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22 | 10 | 2017

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chiesaDiamo congedo alla sorella Matilde

Isaia 40:27-31

Caro Franco, cari parenti e amici, care sorelle e cari fratelli

ho scelto questi versetti del profeta Isaia in questo giorno in cui dobbiamo dare congedo alla sorella Giovina Matilde Leone perché, leggendoli, mi hanno subito richiamato alla mente le parole affettuose con cui Franco ieri mi ha parlato della sua cara mamma.

Il profeta Isaia dice al versetto 31:”ma quelli che sperano nel Signore acquistano nuove forze, si alzano a volo come aquile, corrono e non si stancano, camminano e non si affaticano”.

La forza e la tenacia, il non arrendersi e il non abbattersi sono qualità che, insieme alla grande generosità e disponibilità, hanno sempre contraddistinto la sorella Matilde, come veniva chiamata da tutti coloro che la conoscevano.

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de VergasPer la riconciliazione delle confessioni e delle religioni

 

Non dobbiamo confondere testo biblico e Parola di Dio. La “scomoda evidenza” delle contraddizioni interne alla Bibbia può condurci a riconsiderare il nostro modo di comprendere le Scritture e Dio e questo può far cadere i dogmatismi.

La disputa sugli universali, che ha nutrito buona parte della vita intellettuale del Medio Evo, non è certo terminata: esistono ancora, nella nostra epoca, i “realisti” (o “essenzialisti”), discepoli di Platone, e i “nominalisti” (o “strumentalisti”), eredi di Aristotele. Per i realisti le parole “uomo” o “Dio” designano dei concetti essenziali, vale a dire la realtà ultima ed universale dell’uomo e di Dio. Per i nominalisti, invece, tali parole non sono che degli strumenti che permettono allo spirito umano di riflettere e agire. 

La maggior parte dei catechismi e dei trattati di teologia in uso nelle nostre Chiese si basano sul Simbolo di Nicea, la confessione di fede del IV secolo alla quale aderiscono tutte le Chiese membro del Consiglio Ecumenico delle Chiese, più la Chiesa Cattolica.

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PaoloRiccaLa Riforma: un evento rilevante per la storia cristiana, anche quella cattolica

intervista a Paolo Ricca a cura di Luca Baratto

Il prossimo 31 ottobre, il giorno che ricorda l’affissione delle 95 tesi di Martin Lutero contro le indulgenze, si terrà a Lund, Svezia, una commemorazione congiunta alla quale parteciperanno papa Francesco, il vescovo Munib Younan e il pastore Martin Junge, rispettivamente presidente e segretario generale della Federazione luterana mondiale (FLM), e la vescova Antje Jackléen, primate della Chiesa di Svezia. L’incontro, di fatto, aprirà gli eventi ufficiali del Cinquecentenario della Riforma protestante (1517-2017). A questo proposito abbiamo rivolto alcune domande al teologo valdese Paolo Ricca.

Dal suo punto di vista di teologo evangelico, come valuta l’evento di Lund? Lo valuto molto positivamente. Prima di tutto perché, a mia conoscenza, è la prima volta che un papa si associa pubblicamente a una celebrazione della Riforma, promossa dai luterani in casa luterana. In particolare, il fatto che papa Francesco si rechi a Lund accentua una volontà di decentramento del pontefice, che si sposta da Roma: lo aveva già mostrato inaugurando l’anno giubilare in Africa.

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eutanasiaIl diritto (inalienabile) a una morte dignitosa

Mi ha piacevolmente sorpreso scoprire che il film Me before you, diretto dalla regista britannica Thea Sharrock e tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice inglese Jojo Moyes, sia stata la pellicola più vista in settembre nelle sale cinematografiche italiane. Dico piacevolmente per il fatto che il film abborda in maniera estremamente lucida ed equilibrata la realtà (non semplicemente “il tema”) del diritto ad una morte dignitosa quando già la vita ha cessato di esserlo. 

In un Paese come l’Italia, che ha a lungo subito il ricatto morale messo in atto dall’ostracismo religioso nei confronti delle questioni eticamente sensibili, si tratta di un segnale significativo, che fa sperare in un atteso – seppur tardivo – atto di insubordinazione ai diktat vaticani. Chissà, sia pur lentamente, anche nel nostro Paese sta finalmente affiorando la consapevolezza che l’autodeterminazione della coscienza rappresenti un diritto inviolabile: non ancora nella classe politica, in buona misura succube del moralismo d’Oltretevere, ma – ed è ciò che in definitiva più conta – nelle persone, stanche di sedere tra i banchi dei catecumeni ed ormai inclini a svolgere una riflessione etica che non accetta intromissioni ed ancor meno restrizioni o divieti. 

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garufiADORARE

Adorare” è il verbo che esprime l’adorazione che si rende alla divinità. Per i monoteisti, come ebrei, cristiani e musulmani, essa è dovuta soltanto a Dio. Proprio a questo proposito ricordiamo che Gesù ha detto: “Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi il culto” (Evangelo di Matteo cap.4, vers. 10).

Purtroppo nel linguaggio di tante persone questo verbo è abusato assumendo per estensione il senso di: fare oggetto di grande amore, avere passione per qualcuno o per qualcosa, apprezzare, desiderare moltissimo …

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teismo

La fine del teismo

Piú avanza la conoscenza scientifica, piú si riducono gli spazi operativi di Dio, inteso in senso teistico. Il Dio teistico possiamo definirlo come un 'essere con potere soprannaturale, che dimora al di fuori di questo mondo, ma che invade questo mondo periodicamente per realizzare la sua divina volontà.'  Che questo Dio stia morendo è innegabile. Spesso si sente dire che l'epoca dei miracoli è finita, ma non sono finiti i miracoli, nel senso che di miracoli non ce ne sono mai stati, semmai è finita l'epoca in cui si credeva ai miracoli. Gli eventi che i nostri antenati chiamavano miracolosi o magici oggi si possono spiegare senza fare ricorso al soprannaturale, in quanto abbiamo una visione piú chiara del funzionamento dell'universo.

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preghiereMa Dio ci ascolta?

Ho avuto modo tempo fa di incontrarmi con un brillante teologo che insegna in una università teologica di Roma. Ne ho approfittato per condividere con lui un dubbio che portavo e porto ancora dentro di me. Possibile che nella preghiera snoccioliamo tanti desideri, come se presentassimo a Dio l’agenda del giorno, anche se poi ci confortiamo col ‘sia fatta la tua volontà’? Come risposta mi è stato ricordato che lo stesso Gesú ci ha insegnato a pregare cosí. Ho capito che non aveva un’altra risposta che potesse soddisfarmi. Anzi è stato lui a condividere con me una sua perplessità, sempre in riferimento alla preghiera: come mai Dio non esaudisce le nostre preghiere, nonostante le promesse che nei vangeli vengono riferite a Gesú, tipo ‘tutto quello che chiederete al Padre nel nome mio egli ve lo darà’? Ho visto che sulla preghiera il mio teologo era al buio come me.

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Alessandro sostiene - Il tramonto del sacro

A commento del mio articolo Paolo di Tarso o dell’intransigenza della fede, pubblicato su questo blog in data due febbraio 2016, ho ricevuto le riflessioni della Redazione del sito internet www.valdesi.eu fattemi pervenire dalla gentile Daniela Michelin Salomon. In breve, le critiche che mi vengono rivolte concernono la mia visione laica delle scritture ebraico-cristiane, delle quali, in ottemperanza al mio ruolo ecclesiale, sarei tenuto a professare la sacralità. Vorrei pertanto concentrarmi su due aspetti che, con ogni probabilità, le lettrici ed i lettori di MicroMega daranno per assodati e che, al contrario, sono ancora oggetto di discussione in ambito teologico, anche quando la riflessione si svolga in seno a realtà più aperte alle istanze del pensiero moderno come sono le chiese protestanti storiche.

In prima istanza, voglio sottolineare con fermezza il fatto che le scritture di riferimento della tradizione cristiana andrebbero definitivamente de-sacralizzate: il riferirsi ad esse come all'espressione diretta ed inequivocabile della volontà divina rappresenta un assunto, per quanto diffuso, in tutto e per tutto pre-moderno. Ritenere che i testi biblici siano parola sacra, significa metterli preventivamente al riparo da ogni lettura critica, storico-sociale e psicologica: atteggiamento che restringe in maniera drammatica lo spettro di significati che, al contrario, ogni testo letterario è in grado di aprire ogniqualvolta lo si lasci libero dai lacci della codificazione normativa o dogmatica. Testo è parola che rinvia all’atto della tessitura, il quale va preservato nella sua originaria intenzione creativa e salvaguardato dai tentativi di omologazione che ogni prospettiva dottrinale pone inevitabilmente in essere.

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