;

 


16 | 12 | 2017

Login Form

Chiesa e missione (1° Corinzi 1,10-13)

 
L'apostolo, dunque, avendo sentito che nella comunità vi sono delle divisioni e dei partiti che si rifanno a dei predicatori che sono passati per Corinto (Paolo, Apollo e Cefa), sta mettendo davanti ai suoi interlocutori il fatto che l'oggetto (e il soggetto) della predicazione è Cristo e non il predicatore stesso.
Infatti, egli dice, nessuno è stato battezzato nel suo nome, ma tutti sono stati battezzati nel nome di Cristo.
È chiaro che qui sta estremizzando in modo polemico il concetto, però è significativo che egli rimarchi il fatto che vi è una differenza notevole fra chi predica (che può essere uno o un altro) e ciò che viene predicato (la salvezza ricevuta per grazia in Gesù Cristo): è in Cristo, infatti, e in lui soltanto che noi arriviamo alla fede e conosciamo la salvezza.
Di qui Paolo prende lo spunto per approfondire il tema della predicazione: «io non sono stato mandato da Cristo a battezzare, ma a evangelizzare» o, come traduce la TILC, «ad annunciare la salvezza».
Chiesa e missione (partecipazione-evangelizzazione) non sono due termini tra loro estranei.
La missione è certamente una parte importante per un credente, per colui o colei che preso dalla fede in Cristo volge la sua attenzione all'esterno per portare la sua parola... certamente questa è la nostra missione... ma questo non ci porta ad abbandonare il gregge... a non venire in chiesa la domenica oppure venire quando non ho altro da fare... perché si ha un'ora di buca... allora vado in chiesa.

 Oppure perché questa o quella domenica predica il Pastore TenClay o Alessandro Esposito... venire la domenica ai culti deve essere un appuntamento a cui nessuno può o deve mancare qualunque sia l'impegno... il venire ai culti tiene viva la propria fiamma e quella della comunità, abbiamo tutto il tempo durante la settimana e anche la domenica per gli altri o a fare altro... ma almeno quell'ora sia un'ora dedicata all'ascolto della parola, non sia un'ora di buco...
L'evangelizzazione, la predicazione, il venire ai culti, partecipare alla vita della comunità: è questa in definitiva la missione, è questo l'elemento primario dell'essere credente. Lo è per Paolo e lo è per noi.
Vocazione alla fede significa invio alla missione. È una catena: dalla predicazione, dall'ascolto della parola noi giungiamo alla fede e dalla fede siamo inviati a predicare.
Scrive Paolo: «Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? E come potranno sentirne parlare, se non c'è chi lo annunci? ... Così la fede viene da ciò che si ascolta (dall'udire), e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo» (Rom 10: 14 e 17).
Poiché la fede nasce dall'ascolto dal venire ai culti ogni domenica..., momento primario della vita della chiesa è la predicazione e non chi sta predicando, che sia Paolo, Apollo, Cefa, Tim, Rosario, Giovanni, Alessandro o Franco, la vita della chiesa è l'annuncio della Parola «in ogni occasione» (2 Tim 4:2) e chiunque esso sia in quel momento ad annunciarla.
Tutto il resto viene dopo, dal battesimo alla struttura della chiesa, alle offerte alle contribuzioni di cui la stessa chiesa vive.
Tutto il resto è secondario (o secondo), sia cronologicamente che teologicamente.
Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? È un'affermazione quanto mai semplice, quella che fa l'apostolo, ma anche terribilmente impegnativa, per noi.
È strano: noi valdesi in questo angolo della Sicilia abbiamo due chiese una è questa un'altra è a Trapani quasi nel centro delle due cittadine – inoltre abbiamo un bel sito su internet.
Eppure ... Eppure, non riusciamo ad essere visibili ai nostri concittadini, non siamo visibili, che chi vuole o vorrebbe entrare in contatto con noi deve faticare non poco, adeguarsi ai nostri ritmi e alle nostre abitudini.
In una parola: la maggior parte degli abitanti di questa città semplicemente non sa chi sono i valdesi non conoscono la nostra storia le nostre basi teologiche, non sanno che esistiamo.
L'evangelizzazione non è impegno di pochi specialisti, ma lo è di tutti i credenti.
Il Sinodo del 2013 mise in evidenza questo fatto e in un suo ordine del giorno afferma: «Il Sinodo ribadisce che ogni credente è chiamato ad essere testimone del Risorto nella concretezza della sua esistenza quotidiana; che le nostre chiese sono delle realtà in cui la speranza della fede è viva, pur nella consapevolezza del nostro peccato, e che l'invito a predicare la parola, "insisti in ogni occasione favorevole e sfavorevole, convinci, rimprovera, esorta con ogni tipo di insegnamento e pazienza" (2 Timoteo 4:2) rimane la prima urgenza della nostra vocazione ...». Anche Paolo esprime concetti simili, nella 1° lettera ai Corinzi.
Questa parola di Paolo riprende il grido di Geremia (Cap. 20), di grande intensità, in cui il profeta dice che vorrebbe ribellarsi a Dio, cessare di dire la Sua volontà – ma da questa viene afferrato (quasi violentato) e costretto a parlare, anche a rischio della vita. Geremia dice: «Mi dicevo: "Non penserò più a lui, non parlerò più in suo nome!". Ma nel mio cuore c'era come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo» (Ger.20:9).
Troppo spesso, invece noi sentiamo una certa timidezza, un certo pudore a farci sentire, a dire chi siamo e che cosa pensiamo – in una parola a testimoniare della nostra fede. Abbiamo paura di disturbare. Oppure pensiamo che i testimoni debbano essere gli altri. Mentre il Sinodo ribadisce il fatto che ogni credente è testimone. E la missione significa predicare Cristo, mentre troppo spesso le Chiese hanno finito per predicare loro stesse e le comunità confuso il predicatore con l'oggetto della predicazione che è Cristo e non il predicatore stesso.

Rosario Caradonna - culto del 1° ottobre 2017

 

Share

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

AVVISO:  I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, si accetta l'utilizzo dei cookie da parte nostra. I nostri sono solo cookie tecnici, ovvero quelli in grado di registrare informazioni per non costringerci a digitarle ogni volta che visitiamo il sito.