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23 | 05 | 2018

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ascensioneAscensione di Gesù

Questa domenica noi celebriamo l’Ascensione del Signore Gesù Cristo, avvenuta, come ci è raccontato nel brano che abbiamo letto, quaranta giorni dopo la sua risurrezione. In esso ci è detto che durante quei giorni Egli si è manifestato più volte e in vari modi ai suoi discepoli, dando loro ulteriori insegnamenti sulle cose relative al regno di Dio, e il quarantesimo giorno, mentre erano insieme, Egli “fu elevato”, evidentemente al “cielo”.

Ora, che significa questo? Nel linguaggio della Bibbia la parola “cielo” non indica tanto un luogo quanto una condizione superiore a quella terrena. Per esempio, la Bibbia ci dice spesso che Dio è nel cielo. Anche nella preghiera che Gesù ci ha insegnato diciamo: “Padre nostro, che sei nei cieli”. Questo non vuole localizzare Dio in una parte dell’universo, come se Egli non fosse presente anche altrove, ma vuole farci capire, come ha detto Calvino, che “come il cielo è immensamente alto al di sopra delle nostre teste, così la maestà di Dio è incomparabilmente al di sopra di noi” e delle nostre naturali capacità di conoscerlo come le realtà di questo mondo. Il teologo evangelico Karl Barth ha detto a questo proposito che “Dio è altro”, che in termini biblici equivale a “Dio è santo”.

Pertanto, quando il Nuovo Testamento ci dice che “Gesù fu elevato al cielo” vuol dirci che Egli, risuscitato dai morti, fu innalzato a condividere la stessa gloria di Dio in piena comunione con Lui. Infatti l’evangelista Giovanni ci dice che il Cristo è ritornato nella gloria che aveva prima che il mondo fosse creato (17/5), quando nel principio Egli era quella Parola che era con Dio ed era Dio (1/1).

Lo stesso discorso vale per l'espressone neotestamentaria che abbiamo anche nel credo apostolico: “Siede alla destra di Dio Padre onnipotente”. La “destra” era considerata la mano più attiva e più forte, e un posto alla destra di un personaggio importante era ritenuto particolarmente onorifico. Quindi nel caso di Gesù ora seduto alla destra di Dio, significa il massimo onore e il sommo potere che Dio gli ha dato quale suo plenipotenziario. Come ci dice l'apostolo Paolo: “Dio gli ha dato un nome al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra e sotto la terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore (Adonai), alla gloria di Dio Padre” (Fil. 2/9-11).

Gesù Cristo è il Signore!”. Questa è una delle più antiche fondamentali confessioni di fede cristiane. Molti credenti delle prime generazioni subirono il martirio per aver confessato questa fede nel mondo di allora dove il titolo di signore era dato solo all’imperatore. E nei primi decenni del secolo scorso nella Germania di Hitler molti altri cristiani, evangelici e cattolici, confessando questa stessa fede con parole ed atti, soffrirono prigione, torture e morte.

Ora tocca a noi confessare che “Gesù Cristo è il Signore”. Per farlo, Gesù ci dice che non basta dire: Signore, Signore, ma che dobbiamo fare la volontà di Dio (Mat. 7/21) come Egli ce l'ha insegnata. Quindi bisogna capire quali sono tutte le implicazioni della signoria di Gesù Cristo sulla nostra vita personale, sulla chiesa (su ogni chiesa) e sull'intera società umana, nelle situazioni particolari in cui ci troviamo, per dire le parole e prendere gli atteggiamenti coerenti con questa confessione di fede.

L'Ascensione di Gesù significa anche che Egli è tornato presso Dio non come puro spirito, ma con quel corpo umano che aveva assunto con la sua venuta nel mondo, quindi portando con sé e in sé quell'umanità che ha redento col suo sacrificio. Così potremmo dire che l’Ascensione corrisponde in senso inverso al Natale: perché, mentre a Natale il Figlio di Dio, facendosi uomo, ha portato Dio a noi per essere “Dio con noi” qui sulla terra, ora con la sua Ascensione, tornando al Padre col corpo umano che aveva assunto, ha portato noi a Dio, per essere ora “noi con Dio”. Come ce lo dice l’apostolo Paolo: “Voi moriste…, siete stati risuscitati con Cristo… e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio. Quando Cristo, la vita nostra, sarà manifestato, allora anche voi sarete con lui manifestati in gloria” (Col. 3/1-4).

Ora, in quella condizione gloriosa presso Dio, cosa fa Gesù Cristo per noi? Il Nuovo Testamento ci dice che Egli svolge il compito di mediatore e intercessore per noi. Infatti nella 1a epistola a Timoteo (2/5) c’è scritto: “C’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo”. E nell'epistola agli Ebrei ci è detto che come il sommo sacerdote israelita, dopo di aver offerto a Dio il sacrificio di un animale per l'espiazione dei peccati del suo popolo, entrava nel luogo santissimo del tempio per intercedere per questo popolo, così Cristo, dopo di aver offerto se stesso per espiare i nostri peccati, è entrato alla presenza diretta di Dio e là intercede per noi (cap. 9).

Il frutto di quest'intercessione è il dono dello Spirito Santo. Infatti Gesù ha detto ai discepoli: “Io pregherò il Padre ed Egli vi darà un altro Consolatore, che starà sempre con voi”) Gv 14/16) È lo Spirito Santo, che è un altro modo della presenza e dell'azione di Cristo stesso nei credenti di tutti i luoghi e di tutti i tempi. Perciò Egli ha anche detto loro: “Non vi lascerò orfani, tornerò a voi” (Gv 14/18). “Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine dell’età presente” (Matt. 28/20).

Questa sua presenza, però, fino al suo ritorno glorioso, è invisibile. Infatti nel nostro testo ci è detto che “una nuvola, accogliendolo, lo nascose ai loro sguardi” (dei discepoli). E credere a ciò che non si vede non è facile. Perciò i discepoli rimasero con gli occhi fissi al cielo, quasi per cercare di vedere Colui che si era reso invisibile. Ma i due angeli dissero loro: “Perché state a guardare verso il cielo?”

Queste parole sono considerate come un invito a desistere da atteggiamenti contemplativi, che lasciano i credenti nell’inerzia. E certamente il Signore non ci ha chiamati a guardare nuvole, ma a metterci al suo servizio con atti concreti da compiere ogni giorno come suoi testimoni.

Questo, però, non vuol dire che dobbiamo evitare di volgere lo sguardo al cielo nel senso della preghiera da rivolgere al Signore per ricevere nuova ispirazione e nuova forza per rispondere quotidianamente alla nostra vocazione. Infatti i discepoli, tornati dal luogo dell’Ascensione, si raccolsero in preghiera, invocando ed attendendo quello Spirito che Gesù stesso aveva loro promesso.

Preghiera, dunque, e servizio attivo, nell’attesa del ritorno del Signore, confidando nella promessa fattaci anche nel giorno dell’Ascensione: “Questo Gesù,… ritornerà nella medesima maniera in cui l'avete visto andare in cielo”.

Con questa chiara prospettiva e questa fervida attesa, anche noi impegniamoci ad essere suoi testimoni nel mondo, annunziando la sua signoria con le nostre parole e i nostri atti quotidiani, sapendo che certamente verrà il giorno in cui finalmente “ogni occhio lo vedrà” (Ap. 1/7), “ogni ginocchio si piegherà davanti a Lui e ogni lingua confesserà che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre”. Amen

past. Agostino Garufi

 

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