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24 | 07 | 2017

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pantocratorOsanna, croce e risurrezione 

Una Domenica delle Palme, mentre partecipavo al culto, mi è venuta spontanea questa riflessione: Il giorno in cui Gesù entrò a Gerusalemme a cavallo di un asinello fu osannato festosamente e gioiosamente da una moltitudine di persone che lo seguiva. Tutti erano entusiasti e lo acclamavano con esultanza quale Re mandato da Dio per stabilire finalmente il suo regno di pace, di giustizia e di ogni bene in Israele e nel mondo. Ne erano convinti perché lo avevano visto operare grandi e potenti miracoli guarendo e liberando molti poveri afflitti da diversi mali. Allora ho pensato che anche noi siamo gioiosi quando stiamo bene e godiamo tante cose buone, che ci fanno anche sperare in un futuro ancora migliore. Ci rallegriamo pure quando vediamo che anche gli altri godono e hanno la prospettiva di un bene maggiore per il futuro.

 

Ammiriamo con emozione le molte cose belle, buone, meravigliose del creato e della natura e, da credenti, eleviamo i nostri canti di lode a Dio benedicendolo e glorificandolo. Inoltre ogni anno a Natale festeggiamo con particolare letizia la nascita del Signore Gesù Cristo, sperando in Lui per la salvezza del mondo. Poi, però, spesso la gioia non dura e se ne va. Perché? Perché nella vita e nel mondo non ci sono solo cose buone, belle e meravigliose, ma ce ne sono molte cattive e dolorose che colpiscono duramente producendo sofferenza, angoscia e morte. Come si può allora essere lieti e ringraziare e lodare Dio che in quei casi sembra assente o non badare a tutti i gravi mali che affliggono l’umanità? Infatti la scena gioiosa del giorno delle Palme cambiò completamente nei giorni seguenti: Gesù fu avversato dai capi religiosi d’Israele, i quali lo arrestarono di nascosto, lo processarono, lo condannarono a morte e lo consegnarono al governatore romano Pilato chiedendogli insistentemente di crocifiggerlo. Perciò ora, di fronte a questo sconcertante e deludente cambio di cose, come si può vedere in Gesù il potente Messia inviato da Dio per stabilire il suo regno, vedendolo ridotto in questo misero stato fino a morire sulla croce come un malfattore tra i malfattori? Come si può ora gridargli osanna?

Chissà se fra quelli che lo avevano osannato ci sono ora alcuni che, delusi e sconcertati, gridano a Pilato: crocifiggilo? Delusione e sconcerto che proviamo anche noi e gli altri appunto quando vediamo e soffriamo tutto il contrario del regno di Dio in questo mondo. Eppure, anche lì e proprio lì dove sembra del tutto assente, Dio è presente e operante in Gesù e con Gesù per la redenzione e la salvezza del mondo! Infatti è molto significativo il fatto che Gesù, da giusto e innocente, fu crocifisso non da solo ma fra due uomini crocifissi per reati da loro commessi. Questo fatto dimostra che Dio, nel proprio Figlio, non solo si è abbassato facendosi uomo e vivendo tutta la nostra condizione umana, ma anche ha condiviso e condivide con noi i mali che soffriamo. Quindi, anche lì, nelle e sulle nostre croci, Dio è l’Emmanuele, cioè “Dio con noi”, per liberarcene e darci una vita nuova e felice per sempre. E come ci dà questa liberazione? Ce la dà risuscitando Gesù! In questo modo, per così dire, Dio ha posto la sua firma sull’opera redentrice di Gesù, dandoci in lui risorto il pegno della nostra risurrezione, che avverrà immancabilmente come è avvenuta quella di Colui che, facendosi uomo, ci ha rappresentati tutti e che, tornato a Dio, intercede per noi e là ci attende. Intanto quella risurrezione con la conseguente Ascensione di Gesù accanto a Dio ha prodotto la Pentecoste, con la discesa e l’opera dello Spirito Santo nei credenti in Gesù Cristo. Questo Spirito, che è quello di Dio e di Cristo, li illumina, li anima, li riprende e rialza dalle loro cadute, li sostiene e li conduce durante questo tempo di vita terrena fino alla piena realizzazione della loro salvezza. Di questo tempo intermedio è ricco di insegnamenti e ammonimenti per tutti il cammino del popolo d’Israele nel deserto del Sinai, condotto fedelmente e costantemente da Dio con la sua operante presenza spirituale, tra la Pasqua di liberazione dalla schiavitù egiziana e l’arrivo nella patria promessa.

Perciò, se nella fede possiamo discernere, scorgere tutto questo, possiamo osannare, lodare e ringraziare Dio non solo nel benessere, nelle situazioni serene e felici nostre e degli altri, ma anche quando noi e gli altri attraversiamo, come dice il salmista, “la valle dell’ombra della morte”, cioè quella oscura delle sofferenze e della morte, perché anche là Dio è con noi e ce ne libererà. Questa lode siamo chiamati ad esprimergliela non solo con pensieri, sentimenti, parole e canti gioiosi, ma anche coi fatti consistenti nell’amore riconoscente e operante per Lui e per il nostro prossimo sofferente e bisognoso col quale Egli si è identificato e si identifica.

Agostino Garufi - pastore emerito - primo pastore nella Chiesa Valdese di Trapani/Marsala - 2 luglio 2017

 

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