutti quelli che operavano guarigioni, additavano sempre Gesù
Cristo come l'unico Signore e Salvatore, nel nome del quale Dio
concedeva quelle grazie (Vedi: Atti d. Apostoli, cap. 3). Mai hanno
accettato di diventare essi stessi oggetto di devozione, di culto
e destinatari di preghiere dei fedeli, ma sempre hanno invitato
tutti a "rendere a Dio quel che è di Dio" (Matteo 22/21), perché
ogni culto reso a qualsiasi creatura, fuori che a Dio Padre, Figlio
e Spirito Santo, è sempre una forma di idolatria. (Vedi: Matteo
4/10; Atti d. Apostoli 10/24-26; 14/11-18).
I valdesi cosa pensano dei miracoli che
avvengono nella Chiesa cattolica per mezzo di "santi" e della madre
di Gesù?
Alla luce di quanto esposto nella precedente risposta sulla base
della testimonianza biblica, per noi fondamentale, possiamo dire
che ogni fenomeno straordinario che produce liberazione da qualsiasi
male è certamente dono di Dio, che nella sua grande bontà si compiace
concedere questi benefici anche alla povera gente afflitta del nostro
tempo. Perciò solo a Lui devono essere rivolti il ringraziamento,
la lode e la benedizione. Gli strumenti umani da Lui adoperati per
guarire gli ammalati vanno certamente apprezzati ed amati, ma mai
esaltati e pregati come se fossero delle divinità o semidivinità
a noi più vicine, perché sta scritto nella Bibbia che "c'è un solo
Dio ed anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù
uomo" (II Timoteo 2/5). In quanto ad altri cosiddetti "miracoli",
che non ci sembra abbiano corrispondenza nella Bibbia, - come statue
che lacrimano o trasudano o emettono sangue, sangue che si coagula
e si liquefa, strane visioni, messaggi celesti e tanti altri fenomeni
che provocano tanto fanatismo popolare, - rimaniamo molto perplessi,
anzi contristati, vedendo che incrementano quelle forme di culto
delle immagini che in tutta la Bibbia sono assolutamente riprovate
come idolatria (Vedi: Esodo 20/4-6). Infine ricordiamo che numerosi
testi biblici ci mettono in guardia dall'eccessiva importanza che
si è portati a dare ai fenomeni prodigiosi in sé, quando non sono
in chiara sintonia con il messaggio biblico. Già nel libro del Deuteronomio
si ammonisce di non dare retta a coloro che fanno miracoli e prodigi,
anche reali, quando essi inducono la gente a forme di idolatria,
sviandola dal culto da rendere solo all'unico vero Dio (Vedi: Deuteron.
13/1-4). Anche Gesù ci dice: "Guardatevi dai falsi profeti, i quali
vengono da voi in vesti da pecore (= vesti cristiane), ma dentro
sono lupi rapaci" e aggiunge che molti nel giorno del giudizio gli
diranno: "Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome
tuo, e in nome tuo cacciato demoni, e fatte in nome tuo molte opere
potenti? Allora io dichiarerò loro: Io non vi ho mai conosciuti;
allontanatevi da me, voi tutti operatori d'iniquità". Perché "non
chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli,
ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli" (Matteo 7/15,
21-23). Inoltre Gesù annunzia che "sorgeranno falsi cristi e falsi
profeti, e faranno grandi segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile,
anche gli eletti. Ecco, ve l'ho predetto" (Matteo 24/24-25). Anche
l'apostolo Paolo dà lo stesso avvertimento (II Tessalonicesi 2/9-10)
e infine l'Apocalisse (13/11-14). In definitiva, per noi valdesi
l'unico vero criterio per conoscere Dio nella rivelazione che ci
ha dato di sé in Cristo e la sola norma per la vita cristiana è
la Sacra Scrittura, cioè la Bibbia, che comprende i libri dell'Antico
e del Nuovo Testamento. Nessun fatto, o fenomeno, o segno, o prodigio
di qualsiasi natura e portata, nessuna parola, nessuna persona,
nessuna istituzione, nessuna realtà, possono stare sul suo stesso
piano e avere per noi la sua stessa autorità. Essa sola è, come
dice il salmista, "lampada al nostro piede e luce sul nostro sentiero"
(Salmo 119/105). In essa il Signore Gesù Cristo stesso ci parla
e ci dice: "Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà
nelle tenebre, ma avrà la luce della vita" (Giovanni 8/12). E l'apostolo
Pietro ci dice: "In nessun altro è la salvezza; perché non vi è
sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini,
per il quale noi possiamo essere salvati" (Atti d. Apostoli 4/12).
Perciò affermiamo che Gesù Cristo soltanto, vero Dio e vero uomo,
unico Mediatore e Salvatore, ci basta, anzi sovrabbonda, perché
"dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia sopra grazia"
(Giovanni 1/16), e siamo ben lieti di credere in Lui anche senza
vedere miracoli, esperimentando la beatitudine da Lui stesso annunciata
quando ha detto a Tommaso: "Beati quelli che non hanno veduto e
hanno creduto" (Giovanni 20/29, cfr, I Pietro 1/8-9). La fede infatti
viene dall'ascolto della sua parola (Romani 10/ 17 ), è dono ed
opera dello Spirito Santo ed essa stessa è uno più dei più grandi
miracoli che Dio opera nella nostra vita di oggi.
Cosa pensano i valdesi della Quaresima?
Noi valdesi non consideriamo la Quaresima come un periodo particolare
di penitenza, di umiliazione, di contrizione e di digiuno o astinenze,
che segue quello spensierato e gaudente del divertimento e magari
della licenza, che ha il suo culmine nel Carnevale. Per noi la vita
cristiana non si divide in compartimenti o periodi separati: quello
allegro e festaiolo dei piaceri, libero e spregiudicato, e quello
triste del ravvedimento, del pentimento e della conversione; perché,
secondo noi, tutta la vita cristiana, in ogni suo momento, è da
vivere nel ravvedimento, cioè nella rinnovata presa di coscienza
del nostro peccato e quindi nel pentimento, ma al tempo stesso in
un altrettanto rinnovato ascolto ed accoglimento, mediante la fede,
della Parola di Dio che ci annunzia e ci dona il suo perdono misericordioso
e gratuito in Cristo crocifisso e risorto per noi, e quindi il dono
della salvezza per sola grazia sua. Pertanto in tale fede e in tale
speranza la vita cristiana conosce al tempo stesso una grande gioia
ed una felicità profonda, che sono presenti in tutte le circostanze
dell'esistenza. Così ravvedimento, pentimento, umiliazione davanti
a Dio, confessione del proprio peccato e gioia per il suo perdono
e la sua salvezza in Cristo sono e non possono non essere esperienza
di tutti i giorni nella vita dei credenti. Tuttavia anche noi seguiamo
i momenti principali del tradizionale anno liturgico cristiano e
quindi in qualche modo anche la Quaresima, cioè il periodo di quaranta
giorni che precede la Pasqua. Ad esempio, nelle quattro domeniche
che precedono quella delle Palme nelle nostre chiese per lo più
si meditano dei passi biblici che riguardano la passione di Gesù
Cristo, per cogliere il loro messaggio e viverlo nell'attualità.
La domenica delle Palme ricordiamo l'ingresso regale di Gesù a Gerusalemme,
senza riti simbolici particolari, ma riflettendo sul significato
e l'attualità di quel fatto. Il giovedì e/o il venerdì santo (secondo
le consuetudini delle comunità locali) celebriamo la Cena del Signore,
che però ripetiamo spesso anche nei culti domenicali (almeno una
volta al mese). Infine nel culto della domenica di Pasqua, oltre
a partecipare di nuovo a questa Cena, ascoltiamo la predicazione
su testi biblici che testimoniano la risurrezione di Cristo, predicazione
che cerca di calare nella realtà odierna il significato e la portata
di quell'evento centrale e fondamentale della fede e della speranza
cristiane secondo l'Evangelo.
I valdesi hanno chiesto il riconoscimento
per legge delle proprie festività, ai sensi dell'art. 6 del DPR
487/94?
No, i valdesi non hanno fatto alcuna richiesta di riconoscimento
delle proprie festività religiose di cui all'art. 6 del DPR 487/1994.
Questo argomento infatti non è contemplato né nella legge 449/1984,
applicativa dell'Intesa che regola i rapporti tra lo Stato e le
chiese valdesi e metodiste, né nelle successive modifiche e integrazioni
alla medesima.
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