10 | 09 | 2010
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11 settembre: minaccia di un fanatico

Sembra incredibile sentir ancora parlare di roghi, eppure il fondamentalismo evangelicale continua a dar prova di un integralismo che lascia esterrefatti per l'ottusità che alimenta e di cui si nutre. Credo che sia piuttosto noto alle lettrici ed ai lettori il caso del pastore statunitense Terry Jones, il quale, in occasione della commemorazione dell'undici settembre 2010, ha proposto di dar fuoco al Corano: un atto gravissimo, di una inciviltà ed offensività tali da non meritare alcun commento se non quello della totale presa di distanza e dell'inevitabile indignazione. Entrambe atteggiamenti, mi pare quasi superfluo sottolinearlo, che dovrebbero essere assunti, in primo luogo, da parte di quanti si professano cristiani e non intendono in alcun modo essere considerati alla stregua di fanatici religiosi. La questione che più mi lascia perplesso, però, concerne le motivazioni addotte al fine di persuadere il pastore Jones a desistere dai propri inqualificabili propositi: un gesto così sconsiderato, è stato osservato, rischia di esacerbare un conflitto già in atto, generando effetti imprevedibili. Il che, senza alcun dubbio, è vero. Ma ciò che andrebbe sottolineato con maggior determinazione e chiarezza è che un gesto del genere è gravissimo di per sé, al di là delle conseguenze a cui esso può dar luogo, perché lesivo del diritto dell'altro: e chi dovrebbe battersi affinché tale diritto venga rispettato è, anzitutto, chi non si professa musulmano. Quanti dovrebbero condannare senza tentennamenti propositi ingiustificabili e gesti di violenza gratuita sono in primo luogo quei cristiani che, in tali gesti e in tali propositi, individuano il palese ed inaccettabile sovvertimento dell'evangelo come messaggio di pace. Ogni critica, infatti, si rivela più efficace e più credibile se viene esercitata dall'interno: e noi, come discepole e discepoli di un evangelo che è pratica quotidiana dell'incontro, del confronto e dell'accoglienza, intendiamo esprimere la nostra solidarietà e la nostra vicinanza alle sorelle ed ai fratelli musulmani, da cui e con cui vogliamo imparare a scoprire quei volti di Dio che la loro tradizione e la loro sensibilità possono insegnarci a riconoscere.

 

Alessandro Esposito

pastore della chiesa valdese di Trapani e Marsala

10 Settembre 2010

 
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