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22 | 02 | 2018

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corintoCollaboratori di Dio

Come collaboratori di Dio, vi preghiamo di non trascurare la grazia di Dio che avete ricevuto.  Infatti Dio dice: «Le tue lacrime sono arrivate a me al momento giusto; nel giorno in cui veniva offerta la salvezza io ti ho aiutato». Ecco in questo momento Dio è pronto a riceverti. Oggi è il giorno della salvezza! Noi cerchiamo di vivere in modo da non offendere nessuno, né da ostacolare gli altri a trovare Dio, perché desideriamo che nessuno ci critichi davanti al Signore. Anzi, qualsiasi cosa facciamo, cerchiamo di dimostrare di essere veri ministri di Dio. Sopportiamo con pazienza le sofferenze, le difficoltà e le privazioni di ogni genere.  Siamo stati battuti, gettati in prigione, abbiamo affrontato la folla inferocita, abbiamo lavorato fino allʼesaurimento, digiunando e passando notti insonni a vegliare. Abbiamo dimostrato di essere ministri di Dio con lʼonestà della nostra vita, con la conoscenza del Vangelo e con la nostra pazienza. Lo dimostriamo con la bontà, con lʼamore senza ipocrisia e con la presenza dello Spirito Santo che ci guida. Abbiamo sempre detto la verità, grazie alla potenza di Dio, che ci aiuta in tutto ciò che facciamo, e per mezzo delle armi della giustizia, che usiamo sia per attaccare che per difenderci.

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PaoloRiccaLA FEDE NONOSTANTE TUTTO

Il pastore e professore di teologia Paolo Ricca in uno dei suoi dialoghi nel settimanale Riforma n. 39 del 14-10-2011 ha scritto: «Ha senso credere “nonostante tutto”? Sì, ha senso, anzi si può credere solo così: “nonostante tutto”. Tutto infatti contraddice la nostra fede. Crediamo nella Parola e la predichiamo, ma il mondo non cambia. Ciò che si vede - la realtà di tutti i giorni - contraddice ciò che non si vede: il Regno di Dio si presenta, ma nascosto. Crediamo nella pace e vediamo la guerra. Crediamo nell'amore e vediamo l'odio o l'indifferenza. Crediamo nella fraternità e vediamo crescere il razzismo. Crediamo nella nonviolenza, e la violenza dilaga. Crediamo nell'uguaglianza dei diritti e dei doveri, e vediamo aumentare le disuguaglianze. Siamo quindi costantemente contraddetti. Non solo, ma noi stessi contraddiciamo la fede che professiamo con le nostre infedeltà e incoerenze. Qualche volta perciò ci prende una sorta di scoramento e siamo stanchi di «sperare contro speranza» come Abramo. Verrebbe voglia, qualche volta, di rinunciare al «buon combattimento della fede». Ma il ricordo di Gesù ce lo impedisce. A motivo di lui, e per la forza che ci dona, crediamo “nonostante tutto”».

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sigilliUn libro a forma di rotolo  sigillato

E vidi nella mano destra di Colui che era assiso sul trono un libro a forma di rotolo, scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli.  Vidi un angelo forte che proclamava a gran voce: «Chi è degno di aprire il libro e scioglierne i sigilli?».  Ma nessuno né in cielo, né in terra, né sotto terra era in grado di aprire il libro e di leggerlo.  Io piangevo molto perché non si trovava nessuno degno di aprire il libro e di leggerlo.  Uno dei vegliardi mi disse: «Non piangere più; ha vinto il leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide, e aprirà il libro e i suoi sette sigilli».Poi vidi ritto in mezzo al trono circondato dai quattro esseri viventi e dai vegliardi un Agnello, come immolato. (Apocalisse 5,1-6)

Cari fratelli e care sorelle, oggi siamo chiamati a meditare su questo breve testo dell’apocalisse. Breve, ma intenso per i simboli che utilizza e per il significato che essi assumono. Ovviamente non è di facile e immediata comprensione, bisogna rileggerlo una decina di volte per cominciare a entrare nel mondo dell’autore. Dopo la prima lettura, mi è venuta in mente la difficoltà di un libro che non riusciamo a leggere e capire perché scritto con caratteri a noi estranei, in una lingua che non conosciamo.  Ho pensato anche alla difficoltà di trovare una password per entrare in un pc o in un cellulare che non ci appartengono. Ma soprattutto mi sono ricordato del manoscritto Voynich, il libro più misterioso del mondo. Di cosa si tratta?

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ricco stoltoLa parabola del ricco stolto

Or uno della folla gli disse: «Maestro, di' a mio fratello che divida con me l'eredità».  Ma Gesù gli rispose: «Uomo, chi mi ha costituito su di voi giudice o spartitore?» Poi disse loro: «State attenti e guardatevi da ogni avarizia; perché non è dall'abbondanza dei beni che uno possiede, che egli ha la sua vita». E disse loro questa parabola: «La campagna di un uomo ricco fruttò abbondantemente; egli ragionava così, fra sé: "Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti?" E disse: Questo farò: demolirò i miei granai, ne costruirò altri più grandi, vi raccoglierò tutto il mio grano e i miei beni, e dirò all'anima mia: «Anima, tu hai molti beni ammassati per molti anni; ripòsati, mangia, bevi, divèrtiti»".  Ma Dio gli disse: "Stolto, questa notte stessa l'anima tua ti sarà ridomandata; e quello che hai preparato, di chi sarà?" Così è di chi accumula tesori per sé e non è ricco davanti a Dio». Lc 12, 13-21

Di fronte a questo testo siamo un po’ confusi… Ma scusate, l’Ecclesiaste non diceva “Va', mangia il tuo pane con gioia, e bevi il tuo vino con cuore allegro, perché Dio ha già gradito le tue opere.” (Ec.9, 7)? Devo essere felice di quello che ho oppure no? qui Gesù usa una parola molto forte: chiama l’uomo “insensato”! Quel termine ci fa sussultare…

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