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21 | 09 | 2017

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Lutero-ebraismo-510Lutero e l’ebraismo: una questione spinosa

 

di Alessandro Esposito

1. L’ebraismo nel contesto della società cristiana medievale: una sintesi

Prima di accingerci allo studio specifico relativo alla posizione di Lutero in merito al popolo ebraico ed alla sua tradizione di fede e di pensiero, è opportuno stilare un profilo sintetico di quello che era il quadro offerto dalla società cristiana medievale in ordine alla questione che intendiamo affrontare ed approfondire. 

Gli storici dell’età medievale e di quella cosiddetta proto-moderna sono pressoché concordi nel rilevare un alto grado di segregazione e discriminazione a danno degli ebrei in seno ai distinti contesti dell’Europa occidentale cristianizzata: molteplici erano difatti in tal senso i provvedimenti restrittivi messi in atto nei confronti dei sudditi di tradizione culturale e religiosa ebraica, i quali erano estromessi dalla giurisdizione civile per ciò che concerneva l’eredità della terra e di beni immobili, nonché impossibilitati all’esercizio di funzioni pubbliche. Da tale esclusione deriva la dedizione degli ebrei ad attività commerciali e di prestito di denaro, nonché alla professione medica, nella quale eccelsero sin dalla tarda età antica grazie alla loro preparazione scientifica e pratica.

 Oltre a ciò, si era sviluppato in ambito cristiano, anche in questo caso sin dalla tarda antichità, un antigiudaismo teologico che rafforzò ed in alcuni casi determinò l’approccio pregiudiziale alla tradizione religiosa e culturale ebraica, vista come inconcepibilmente resistente alla prospettiva messianica compiutasi attraverso la vicenda e la predicazione di Gesù di Nazareth. Questi, dunque, i tratti distintivi del contesto storico, politico e culturale entro il quale Lutero crebbe e si mosse durante la sua vita: ignorarlo porterebbe ad una lettura indebita e parziale, perché non storicizzata, delle opere in cui il monaco agostiniano e professore di Wittenberg trattò la questione ebraica. 

2. I primi scritti di Lutero sull’ebraismo

Inizialmente, le posizioni che Lutero espresse in merito alla tradizione ebraica riguardarono le accuse di eresia che erano state rivolte al noto ebraista tedesco Johannes Reuchlin, ritenuto dalla chiesa ufficiale troppo vicino ad una lettura «giudaizzante» del cristianesimo, derivante da un’attenzione precipuamente filologica prestata dallo studioso ai libri della Tanak ebraica (quello che la tradizione cristiana denomina oggi Primo Testamento o Scritture ebraiche). Lutero, che in questi anni era impegnato in una disputa con la chiesa ufficiale ed i suoi rappresentanti, difese Reuchlin dalle accuse mossegli, benché la sua lettura teologica e non appena filologica delle Scritture ebraiche divergesse in maniera sostanziale dalla prospettiva del noto ebraista. Come emerge sin dalle lezioni sul salterio che Lutero tenne nel 1518 a Wittenberg, difatti, il senso dell’ebraismo era per lui racchiuso nella possibilità che quanti appartenessero a questa religione si convertissero a Cristo, unica speranza di redenzione e di salvezza. L’obiettivo della nascente Riforma doveva dunque consistere in un trattamento amichevole degli ebrei, finalizzato però alla loro conversione alla prospettiva messianica incarnata dal messaggio cristiano. Come afferma nel suo commento al Magnificat del 1520:

Non dobbiamo trattare duramente i giudei, perché fra di loro ve ne sono ancora di quelli che nel futuro diventeranno cristiani. 

Una volta ancora, l’interpretazione paolina secondo cui «gli ebrei non hanno riconosciuto la vera funzione della legge e quindi […] avevano abbandonato la promessa costruendosi una giustizia basata sulle proprie opere»,  determinerà il fatto che Lutero riconduca ogni considerazione a tale criterio, irrigidendo in tal modo la propria interpretazione teologica che, come vedremo, si rivelerà speso incapace di accogliere prospettive differenti come possibili e plausibili interlocutrici.

Ad ogni modo, in un contesto entro il quale qualsiasi affermazione che lasciasse intravedere una sia pur limitata apertura e tolleranza nei confronti dell’ebraismo era immediatamente in odore di eresia, Lutero decise di chiarire la propria posizione sulla questione ebraica attraverso uno scritto del 1523, significativamente intitolato: Gesù Cristo è nato ebreo.  Anche in questo caso, «scopo primario dello scritto di Lutero [era] offrire una sorta di manuale che aiutasse i cristiani e gli ebrei convertiti nell’opera missionaria verso gli ebrei».  Nei confronti di questi ultimi, l’obiettivo precipuo consisteva nel far comprendere loro il fatto che il Primo Testamento andasse letto alla luce del Secondo, rispetto al quale esso svolge un ruolo meramente introduttivo, nell’ottica di una promessa in esso annunciata che trova in Cristo il suo pieno ed univoco compimento. Lo scopo di Lutero era dunque missionario e «catechetico»: la conversione degli ebrei alla prospettiva messianica inverata in Cristo costituisce l’unico sbocco possibile di una fede altrimenti vana, anche perché, nella prospettiva fatta propria da Lutero di una società cristiana omogenea, l’ebraismo non poteva rappresentare in alcun modo una possibilità religiosa legittima.

Due sono i nodi nevralgici da rilevare in quest’opera di Lutero:

I.    Da un lato, il fatto che in essa Lutero si esprimesse a favore di una tolleranza nei confronti degli ebrei e di una coesistenza con loro nell’ambito della vita civile: in tal senso, lo scritto del professore di Wittenberg prendeva recisamente le distanze dalla prospettiva escludente e segregazionista seguita dalla maggior parte degli Stati europei.
II.    In seconda istanza, l’aspetto chiave riguarda la possibilità, da Lutero espressamente negata, di effettuare una lettura autonoma del Secondo Testamento e delle promesse in esso contenute: queste ultime devono essere considerate pienamente inverate nella persona e nell’evento salvifico di Cristo che, così come nelle lettere dell’apostolo Paolo, rappresenta il contenuto dell’evangelo e non appena colui che lo annuncia e lo vive nella prospettiva di un Regno che dell’evangelo costituisce la reale sostanza.

Questa interpretazione delle Scritture ebraiche univocamente orientata in senso cristologico venne messa in discussione da due dissidenti di formazione umanistica, appartenenti all’ala radicale della riforma, quella anabattista, Hans Denk e Ludwig Hätzer, i quali, prefiggendosi uno scopo filologico prima che teologico, nel 1527 tradussero in tedesco i testi dei libri profetici dall’originale ebraico, avvalendosi a tal fine della preziosissima competenza linguistica e culturale dei rabbini della comunità ebraica di Worms. Ciò indispettì profondamente Lutero, che criticò il fatto che, in questo modo, i due autori erano venuti meno all’irrinunciabile dovere di orientare i testi profetici in senso cristologico. D’ora in avanti, il fronte riformato «classico», capeggiato in Germania da Lutero, incomincerà a prendere le distanze (anche per quel che concerne la questione ebraica) dall’ala radicale della Riforma, la quale rimarrà l’unica a sostenere non soltanto la tolleranza nei confronti degli ebrei, ma anche il diritto di questi ultimi ad effettuare della Tanak una lettura che prescindesse dall’orientamento cristologico, unico plausibile nell’ottica non soltanto del cattolicesimo romano, ma anche dello stesso Lutero.

Questa pretesa di possedere la chiave interpretativa corretta attraverso cui leggere ed interpretare le Scritture ebraiche, insieme con l’affermarsi della Riforma da lui prefigurata in buona parte dei territori tedeschi, condusse Lutero ad assumere una posizione via via più intransigente, che non lasciò spazio alcuno a letture diverse dalla sua.

Il cambiamento di rotta di Lutero è ravvisabile già in uno scritto del 1538, intitolato Contro i sabbatisti,  nel quale il professore di Wittenberg polemizza contro quei cristiani che sposano la prassi ebraica di celebrare il culto in giorno di sabato, indulgendo in tal modo ad usanze a giudizio di Lutero del tutto estranee al cristianesimo. Dietro l’assunzione di tale prassi, Lutero intravede l’azione proselitista degli ebrei, che a suo giudizio tentano di sviare i cristiani inducendoli ad assumere tratti «giudaizzanti» nelle loro usanze liturgiche e nella loro riflessione teologica. L’ipotesi tirata in ballo da Lutero è stata sconfessata dagli storici, che hanno definitivamente sancito il fatto che i timori dell’ex monaco agostiniano nei riguardi di un proselitismo ebraico fossero del tutto infondati. In questo scritto, ad ogni modo, Lutero prosegue la sua battaglia finalizzata a cogliere il vero ed univoco senso delle Scritture ebraiche, incominciando ad inclinarsi pericolosamente verso una lettura secondo cui le sofferenze patite dagli ebrei costituiscano la prova storica e teologica lampante del fatto che Dio li abbia abbandonati, a motivo del loro rifiuto di Gesù come messia promesso dai libri della loro stessa tradizione religiosa:

Poiché ora Dio continua ancora e sempre più a lasciarli nella miseria e nello squallore, non parla più loro e non manda più le sue profezie, è allora evidente che Egli li ha abbandonati e che essi non possono più essere il vero popolo di Dio. 

Anziché individuare le responsabilità delle sofferenze degli ebrei nella discriminazione in atto in seno alle società dell’Europa «cristiana», Lutero vede in questo dolore il segno dell’abbandono e della riprovazione divina di fronte al rifiuto del messia: si affaccia in tal modo lo spettro del sostituzionismo, che vede nella chiesa cristiana il nuovo popolo che soppianta il vecchio nell’ereditare le promesse divine di riscatto e di salvezza. 

3. L’involuzione di Lutero nel suo ultimo scritto sugli ebrei


L’iniziale apertura in direzione della tolleranza degli ebrei entro i confini dei principati tedeschi andrà incontro ad una brusca inversione di marcia nell’ultimo scritto che Lutero dedicherà alla questione ebraica, il suo Degli ebrei e delle loro menzogne,  del 1543. In questo scritto dai toni violentissimi e dalle affermazioni oltraggiose ed inescusabili, Lutero si scaglia, al contempo, contro gli ebrei e contro gli ebraisti cristiani che assumevano una prospettiva filologica improntata ai principi della libertà religiosa che incominciavano ad essere difesi dall’ala radicale della Riforma più vicina all’umanesimo.  Tra gli ebraisti aspramente criticati spicca la figura di Sebastian Münster, esegeta di spicco della Riforma zurighese, che si avvalse sempre della preziosa competenza del grammatico ebreo Elias Levita, ricorrendo pertanto, nella redazione delle sue opere, alla tradizione ebraica, sia sotto il profilo filologico che dal punto di vista esegetico-interpretativo. Lutero non concordava affatto con questa libertà ermeneutica, che contestava sia agli ebrei che agli ebraisti cristiani, accusando questi ultimi di «giudaizzare» il cristianesimo.  
Nei confronti di entrambi, il tono di Lutero è polemico e spregiativo e l’artificio retorico al quale egli ricorre è quello della demonizzazione dell’avversario:

Stai in guardia, caro cristiano, dagli ebrei. Essi sono consegnati dall’ira divina al demonio, il quale li ha privati non solo della corretta comprensione delle Scritture, ma anche della comune ragione umana. 

Proseguendo nell’intento di leggere il Primo Testamento come un documento cristiano e non ebraico, Lutero travalica in quest’ultimo scritto i limiti di quell’antigiudaismo teologico che affondava le proprie radici nel pensiero cristiano tardo-medievale e proto-moderno, per farsi portavoce di raccomandazioni rivolte alle autorità civili in ordine alla politica da adottare nei confronti degli ebrei e propagatore di menzogne, le sue e non quelle degli ebrei, che riesumavano leggende infamanti prive di qualsiasi fondamento (dall’accusa rivolta ai «perfidi giudei» di avvelenare i pozzi e diffondere la peste, a quella di commettere infanticidi rituali). In questo scritto a tratti delirante, può purtroppo anche essere rinvenuto quel tragico appello, drammaticamente inveratosi quattro secoli più tardi durante la «notte dei cristalli», a «bruciare le loro sinagoghe». 

4. Storicizzare: relativizzare, non giustificare


Come rileva opportunamente e documenta doviziosamente lo storico Thomas Kaufmann nel suo recente ed esaustivo saggio,  la ricezione di quest’ultima opera di Lutero in seno alla Riforma seriore ed ai provvedimenti presi negli Stati tedeschi nei confronti degli ebrei ebbe una risonanza minima: diverse furono le voci critiche che si levarono contro quest’opera, la cui stampa e diffusione fu in più di un caso ostacolata ed impedita. Chi la riprese in mano, isolandone alcune – gravissime e, come detto, inescusabili – affermazioni dal loro contesto teologico, furono i teologi del movimento cristiano-tedesco, vicino al regime nazional-socialista. Sebbene alcune affermazioni contenute nell’ultima opera che Lutero dedicò alla questione ebraica prestino indubbiamente il fianco ad interpretazioni che travalicano il perimetro dell’antigiudaismo teologico in direzione di un pregiudizio razziale, è importante sottolineare come il loro utilizzo da parte di teologi filo-nazisti fu del tutto strumentale. Ciò, chiaramente, non esime Lutero da responsabilità gravi in ordine alle sue ingiustificabili affermazioni ed alle loro conseguenze nefaste: ma, sotto il profilo dell’indagine storica, ciò che è necessario svolgere è una lettura critica delle fonti, le quali vanno inserite nel loro contesto. Questo soltanto consente di attribuire a Lutero le giuste responsabilità, evitando la duplice mistificazione operatane da chi di volta in volta ha inteso raccoglierne l’eredità, facendone illusoriamente o l’emblema di un illuminismo ante litteram o, al contrario, il prototipo dell’eroe germanico che risvegliò nel suo popolo un ottuso e fatale orgoglio nazionalista.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE (Consultabile in lingua italiana)
    
- AGNOLETTO, A. La “tragoedia” dell’Europa cristiana nel XVI secolo. Dalla giudeofobia di Lutero agli umanisti Jonas e Melantone, Istituto di Propaganda Libraria, Milano, 1996. 
- GARRONE, D. Lutero, la Riforma e gli ebrei: alcuni cenni, in: Protestantesimo 70/1 (2015), pp. 5-33, Claudiana, Torino (Rivista della Facoltà Valdese di Teologia).
- KAUFMANN, T. Gli ebrei di Lutero, Claudiana, Torino, 2016 (orig. tedesco del 2014).
- KAENNEL, L. Lutero era antisemita?, Claudiana, Torino, 1999.

(13 giugno 2017)

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