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16 | 12 | 2017

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EFFATÀ! = APRITI!

«Condussero da lui (da Gesù) un sordo che parlava a stento; e lo pregarono che gli imponesse le mani. Egli lo condusse fuori dalla folla, in disparte, gli mise le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; poi, alzando gli occhi al cielo, sospirò e gli disse: “Effatà!” che vuol dire: “Apriti!” E gli si aprirono gli orecchi; e subito gli si sciolse la lingua e parlava bene. Gesù ordinò loro di non parlarne a nessuno; ma più lo vietava loro e più lo divulgavano; ed erano pieni di stupore e dicevano: “Egli ha fatto ogni cosa bene; i sordi li fa udire, e i muti li fa parlare”» (Marco 7: 32-37)

Leggendo questo passo dell’evangelo di Marco o ascoltandone la lettura, forse pensiamo alla non felice condizione dei sordi, che li isola, impedendo la comunicazione con altri mediante parole dette e udite. Essi stessi non parlano bene perché non riescono a sentire le loro stesse parole. Però tutte le altre persone sono ben liete di avere un udito buono o almeno sufficiente, e quando questo si indebolisce usano i moderni apparecchi acustici che lo migliorano. Eppure tutti, in certe condizioni, siamo sordi verso la Parola di Dio. Quest’affermazione può sembrare non vera o per lo meno esagerata, perché noi ascoltiamo e riceviamo con piacere la Parola di Dio.

Quando? Quando ci parla del suo amore e della sua potenza che riscontriamo nelle cose buone e belle della natura: in noi stessi, nella nostra salute, nel nostro benessere e in quello degli altri; nonché nelle innumerevoli cose meravigliose del creato. Ma quando avversità e afflizioni varie colpiscono noi e specialmente molta povera gente - come malattie gravi, penose e irrimediabilmente mortali, morte di bambini e di giovani, violenze, omicidi, guerre, stragi, disastri naturali, terremoti e molti altri mali - allora non vediamo più la bontà di Dio e ci domandiamo: come può un Dio amorevole e onnipotente lasciare che avvengano tutti questi mali? Allora ci è difficile ascoltare e ricevere la sua Parola e tanti arrivano anche a negare l’esistenza di questo Dio.

Eppure anche lì e proprio lì Egli è realmente presente e operante per noi e per tutte le sue creature. Questo è così vero e reale come è vera e reale la persona storica di Gesù di Nazaret. Infatti in quest’uomo e mediante quest’uomo Dio ha parlato e operato dandoci in numerose persone di quel tempo afflitte da vari mali i segni concreti e promettenti della sua opera di redenzione per tutti. Inoltre in Gesù e con Gesù si è lasciato arrestare, processare, condannare a morte ed è morto con atroci sofferenze su di una croce, fra due uomini anch’essi crocifissi, mostrando in questo modo la sua condivisione delle nostre sofferenze e morendo come noi, con noi e per noi. Risuscitando poi Gesù, ci ha dato in lui la primizia, il pegno e la promessa certa che risusciterà anche noi a una vita nuova, liberata da ogni male e felice con Lui per sempre. Tutto questo è vero, ma non è evidente né conoscibile naturalmente come le cose di questo mondo, perché il Creatore, pur presente e operante realmente nella sua creazione, è “il totalmente Altro” da essa, come ci ha detto il teologo Karl Barth. Perciò, nelle nostre condizioni naturali, non riusciamo a comprendere e ad accogliere questa sua Parola. Quindi è necessario che il Signore stesso operi in noi, secondo quanto è scritto in Matt.11: 25-27 e 16: 15-17 (vedi nota), rivolgendo ad ognuno e ad ognuna di noi per mezzo del suo Spirito questa sua potente Parola: Effatà! che vuol dire Apriti!.

Così ci apriremo veramente e scopriremo da un lato quanto è grande e grave il nostro peccato, cioè tutte le nostre colpe e miserie, e dall’altro quanto è immensamente più grande la misericordia di Dio che ci perdona e ci accoglie come figli in Gesù Cristo. Si apriranno allora le nostre orecchie per ricevere la sua Parola; si apriranno anche i nostri occhi per discernere, mediante la fede - che è “dimostrazione di cose che non si vedono” (Ebr. 11: 1) - quanto questa Parola ci dice; si aprirà la nostra mente per comprenderlo; si aprirà il nostro cuore che risponderà con gioia all’amore di Dio amando Lui e il prossimo, anche quando questo è indegno, perché Dio ha amato ed ama noi nonostante la nostra indegnità; e si scioglierà la nostra lingua per lodare e benedire Dio e per parlare bene al nostro prossimo, anche annunziandogli l’evangelo, perché ne ha bisogno quanto noi. Useremo quindi la lingua non più per dire cose vane e inutili, tanto meno per offendere, ferire e morti-ficare il nostro prossimo, ma per dire bene, per bene-dire. Così ci apriremo a Dio e al prossimo per amarlo, comprenderlo e aiutarlo. Per ricevere quest’apertura, chiediamola umilmente in preghiera al Signore, sia per noi che per i nostri simili, rassicurati e incoraggiati da queste parole di Gesù: “Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, chi cerca trova e sarà aperto a chi bussa” (Matt. 7: 7-8).

Avendola ricevuta, perché rimanga e sia rinnovata quando le avversità possono ridurla e perché sia piuttosto ampliata, perseveriamo nell’ascolto della Parola di Dio, sia leggendola nelle scritture bibliche che ascoltandola nella predicazione che ne viene fatta, perché solo da questa Parola può nascere, rinascere, crescere e fortificarsi la nostra fede (come ci dice l’apostolo Paolo nell’epistola ai Romani 10: 17). Perseveriamo altresì nella preghiera, presentando al Signore noi stessi e gli altri, perché anch’essa è apertura a Lui, dialogo con Lui, ascolto e mano tesa per ricevere quello che Lui nella sua bontà sa darci.

Tutto questo fino al giorno in cui entreremo finalmente nella piena e gloriosa realtà del regno di Dio, in cui quest’apertura sarà piena e permanente, perché si realizzerà altrettanto pienamente la nostra salvezza. Allora con immensa gioia glorificheremo il Signore con tutto il nostro essere per sempre. Amen.

 

past. Agostino Garufi - 8 ottobre 2017

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Note = Matt. 11: 25-27 «Gesù prese a dire: “Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai savi e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così ti è piaciuto. Ogni cosa mi è stata data in mano dal Padre mio; e nessuno conosce il Figlio, se non il Padre; e nessuno conosce il Padre, se non il Figlio, e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo”». Matt. 16: 15-17 «Gesù domandò ai discepoli: “E voi, chi dite che io sia?” Simon Pietro risposte: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Gesù, replicando, disse: “Tu sei beato, Simone, figlio di Giona, perché non la carne e il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli”».

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