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24 | 07 | 2017

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sepolcroIo sono con voi fino alla fine

Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato.  Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano.  E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra.  Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo,  insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Mt. 28, 16-20

Cari fratelli e care sorelle nella comune fede in Cristo Gesù, il brano che oggi è proposto alla nostra meditazione segna l’ultimo contatto degli apostoli con il Signore risorto. Le donne di ritorno dal sepolcro hanno riferito quello che hanno visto. Lo stesso Gesù si è fatto loro incontro, dicendo che voleva incontrare i suoi apostoli in Galilea, così dice il vangelo di Matteo. E’ proprio un appuntamento a cui gli undici apostoli non possono mancare. Anche per fare chiarezza sul loro futuro, frastornati da tutto quello che è successo in pochi giorni. Il tradimento di Giuda, l’arresto di Gesù, la sua crocifissione, la loro delusione e la loro paura, e ora questo racconto delle donne. Possibile che in Galilea ritroveranno il loro maestro, nella Galilea dove tutto ebbe inizio? Vale la pena andare a questo appuntamento e constatare la veridicità di quello che hanno riferito le donne.

E infatti vanno, lasciano Gerusalemme e tornano in Galilea, l’appuntamento è sul monte che conoscono bene, dove stavano ad ascoltare il maestro Gesù. Eccolo, si fa incontro, lo vedono, hanno la mente piena di dubbi, ma si inginocchiano, è proprio lui... allora è vero, è ancora fra noi, egli vive davvero!L'evangelista accenna discretamente al fatto che i discepoli "vedono" Gesù e sottolinea il loro gesto: "si prostrarono" in segno di riconoscimento della sua signoria. Questo atteggiamento esprime la fede, ma la loro adorazione rimane mescolata al dubbio. Senza convenevoli, perlomeno Matteo li trascura, Gesù si avvicina a loro e, conoscendo la loro fede frammista a tanti dubbi, presenta le sue nuove credenziali: ha ricevuto dal Padre ogni potere in cielo e in terra, cioè ogni potere spirituale e ogni potere umano.Questo potere messianico viene esteso e partecipato ai discepoli e alla comunità (...). La formula evoca le figure del ‘Figlio dell’uomo’ del libro di Daniele e del Messia, associato alla gloria di Dio come Figlio e Signore”. Dice Dan 7,14: A lui (al figlio dell’uomo) fu dato il potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; il suo potere è un potere eterno, che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto”. Dopo la sua risurrezione Gesù non è più sottomesso al tempo e allo spazio, ma il tempo e lo spazio sono sottoposti a lui. Egli realizza una presenza effettivamente universale. E ora trasmette ai suoi discepoli il mandato che bisogna attuare per dare continuità e senso alla sua opera. Anzitutto bisogna andare, bisogna ammaestrare, bisogna battezzare, bisogna insegnare.

Se già nel primo secolo le comunità cristiane erano presenti in tutte le parti dell'impero romano è stato possibile perchè i discepoli hanno preso alla lettera il compito che il Signore aveva loro affidato. E sono andati in tutte le direzioni, affrontando disagi, persecuzioni, pericoli, ma sempre confidando nella promessa di Gesù: io sono con voi tutti i giorni. Ma sono andati nelle diverse regioni non per turismo, non per cure termali, non per ferie, ma solo per testimoniare con la propria vita che era possibile vivere in una realtà diversa, praticare una giustizia vera, riconoscere l'uguaglianza di tutti gli esseri umani, diffondere la cultura dell'amore e del perdono, per guadagnare la pace fra gli uomini, in una società libera da schiavitù e da oppressione. Ma anche annunziare quello che era avvenuto fra di loro, come il loro maestro avesse superato la barriera della morte, tornando fra loro, pieno di un nuovo potere, concessogli dallo stesso Dio. Hanno insegnato a tutti i popoli che Dio non è un avversario dell'uomo, Dio non gode del male che avviene nel mondo, anzi ne soffre come soffre un padre che vede soffrire il proprio figlio.

Il battesimo è un lavacro materiale che simboleggia la pulizia del nostro spirito. L'evangelista Matteo ci fornisce anche un particolare della liturgia battesimale, praticata nella sua comunità. Qui ci si battezza nella forma trinitaria di Padre, Figlio e Spirito Santo. Nel libro degli Atti si battezza nel nome di Gesù. La forma trinitaria ha prevalso anche per l'esito del concilio di Nicea e ora è un dogma in tutte le chiese cristiane. Ma lo stesso Matteo al capitolo 3 del suo vangelo fa dire a Giovanni Battista: io vi battezzo con acqua in vista del ravvedimento, ma chi viene dopo di me vi battezzerà con lo Spirito santo e con il fuoco. E l'apostolo Paolo, nella prima lettera ai Corinzi al primo capitolo scriveva: Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma a predicare il vangelo; non però con un discorso sapiente, perché non venga resa vana la croce di Cristo. 

La prima lettera ai Corinzi viene datata tra il 53 e il 54, mentre il vangelo di Matteo può essere datato intorno all'anno 60 della nostra era. Cito queste date per farvi capire come un uso liturgico prevalso nella chiesa venga avvalorato riferendolo allo stesso Gesù. Paolo scrive anche: Ringrazio Dio che non ho battezzato nessuno di voi, salvo Crispo e Gaio; perciò nessuno può dire che foste battezzati nel mio nome. Ho battezzato anche la famiglia di Stefana; del resto non so se ho battezzato qualcun altro. 

A me sembra molto strano che l'apostolo Paolo si vanti di avere battezzato solo poche persone, proprio lui che ha fondato tante comunità, lui che ha percorso tanta strada e tanto mare. Mi chiedo se il nostro battesimo d'acqua è quello a cui fa riferimento Gesù, o piuttosto se non è il battesimo di Giovanni Battista. E, se così fosse, dovremmo intenderlo come supplementare al battesimo che avviene nel nostro spirito col dono dello Spirito Santo, il vero battesimo cui fa riferimento lo stesso Battista. Dicevamo che bisogna andare, bisogna uscire dal nostro guscio, bisogna ammaestrare tutti i popoli, bisogna insegnare quello che Gesù ha insegnato, e che si riassume nel grande comandamento dell'amore.

Se il messaggio di Gesù è arrivato anche fra noi, dobbiamo essere grati a chi è venuto fino a Marsala per fare nuovi discepoli cristiani.

Cari fratelli e care sorelle, ve l'immaginate una società senza invidia, senza vendette, senza egoismi, senza guerre, senza terrorismo? Quello che vuole Dio da noi, quello che Gesù vuole da noi... serve a noi umani, serve per costruire una società migliore, dove vivere in pace e felici di essere nati. Di Dio non sappiamo altro che quello che ci ha rivelato Gesù, ma abbiamo capito che ci ama e vuole il nostro bene, anche perchè qualcosa di suo l'ha messo dentro di noi, una scintilla di Dio arde nel nostro cuore, bisogna vigilare per non spegnere questo fuoco divino.

Sul fatto che dobbiamo ammaestrare tutti i popoli sorge una difficoltà, ora che ci accusano di fare proselitismo se rendiamo pubblica la nosra fede. E forse non hanno torto, se noi siamo bravi a parlare ma lenti nell'azione, se la nostra vita è lontana dagli insegnamenti di Gesù, se viviamo come gli altri, o a volte peggio degli altri. Parlare senza dare l'esempio di come vive un vero cristiano è tentare di fare proselitismo, non si raggiunge così il cuore e la mente di chi potrebbe diventare un nuovo discepolo di Gesù, e forse trova un ostacolo proprio nella pratica della nostra vita. Meno male che Gesù è ancora con noi e sarà con noi fino alla fine dei tempi. Possiamo ancora ricrederci sulla nostra presunta fede e farci portare da lui. Mi viene in mente una immagine nuova: Gesù è il nostro taxista, ci porta spedito dal Padre suo che è anche Padre nostro. Vorrei finire questa meditazione proponendovi alcune riflessioni sul tema che abbiamo trattato.

In che rapporto sta oggi la mia fede con il dubbio ?

Sono un vero discepolo di Gesù?

Cerco di fare altri discepoli di Gesù?

Nel mondo attuale che significa per me 'andare'?

Che spazio ha nella mia vita la certezza della presenza di Gesù “tutti i giorni” ?

 

Franco D'Amico – culto dell'11 giugno 2017

 

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