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16 | 12 | 2017

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ricco stoltoLa parabola del ricco stolto

Or uno della folla gli disse: «Maestro, di' a mio fratello che divida con me l'eredità».  Ma Gesù gli rispose: «Uomo, chi mi ha costituito su di voi giudice o spartitore?» Poi disse loro: «State attenti e guardatevi da ogni avarizia; perché non è dall'abbondanza dei beni che uno possiede, che egli ha la sua vita». E disse loro questa parabola: «La campagna di un uomo ricco fruttò abbondantemente; egli ragionava così, fra sé: "Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti?" E disse: Questo farò: demolirò i miei granai, ne costruirò altri più grandi, vi raccoglierò tutto il mio grano e i miei beni, e dirò all'anima mia: «Anima, tu hai molti beni ammassati per molti anni; ripòsati, mangia, bevi, divèrtiti»".  Ma Dio gli disse: "Stolto, questa notte stessa l'anima tua ti sarà ridomandata; e quello che hai preparato, di chi sarà?" Così è di chi accumula tesori per sé e non è ricco davanti a Dio». Lc 12, 13-21

Di fronte a questo testo siamo un po’ confusi… Ma scusate, l’Ecclesiaste non diceva “Va', mangia il tuo pane con gioia, e bevi il tuo vino con cuore allegro, perché Dio ha già gradito le tue opere.” (Ec.9, 7)? Devo essere felice di quello che ho oppure no? qui Gesù usa una parola molto forte: chiama l’uomo “insensato”! Quel termine ci fa sussultare…

Sono un insensato se porto i miei risparmi in banca? Se, appena riesco, faccio un’assicurazione sulla vita o su danni che posso ricevere o arrecare? Se sono previdente? Se penso al futuro? Se ogni tanto prendo l’auto, vado a fare una spesona al supermercato e riempio tutti gli armadi che ho in casa?

 Il termine “insensato” se da un lato ci infastidisce, dall’altro però ci aiuta.

Insensato è nel nostro testo l’uomo che accumula. E nell’AT insensato è colui che nega Dio, l’uomo che ritiene che il valore della propria vita dipenda non da Dio ma da ciò che possiede. 

Ho riposto la mia fiducia nell'oro, all'oro fino ho detto: "Tu sei la mia speranza", (Giobbe 31,24)

Allora l’insensatezza ha a che vedere con qualcosa di più profondo che con il semplice mettere una cosa da parte. Ha a che vedere con le ragioni, con le conseguenze, con ciò che porta a fare quel gesto.

 In questo capitolo Luca ci racconta dello sforzo (anche della fatica) di Gesù. Lo sforzo di riportare alla luce le vere priorità su cui secondo Dio devono fondarsi le nostre esistenze.

Il nostro passo proseguirà con le famose “preoccupazioni”: non siate in ansia per la vita vostra, di che mangerete…i corvi non seminano, non mietono, non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre.

L’intento di Gesù in questa raccolta di parole è quello di farci volgere lo sguardo al senso della vita umana, considerando anche la sua limitatezza, il fatto che sia finita e che la sua fine non dipenda dalla nostra volontà o dalla nostra tempistica o dal nostro sforzo.

 Le parole di Gesù ci spingono, come tante altre volte è accaduto, non ad ascoltare una risposta definitiva da lui, ma a proseguire con ulteriori domande, sempre più profonde e radicali.

E quando Gesù dice “così è di chi accumula tesori davanti a sé e non è ricco davanti a Dio”, viene spontaneo chiederci: cosa vuol dire “essere ricchi” per Dio? Sono abbastanza certo che non sia legato al fatto di andare o meno al culto, di leggere o no la Bibbia, di pregare o meno…questi sono dei bisogni, delle necessità per chi crede.

La ricchezza che Dio ama è quella del ragazzo che mette a disposizione i propri 5 pani e 2 pesci, è la ricchezza della vedova che condivide olio e farina con il profeta Elia.

Perché?  Perché queste persone compiono un gesto sapendo che ciò che hanno, dopo quel gesto, non ce l’avranno più, dimostrano di non dipendere da ciò che possiedono, che il loro cuore è rivolto al di fuori di se stessi, che sanno perdere ciò che è “mio” perché diventi “nostro”.

 Un’attenzione alla grammatica di questo testo ci aiuta a cogliere ancora meglio il senso delle parole di Gesù: provate a contare nelle parole dell’uomo i pronomi personali e possessivi (io, mio) quante volte sono ripetuti! O quante volte ritorna il verbo “avere”.

L’uomo della parabola non è cattivo ma è appunto insensato, cioè, e arriviamo al nocciolo, i suoi beni sono la ragione della sua esistenza, il suo orizzonte termina e si esaurisce in essi.

Quello che lui ha decide quello che lui è.

Sarà capitato anche a noi… La proprietà non è più qualcosa che controllo ma che mi controlla; non è più qualcosa che possiedo e di cui dispongo, ma che mi possiede e che dispone di me, della mia mente e del mio cuore e delle mie energie, della mia vita! E così che la proprietà è diventata un alter ego. Quest’uomo, ma chissà se non succede anche a noi qualche volta…, parla con l’anima sua invece di parlare con Dio! Il suo interlocutore è l’alter ego, lui parla con il se stesso “ricco proprietario” e lo lusinga e gli dice: goditi pure la vita! E la sua soddisfazione è quella, il senso di tutto si chiude in quella proprietà conquistata, messa da parte che ha dominio su di lui.

Allora l’Ecclesiaste non c’entra qui, il problema non è tanto se puoi o no godere e gioire di ciò che hai, ma fermarsi a pensare: da cosa dipende la tua vita?

E a questo Gesù punta, come dicevamo con fatica, cercando di riportare alla luce le vere priorità: la vita non dipende dalla sovrabbondanza di ciò che uno possiede.

Il bene più prezioso è la vita, e di questo Gesù vuole occuparsi perché è il bene che a Dio interessa.

 I beni materiali, ci mette in guardia il testo, possono essere una distrazione fatale per la vita. Spesso questo testo è usato per parlare di economia o per arrivare al tema delle contribuzioni! È un filone che ha la sua ragion d’essere, ma se ci pensiamo bene, se l’accumulo in sé è il problema, forse non sono solo i beni materiali ciò su cui dobbiamo concentrare la nostra attenzione. I nostri depositi che ci “distraggono” dalla vita possono essere molti… Anche se il denaro è forse l’idolo più potente, non c’è solo un tesoro di soldi che mi può distrarre dall’Evangelo.

Qualche giorno fa’ ho ricevuto via whatsapp una delle solite catene che vi girano... io per mia decisione non le ri-invio... ma sicuramente alcune cose scritte erano interessanti come per esempio: l’ora passata in chiesa è lunghissima non passa mai mentre una serata con gli amici vola... 1 € è poca cosa mentre diventa tanto se devo metterlo nella colletta...

Pochi versetti più avanti leggiamo “Dove è il vostro tesoro lì sarà anche il vostro cuore”. Gesù conosce bene le dinamiche di noi esseri umani e sa che quando ci appassioniamo per una cosa non capiamo più niente, diventiamo monotematici, non pensiamo ad altro…  Là dove è il mio interesse, la mia passione, inevitabilmente metterò l’anima, le energie, il pensiero, il cuore, il corpo, tutto me stesso e nella mia dedizione a quella cosa (o a quella persona) ricercherò soddisfazione.

Degli esempi? Mah, penso che ognuno di noi saprebbe farne: il denaro, il lavoro, una relazione d’amore, il marchio, la musica, continuate voi l’elenco… In qualche modo noi viviamo, giustamente, di cose e di esperienze che si stratificano in noi.

In un certo senso si accumulano in noi, le depositiamo e diventano il nostro bagaglio. Allora ecco che anche cose buone e positive possono diventare un tesoro che accumuliamo (depositi di ricordi, di cultura, di arte, di immagini, di sogni, di sentimenti...).

Gesù non giudica in maniera negativa il risparmio, ma il fine per cui è rivolto. Il problema lo incontriamo quando ci dedichiamo al deposito in sé e per sé.

Quando invece di custodirlo lo possediamo, lo vincoliamo a noi, quando il valore della nostra vita o di quella di altri dipende da quel deposito. Accumulare vuol anche dire fissare il nostro sguardo su un avvenire che però non siamo noi a possedere. Non c’è qui alcuna condanna nei confronti dell’essere previdenti, del pensare al futuro, il fatto di voler curare il futuro dei nostri figli… Ma viene condannato il fatto di non pensare al valore del presente, al valore di ciò che rende bello e giusto il presente, il fatto di vivere il presente solo in funzione del domani, di volersi garantire un posto in prima fila nel futuro, un futuro che appunto però non è nelle tue mani.

 Nel versetto finale, in pochissime parole, troviamo messo in evidenza il discrimine, la distinzione. In un certo senso ci viene messa di fronte l’alternativa che possiamo scegliere. Accumulare tesori per sé o essere ricchi davanti a Dio. E a seconda dell’accento che diamo alle varie parole avremo sfumature differenti di queste alternative che risuoneranno in noi.

Accumulare tesori per sé o essere ricchi davanti a Dio?

Ciò che arricchisce veramente la nostra vita non è aver accumulato tanto o poco ma per chi lo abbiamo fatto. Se è unicamente per noi stessi, e per il breve tempo presente, avremo costruito e adorato un idolo, se lo avremo fatto per gli altri, per la comunità, per il futuro, avremo servito Dio.

La gioia non condivisa, ci insegna Cristo, non è reale, e anche la ricchezza non condivisa non lo è, e diventa un demone.

Il nostro deposito ha un valore reale e non illusorio se dà senso alla vita, non se la possiede.

I nostri depositi hanno un valore reale e non illusorio se sappiamo perderli per ritrovarli trasformati e moltiplicati.

Così siamo ricchi davanti a Dio, così la nostra vita acquista un senso, un sapore, una luce densa e nuova. Amen.

 

Rosario Caradonna - culto del 29 ottobre 2017

 

 

 

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