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17 | 08 | 2017

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credereChe significa 'io credo in Dio'?

Quando qualcuno dice “Io credo che esiste Dio”, abbiamo l’impressione che abbia detto qualcosa. Dunque, che cosa ha detto? Per quanto riguarda credere, come abbiamo ricordato in queste stesse pagine, il verbo è usato appositamente in un modo ambiguo, che non permette di sapere se chi lo pronuncia accetterebbe la parafrasi “senza alcun dubbio Dio esiste”, oppure “sono sicuro”, o “forse esiste Dio”, oppure “mi piacerebbe se esistesse Dio”, eccetera.

Quanto a Dio, per sapere che cosa è stato detto dovrei sapere che cosa è “Dio”, ma davve­ro non lo so. Nessuno lo sa. L'idea di Dio è irrappresentabile. Si comprehendere potuisti, aliud pro Deo comprehendisti (Agostino di Ippona): se ti sembra di capirlo, non è Dio. E dunque le persone, quando dicono “io credo in Dio”, non sanno che cosa stanno dicendo.

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past.GarufiL’INVITO DI GESÙ

«Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo». (Mt 11,28-30)

Questo è l’invito che Gesù rivolge a tutti coloro che sono “affaticati e oppressi” o secondo un’altra traduzione “stanchi e carichi”. I pesi che essi portano sono tutti quelli fisici, psichici, spirituali e morali che affaticano, stancano e opprimono i loro corpi, le loro menti e le loro anime. Quindi sono sofferenze fisiche ed anche psichiche: come mali di vario genere, problemi difficili da risolvere, errori commessi e loro conseguenze, contrasti con persone con cui si vive… insomma sono tutte quelle cose che ci affliggono fisicamente, moralmente e spiritualmente.

Ebbene, Gesù invita tutti coloro che ne soffrono ad andare da lui. Lo ha fatto già quando egli era fisicamente presente sulla terra, e tutti quelli che sono andati a chiedergli perdono, guarigione, liberazione e consolazione hanno ottenuto sempre questi beni meravigliosi. Basta leggere i vangeli per vedere che nessuna persona andata da lui a chiedergli aiuto se ne è tornata a mani vuote.

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testimoniTestimoni

"Giovanni, avendo nella prigione udito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli attraverso alcuni suoi discepoli: "Sei tu colui che deve venire, oppure dobbiamo aspettarne un altro?" Gesù, rispondendo, disse loro: «Andate a riferire a Giovanni quello che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista e gli zoppi camminano; i lebbrosi sono purificati e i sordi odono; i morti risuscitano e il vangelo è annunciato ai poveri. E beato colui che non si sarà allontanato da me!»" Mt 11, 2-6

 
Fratelli e sorelle,
negli studi inerenti la drammaturgia, ma anche solo la comunicazione, ci si imbatte spesso in un'espressione particolare. Autore originario di questa espressione fu Samuel Taylor Coleridge, uno dei padri del romanticismo inglese agli inizi dell''800: si tratta della "suspension of disbelief", che il più delle volte in italiano viene tradotta con "sospensione dell'incredulità". Con questa "sospensione dell'incredulità", si intende quella sorta di patto che il fruitore dell'opera d'arte stabilisce con l'autore in un racconto di qualsivoglia natura (romanzo, film, etc...). Questo patto prevede, da parte del fruitore, di sospendere le proprie capacità di giudizio critico per godere dell'esperienza della narrazione.

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pgLa signoria di Cristo Gesù

1 Se dunque v'è qualche consolazione in Cristo, se vi è qualche conforto d'amore, se vi è qualche comunione di Spirito, se vi è qualche tenerezza di affetto e qualche compassione, 2 voi riempitemi di gioia, avendo un orientamento comune, un medesimo amore, essendo [tra voi] uniti nello spirito e di un unico sentimento. 3 Non fate nulla per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascuno, con umiltà, stimi gli altri superiori a se stesso, 4 cercando ciascuno non il proprio interesse, ma anche quello degli altri. 5 Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, 6 il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l'essere uguale a Dio come qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, 7 ma svuotò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; 8 trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, alla morte di croce. 9 Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha donato il nome che è al di sopra di ogni nome, 10 affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, 11 e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre. (Fil. 2, 1-11)

Fratelli e sorelle,

in queste ultime righe cha abbiamo letto c’è, passatemi l’espressione, un vero e proprio “arsenale teologico”, e per giunta è tutta roba – per così dire, di calibro pesante… Ma “no panic”, non spaventiamoci, proviamo invece – come si sarebbe detto negli anni ’60 – a mettere dei fiori in questi “cannoni teologici”.

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de VergasPer la riconciliazione delle confessioni e delle religioni

 

Non dobbiamo confondere testo biblico e Parola di Dio. La “scomoda evidenza” delle contraddizioni interne alla Bibbia può condurci a riconsiderare il nostro modo di comprendere le Scritture e Dio e questo può far cadere i dogmatismi.

La disputa sugli universali, che ha nutrito buona parte della vita intellettuale del Medio Evo, non è certo terminata: esistono ancora, nella nostra epoca, i “realisti” (o “essenzialisti”), discepoli di Platone, e i “nominalisti” (o “strumentalisti”), eredi di Aristotele. Per i realisti le parole “uomo” o “Dio” designano dei concetti essenziali, vale a dire la realtà ultima ed universale dell’uomo e di Dio. Per i nominalisti, invece, tali parole non sono che degli strumenti che permettono allo spirito umano di riflettere e agire. 

La maggior parte dei catechismi e dei trattati di teologia in uso nelle nostre Chiese si basano sul Simbolo di Nicea, la confessione di fede del IV secolo alla quale aderiscono tutte le Chiese membro del Consiglio Ecumenico delle Chiese, più la Chiesa Cattolica.

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pgIo ti raccoglierò

«Per un breve istante io ti ho abbandonata, ma con immensa compassione io ti raccoglierò. In un eccesso d'ira, ti ho per un momento nascosto la mia faccia, ma con un amore eterno io avrò pietà di te», dice il SIGNORE, il tuo Redentore. «Avverrà per me come delle acque di Noè; poiché, come giurai che le acque di Noè non si sarebbero più sparse sopra la terra, così io giuro di non irritarmi più contro di te, di non minacciarti più. Anche se i monti si allontanassero e i colli fossero rimossi, l'amore mio non si allontanerà da te, né il mio patto di pace sarà rimosso», dice il SIGNORE, che ha pietà di te. (Is 54, 7-10)

Fratelli e sorelle mie,
proviamo - quasi per gioco - ad estrarre solo alcune delle frasi contenute nella lettura odierna...
"Per un breve istante io ti ho abbandonata... In un eccesso d'ira... io giuro di non irritarmi più contro di te, di non minacciarti più... Anche se i monti si allontanassero e i colli fossero rimossi, l'amore mio non si allontanerà da te..."
Prese così (cosa che - sia chiaro - non andrebbe mai fatta a cuor leggero con la Parola di Dio), queste singole frasi o espressioni, estrapolate dal contesto, non potrebbero ricordare le parole di un marito tradito alla di lui moglie? Una cosa simile a qualche dialogo di una commedia all'italiana degli anni '70 o '80, di quelle cosiddette di "serie B"; provate ad immaginarle in bocca al vostro conterraneo Lando Buzzanca, per esempio...

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direzione

Progetto 'Pellegrinando'

Inaugurato questa mattina, 10 luglio 2017, a Trapani lo Sportello migranti del nuovo progetto "Pellegrinando" della Associazione Pellegrino della Terra Onlus.
Ringraziamo le istituzioni, gli operatori ed i privati cittadini che numerosi hanno partecipato all'inaugurazione.
Auguriamo buon lavoro al Direttore Vivian Wiwoloku ed ai colleghi Cristina Pescatore ed Alberto Danese.

Lo Sportello Migranti sarà aperto al pubblico ogni Lunedì e Mercoledì dalle ore 09.00 alle ore 13.00 ed il Martedì dalle ore 15.00 alle 19.00, in via Orlandini n. 38,Trapani (c/o la Chiesa Evangelica Valdese).
Potrete contattare gli operatori dello Sportello Migranti all'indirizzo e-mail : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
A breve sarà disponibile il numero di rete fissa per eventuale contatto telefonico.

Progetto sostenuto dal fondo Otto per Mille della Chiesa Valdese.

Giusi Caradonna

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scribaLa risposta di Gesù 

28 Uno degli scribi che li aveva uditi discutere, visto che egli aveva risposto bene, si avvicinò e gli domandò: «Qual è il più importante di tutti i comandamenti?» 29 Gesù rispose: «Il primo è: "Ascolta, Israele: Il Signore, nostro Dio, è l'unico Signore. 30 Ama dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua, con tutta la mente tua, e con tutta la forza tua". 31 Il secondo è questo: "Ama il tuo prossimo come te stesso". Non c'è nessun altro comandamento maggiore di questi». 32 Lo scriba gli disse: «Bene, Maestro! Tu hai detto secondo verità, che vi è un solo Dio e che all'infuori di lui non ce n'è alcun altro; 33 e che amarlo con tutto il cuore, con tutto l'intelletto, con tutta la forza, e amare il prossimo come se stesso, è molto più di tutti gli olocausti e i sacrifici». 34 Gesù, vedendo che aveva risposto con intelligenza, gli disse: «Tu non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno osava più interrogarlo. (Mc 12, 28-34)

Fratelli e sorelle,
quello che abbiamo ascoltato è un brano di soli sei versetti, ma sono sei versetti che agli occhi delle e dei cristiani, hanno rappresentato e ancora oggi rappresentano molto, lo sappiamo. Da sempre questo passo dell'evangelo viene visto da tanti come la "summa" della nostra fede. E io credo che anche questa chiave di lettura sia vera e legittima.
Ora però vorrei provare con voi a prendere una strada diversa: proviamo a non soffermare subito la nostra attenzione solo sulle parole di Gesù. Spostiamo invece il nostro sguardo e partiamo da una prospettiva diversa, la prospettiva dello scriba. Chi è costui che arriva e porge una domanda del genere? Nella narrazione di Marco, come interagisce con Gesù? Che tipo di dialogo ha con Lui?

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