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24 | 07 | 2017

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TimGesù pregò... [Padre santo,]

20 Non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che credono in me per mezzo della loro parola:  21 che siano tutti uno; e come tu, o Padre, sei in me e io sono in te, anch’essi siano in noi, affinché il mondo creda che tu mi hai mandato.  22 Io ho dato loro la gloria che tu hai data a me, affinché siano uno, come noi siamo uno;  23 io in loro e tu in me, affinché siano perfetti nell’unità e affinché il mondo conosca che tu mi hai mandato, e che li hai amati come hai amato me.  24 Padre, io voglio che dove sono io, siano con me anche quelli che tu mi hai dati, affinché vedano la mia gloria che tu mi hai data; poiché mi hai amato prima della fondazione del mondo.  25 Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato.  26 E io ho fatto loro conoscere il tuo nome, e lo farò conoscere, affinché l’amore del quale tu mi hai amato sia in loro, e io in loro». Giovanni 17,20-26 (NR2006)

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Durante la storia della Chiesa, abbiamo cercato tante cose... ma in verità dobbiamo confessare che l’unità non è stata una delle nostre preoccupazioni primarie.  Infatti, era spesso esattamente l’inverso. 

Siamo stati, in generale, ossesionati con le nostre differenze.

Noi abbiamo proclamato con fervore: non siamo loro,  e loro: non sono noi

Le nostre motivazioni, almeno in generale, erano abbastanza buone.  Stavamo cercando la purità della chiesa.  Pensavamo che una certa purezza della dottrina era importante e che noi avevamo la risponsibilità di proteggere la Chiesa e Dio dall’eresia.

Come ho detto, le nostre motivazioni, in generale, io credo erano buone.

Ma il concetto è sbagliato.

Nè Dio, nè la Chiesa hanno bisogno della nostra protezione.

Dio è Dio... e, ovviamente, potrebbe proteggere se stesso.

E la Chiesa?

In generale, direi che non è neanche la nostra risponsibilità di proteggere quella.  Il compito della Chiesa e quello di noi cristiani non è di proteggere Dio o la Chiesa.  Il compito nostro è di vivere la fede... di essere testimoni della grazia di Dio... di cercare giustizia (particolarmente, per i nostri “minimi fratelli” come disse Gesù in Matteo 25).

Io dico, spesso, che il nostro compito è di “amare come Dio ci ama... e vivere come Gesù viveva.”

Stasera abbiamo letto un piccolo pezzo della preghiera che Gesù pregò poco prima della crocifissione.

Disse lui, in versetti 22 e 23:  22 Io ho dato loro la gloria che tu hai data a me, affinché siano uno, come noi siamo uno;  23 io in loro e tu in me, affinché siano perfetti nell’unità e affinché il mondo conosca che tu mi hai mandato, e che li hai amati come hai amato me. 

Ci sono due concetti, qua, importantissimi.

Uno di cui, ovviamente, è l’amore.  Quello è un tema che troviamo durante tutto il ministero di Gesù... L’amore che Dio ha per noi e noi per Dio... e l’amore che noi abbiamo l’uno per l’altro.... sia dentro la Chiesa che fuori.

Il secondo concetto che troviamo in questo brano è quello dell’unità.

Notiamo, ovviamente, che l’unità non è l’unanimità, e anche, che l’unità non è l’assorbimento di uno nell’altro.

L’unità non significa che non ci sono le differenze.  Ovviamente, anche tra Dio e Gesù ci sono state le differenze tra le persone. 

No... L’unità significa una solidarietà... un modo intenso di stare insieme.

L’unità significa un’unione profonda.

Perché?

Perché è la nostra unità, come cristiani, che vede il mondo.

L’avete visto?

...io in loro e tu in me... affinché siano perfetti nell’unità...e affinché il mondo conosca.

La nostra testimonianza nel mondo non dipende da una dottrina perfetta...

La nostra testimonianza nel mondo non dipende dai nostri tentativi di togliere tutta l’eresia dalla Chiesa...

La nostra testimonianza nel mondo non dipende neanche da una uniformità della lingua... la cultura... la musica... la liturgia... o qualsiasi altra cosa.

Tutte cose che, ovviamente, sono importantissime.  Non direi mai che sono insignificanti.

Però.... Gesù, negli ultimi momenti prima della sua crocifissione, non pregò per quelle cose.

Pregò per l’unità dei cristiani.

Perché?

Affinché il mondo conosca.

La nostra unità, come cristiani, è la nostra testimonianza nel mondo.

La nostra unità (o disunità!) è la cosa (spesso, l’unica cosa!) che il mondo vede quando si guarda la Chiesa.

Ci sono quelli che dicono che l’ecumenismo è una cosa secondaria... che si fa l’ecumenismo solamente se c’è tempo, dopo che abbiamo fatto le cose importanti.

Ci sono quelli che dicono che l’ecumenismo non importa nulla e non compiere niente... che è una cosa solamente politica.

E, nel passato, quando la Chiesa aveva più potere e più influsso nel mondo, potremmo far finta che era così.

Ma oggi, no.

Oggi, dobbiamo riconoscere che la Chiesa – in tutte le sue forme – cattolica... pentecostale... valdese... metodista... luterana... ortodossa... copta... – La Chiesa, in tutte le sue forme, deve vivere in unità.

Non nell’unanimità. Ma, sicuramente nell’unità.


Abbiamo le nostre differenze... alcune di cui sono gigantesce ed importantissime.

Le differenze non vanno via quando c’è l’unità.

Ma, le differenze (anche quelle importanti) diventano secondarie nel riconoscimento che, per noi cristiani, c’è: un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, fra tutti e in tutti.[1]

L’unità è essenziale.

Potremmo fermarci lì... però, vi ricordo che il tema, quest’anno, per la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, non è semplicamente “l’unità”... il tema quest’anno è la “riconciliazione.”

Quest’anno è il cinqucentesimo anniversario della Riforma.

Io, devo dire, sono un pochino a disagio con la celebrazione di questo anniversario.  Non perché non è una cosa importante... ovviamente lo è.

La Riforma è importante per tutta la Chiesa, non soltanto per noi protestanti.

Infatti, sappiamo che Lutero non intendeva dividere la Chiesa, ma di riformarla.  Neanche Valdo, il fondatore della Chiesa valdese 3 secoli prima di Lutero. 

Entrambi  cercavano una ri-formazione... un cambiamento senza il desiderio di rompere l’unità.

I cambiamenti erano necessari, ovviamente.  Infatti, vediamo che San Francesco ha detto tante delle stesse cose che ha detto Valdo... e la Chiesa cattolica ha fatto tante delle stesse cose che cercava Lutero.

Ma le nostre divisioni rimangono.

Secondo me, la domanda non è se dovremmo far finta di non avere le differenze.  Anzi... Le nostre differenze riflettono le nostre storie... le nostre culture... e le nostre esperienze importanti.

Ma, è giunto il momento che le differenze non possono più dividerci.

Non possiamo più parlare semplicamente di “noi” e “loro.” 

Dobbiamo riconciliarci.

Dobbiamo cercare l’unità.

Dobbiamo trovare un modo di vivere insieme nonostante le nostre differenze.

Ovviamente non direi che tutti i cattolici devono diventare valdesi... o viceversa.

Non dico che dovremmo ignorare ciò che ci rende diversi.

Ma quelle diversità non possono più rompere l’unità che abbiamo in Cristo.

Il mondo ci guarda.  Siamo testimoni, anche se non cerchiamo di esserlo... anche se non vogliamo esserlo!.

E se l’unità era così importante per Gesù, forse dovrebbe essere anche per noi, no?

Che Dio ci aiuti.  Amen.

 

 

Rev. Dr. Tim TenClay - Pastore, Chiesa Valdese di Marsala

 

Culto Ecumenico per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

 

Luogo: Chiesa Madre (Parrocchia San Tommaso di Canterbury), Marsala

 

24 Gennaio 2017

 

 

 



[1]Efesini 4,5-6

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