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16 | 12 | 2017

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     diritto IL DIRITTO DEL GIUSTO   

  1.  Ancora un brevissimo tempo e il Libano sarà mutato in un frutteto, e il frutteto sarà considerato come una foresta.In quel giorno i sordi intenderanno le parole del libro e, liberati dall'oscurità e dalle tenebre, gli occhi dei ciechi vedranno.19 Gli umili potranno ancora gioire nell'Eterno e i poveri dell'umanità esulteranno nel Santo d'Israele.20 Poiché il tiranno sarà scomparso, lo schernitore sarà distrutto, e saranno sterminati tutti quelli che tramano iniquità,21 che condannano un uomo per una parola, che tendono tranelli a chi giudica alla porta, pervertono il diritto del giusto per un nulla.22 Perciò cosí dice alla casa di Giacobbe l'Eterno che riscattò Abrahamo: «D'ora in poi Giacobbe non dovrà piú vergognarsi e la sua faccia non impallidirà più;23 ma quando vedrà i suoi figli, l'opera delle mie mani nel suo mezzo, essi santificheranno il mio nome, santificheranno il Santo di Giacobbe e temeranno il DIO d'Israele.24 I traviati di spirito giungeranno ad avere intendimento e i mormoratori, impareranno la sana dottrina. (Isaia 29,17-24)

     

     Questo testo di Isaia  viene spesso accostato nelle predicazioni e nei commenti  al racconto evangelico della guarigione del sordo balbuziente operata da Gesù.  Si tratta di un accostamento  che sollecita l’emotività  non la ragione e rischia di trattare la fede come una emozione infantile : “ che bello! Isaia già vedeva l’azione di Gesù!”.  Può darsi che Marco (7,31-37), raccontando questo episodio pensi ad Isaia.  Certamente Isaia non preannunciava Gesù. E’ ai primi seguaci di Gesù che risulta utile e quasi spontaneo ( in quanto ebrei  e conoscitori della Bibbia e in particolare di Isaia) vedere nelle parole di Isaia un preannuncio di Gesù.

       Isaia scrive circa 700 anni prima della nascita di Gesù. Gli ebrei, a quei tempi, sono organizzati  politicamente nel Regno di Giuda. Corrono gravissimo pericolo per l’espansionismo del vicino  impero degli Assiri. Isaia interpreta queste sofferenze come conseguenza dell’infedeltà del popolo ebraico nei riguardi della parola di Dio e sogna, preannuncia l’arrivo di un “Emmanuele” (= “Dio con noi”) che salverà e libererà il popolo. E’ la figura dell’”atteso”, del Messia. Convincersi che prima o poi avverrà un rovesciamento della situazione, che potrà essere costruita una società  in cui prevalga la giustizia, che verrà un liberatore che guiderà il popolo in questo nuovo cammino significa passare dalla sofferenza nella disperazione alla sofferenza nella speranza.  Ed è questo che Isaia dona al suo popolo.  

      Oggi svolgerò soltanto alcune considerazioni sul testo proposto per la liturgia del 3 settembre 2017 dal lezionario evangelico, “ Un giorno una parola”: Isaia 29, 17-24. Mi soffermerò, in realtà sui versetti dal 17 al 21.

       Cominciamo dalla tempistica: v.17  “ Ancora un brevissimo tempo…” ; v. 18  “ In quel giorno…”  Come fanno tutti i profeti ( di tutte le religioni, e anche i profeti “laici” cioè senza religione e schiettamente politici ) i tempi di realizzazione delle loro “visioni” sono vaghi, generici. In questo caso Isaia si sbilancia alquanto, usa l’aggettivo “brevissimo” ma alla fine risulta più un’espressione retorica, di auspicio, che non una indicazione temporale. D’altro canto, anche dopo la morte  e risurrezione di Gesù  i suoi seguaci erano convinti che entro “breve “tempo  sarebbe avvenuto il “ritorno” del Cristo; Paolo sembra certo di ciò. Quel “breve” si è dilatato a coprire – per ora- soltanto 2000 anni.  Insomma, Isaia esprime una speranza, rimane nel vago. Siamo nella dimensione della visione, dell’utopia, dell’annuncio del “regno di Dio”. 

      Però si tratta di una utopia, di una visione  molto concreta. Proviamo a vedere questa concretezza.  Saranno assicurati a tutti, ma soprattutto agli umili e ai poveri  tre cose: CIBO  ( versetto 17), GIOIA ( versetto 19), SICUREZZA (versetti 20 e 21)  Si tratta delle tre dimensioni fondamentali per fondare e giustificare una società organizzata, quella che oggi chiamiamo “Stato” . Cosa si chiede allo Stato?  Perché gli abitanti di un territorio tendono a darsi  una struttura politica?  La risposta è semplice, è la stessa oggi come ai tempi di Isaia e Omero:

1) si creino le condizioni affinché nessuno muoia di fame, ogni famiglia possa godere ogni giorno del cibo sufficiente. L’intero Libano, i suoi monti, le sue vallate divenuti un immenso frutteto! Anche il paradiso terrestre era concepito come un frutteto ove ognuno trovava cibo in abbondanza.

2) si creino le condizioni perché ogni essere umano possa vivere in sicurezza. A questo proposito Isaia entra nel dettaglio, passa da una visione generica ( il “frutteto”) alla elencazione di alcune condizioni essenziali. Esaminiamo i versetti 20 e 21.  “ il tiranno ( il violento, secondo altre traduzioni) sarà scomparso” Proviamo a concretizzare. Se per aprire una attività imprenditoriale, per commerciare, qui in provincia di Trapani, oppure  per tenere  una bancarella in un quartiere di Napoli  non basta rispettare le leggi ma avere il via libera del  “potente locale” (più o meno occulto e latitante  come Matteo Messina Denaro), di fatto viviamo in una tirannide. Ci sono le tirannidi conclamate ( ad esempio la Corea del Nord) e le tirannidi occulte all’interno degli Stati democratici.

Lo schernitore sarà distrutto”.  Mi sorprende questo accostamento del “tiranno” a una figura che sembra abbastanza piccola. E invece ha ragione Isaia.  Chi ti rovina la giornata con il “mobbing”, il bullo che ti prende in giro in classe, nel posto di lavoro, nell’associazione sportiva, colui che si diverte a mortificarti perché sei mite o povero o debole,  i farabutti  che usano il Web per rovinare una ragazza, tutti questi inquinano la convivenza non meno del tiranno.

tutti quelli che tramano iniquità” . Iniquità, cioè mancanza di equità, di giustizia. Se c’è iniquità alcuni sono trattati meglio anche se non lo meritano. Un  esempio, attualissimo per noi, in Italia:  C’è un concorso pubblico, si presentano i candidati. Non lo vincono  i meritevoli ma i raccomandati. Altri due esempi: strutturare il pagamento delle tasse in modo che più sei ricco meno paghi in percentuale; organizzare il lavoro attraverso delle leggi che rendono facile sfruttare il lavoratore dipendente e pagarlo in nero. In altre parole, anche un Parlamento nel fare le leggi può “tramare iniquità”

       Il versetto 21 è tutto dedicato all’esercizio della Giustizia, ai tribunali  e auspica che non vi siano più persone condannate per aver espresso un’opinione, giudici intimoriti e circondati da tranelli, processi in cui  non viene riconosciuto il diritto dei giusti .

3) Quando si saranno realizzate queste condizioni, allora “gli umili potranno ancora gioire nell’Eterno…”    eccetera  (versetto 19) . In altre parole, la GIOIA nasce e si fonda su una situazione sociale, politica.  Non a caso, nella costituzione degli USA viene riconosciuto formalmente il “diritto alla felicità”, e qualcosa di simile è implicito in tutte la costituzioni democratiche.

      A me sembra che Isaia voglia dire che queste tre condizioni si realizzano non perché Dio, all’improvviso, compia un miracolo, ma perché nel cuore e nella mente  della gente e nella azione quotidiana della convivenza degli esseri umani maturano nuovi modi di vivere, nuovi modi di organizzare la convivenza. E’ una visione politica: quando ci muoveremo davvero in questa direzione, come afferma nel versetto 18, non saremo più ciechi, ma sapremo distinguere il bene dal male, sapremo individuare i  tramatori  di iniquità; e non saremo più sordi, sordi alla parole del Libro, sordi a cosa dice in realtà, per esempio, questo “comandamento” di Mosé: “Lavora sei giorni e fa tutto il tuo lavoro, ma il settimo è giorno di riposo, consacrato al Signore Dio tuo; non fare in esso alcun lavoro ordinario, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bestiame, né lo straniero che abita la tua città…il Signore ha benedetto il giorno del riposo e lo ha santificato” (Esodo 20,9-11).

Giovanni Lombardo - culto del 3 settembre 2017

 

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