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22 | 10 | 2017

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past.GarufiL’INVITO DI GESÙ

«Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo». (Mt 11,28-30)

Questo è l’invito che Gesù rivolge a tutti coloro che sono “affaticati e oppressi” o secondo un’altra traduzione “stanchi e carichi”. I pesi che essi portano sono tutti quelli fisici, psichici, spirituali e morali che affaticano, stancano e opprimono i loro corpi, le loro menti e le loro anime. Quindi sono sofferenze fisiche ed anche psichiche: come mali di vario genere, problemi difficili da risolvere, errori commessi e loro conseguenze, contrasti con persone con cui si vive… insomma sono tutte quelle cose che ci affliggono fisicamente, moralmente e spiritualmente.

Ebbene, Gesù invita tutti coloro che ne soffrono ad andare da lui. Lo ha fatto già quando egli era fisicamente presente sulla terra, e tutti quelli che sono andati a chiedergli perdono, guarigione, liberazione e consolazione hanno ottenuto sempre questi beni meravigliosi. Basta leggere i vangeli per vedere che nessuna persona andata da lui a chiedergli aiuto se ne è tornata a mani vuote.

Oggi, però, egli non è più fisicamente presente sulla terra: è morto crocifisso molti secoli fa. Perciò oggi come si può andare da lui? I vangeli e gli altri scritti del Nuovo Testamento ci riportano le testimonianze di coloro che lo hanno visto risorto, che allora da lui hanno ricevuto l’incarico di annunciarlo a tutti e che poi lo hanno visto ascendere al cielo per tornare al Padre celeste a condividere la sua gloria e la sua potenza. Quindi ci attestano tutto questo con tale certezza di fede da dare la vita in martirio per testimoniarlo.

Stando così le cose, non c’è più bisogno di andare a cercarlo in alcun posto della terra, perché da allora in poi col suo Spirito, che è anche quello del Padre suo, egli è realmente presente ovunque e chiunque può rivolgersi a lui in ogni momento, dato che - per dirlo con un’espressione paradossale di Lutero -  ora egli ci sta “più vicino della nostra camicia”

Così andare a lui significa semplicemente credere in lui, nella sua presenza, nella sua bontà e nel suo potere, dicendogli nella preghiera tutto quello che ci sta nel cuore, che egli conosce già, ma che a noi occorre dirglielo per comunicare così con lui. E quando glielo diciamo è necessario anche che ascoltiamo la sua parola. Infatti pregarlo comporta ascoltarlo, altrimenti il nostro rimane solo un monologo, senza risposta. E la parola che egli ci rivolge è proprio quella che ci dice qui dove ci invita ad andare da lui: «Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto ed umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre;  poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero».

Allora egli ci libererà dai nostri pesi, anche da quelli fisici. Può farlo sia togliendoceli, sia sostenenendoci spiritualmente, facendoci sentire che egli stesso li porta con noi, anzi che se ne è già caricato fino a dare la sua vita sulla croce per noi. Allora noi, nella fede, sentendoci amati, accompagnati e sostenuti da lui, troveremo quel riposo che egli ci ha promesso, che è fatto di pace, di serenità e di forza dentro le anime nostre. E ne saremo felici, sapendo che, essendo lui con noi, nessuno e niente potrà mai separarci da lui e dal suo amore salvifico ed eterno. (Rom. 8/31-38)

Nell’Innario Cristiano c’è l’inno n. 93 che riporta sostanzialmente queste parole di Gesù, che in esso suonano così:

1. Venite a me, voi tutti / che siete travagliati; / venite, se aggravati, / riposo a voi darò.

2. Soave è il giogo mio / e il carico leggero; / seguite il mio sentiero / ed io vi sosterrò.

3. A me che son mansueto / venite e v’affidate; /il giogo mio portate, /con voi lo porterò.

Chi ne conosce la melodia può anche cantarselo e sentirne la gioia.

***

E quelli che non si sentono afflitti e travagliati non hanno bisogno di Gesù Cristo? Certamente anche loro ne hanno bisogno! Infatti l’Evangelo annuncia che Egli è venuto nel mondo, ha dato la sua vita in sacrificio sulla croce ed è risuscitato per offrire così la grazia salvifica di Dio a tutti. Perciò anche a loro Egli rivolge il suo amorevole invito a riceverlo veramente nella loro vita come Signore e Salvatore, perché - come ha annunziato l’apostolo Pietro - «non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini,\per il quale noi possiamo essere salvati» (Atti 4/12).

Agostino Garufi - 6 agosto 2017

 

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