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18 | 06 | 2018

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I POVERI DI LIONE 
 
I valdesi prendono nome da Valdo, mercante lionese che intorno al 1170 vendette i suoi beni e si mise a predicare l’Evangelo ai suoi concittadini come più tardi Francesco d’Assisi. La gerarchia cattolica reagì in modo critico e lo scomunicò.
I “Poveri di Lione” proseguirono la loro predicazione formando piccole comunità costrette, a motivo della repressione, a condurre una esistenza clandestina. La loro fede si ispirava al “Discorso della montagna” (Matteo capitoli 5-7) di Gesù e sulle sue esigenze fondamentali: rifiuto della violenza, del giuramento, dei compromessi della chiesa con il potere politico.
Malgrado le violenti persecuzioni e l’opera spietata dell’Inquisizione, i valdesi mantennero viva la loro presenza di fede in tutto il Medio Evo. Una delle zone in cui si impiantarono con maggior consistenza furono le Alpi Cozie.

 

PROTESTANTI
 Quando sorse la Riforma protestante di Martin Lutero, i valdesi vi aderirono nel 1532, organizzandosi in comunità con predicatori propri. Per 150 anni (dal 1550 al 1700) le Valli valdesi furono così un avamposto del Protestantesimo europeo, sottoposte perciò ad attacchi da parte del governo sabaudo deciso a riconquistarle alla fede cattolica.rogo.gif
Tristemente famose nel 1655 furono le “Pasque Piemontesi” in cui i valdesi delle Valli furono trucidati a migliaia e di cui il poeta inglese John Milton scrisse il  famoso sonetto dedicato a tale massacro. Tale massacro sollevò la protesta del mondo europeo e nel 1686 la guerra di Luigi XIV che distrusse il Paese e a cui sopravvissero poche migliaia di valdesi che trovarono scampo in Svizzera da dove rientrarono tre anni dopo con una memorabile marcia denominata più tardi “Glorioso rimpatrio”.

 

EVANGELIZZAZIONE
I loro diritti civili e politici vennero riconosciuti nelle Lettere Patenti dal re Carlo Alberto solo nel 1848 (data che i valdesi festeggiano a tutt’oggi il 17 febbraio), ma la religione cattolica restava religione dello Stato.
I valdesi si impegnarono dunque a difesa della piena libertà di coscienza convinti della sua importanza per il rinnovamento civile e politico del Paese .
Per definire il loro impegno nel Risorgimento, i valdesi hanno usato il termine “evangelizzazione”, rendere attuale il messaggio dell’Evangelo: diffondendo la Bibbia, stimolando la riflessione teologica per un rinnovamento della fede cristiana del Paese.

Quest’opera di testimonianza fu effettuata con la predicazione, ma con particolare impegno nel campo dell’educazione con una diffusa rete di scuole elementari. Accanto alle scuole vennero creati convitti, orfanotrofi, scuole di artigianato. Altrettanto intenso fu l’impegno nel campo sanitario ed assistenziale con fondazione di ospedali, ricoveri per anziani, asili.
Questa attiva presenza e l’emigrazione ha condotto, negli ultimi decenni del secolo scorso, alla formazione di comunità valdesi in tutt’Italia, dal Piemonte alla Sicilia.


IL PRESENTE

I valdesi in Italia sono oggi circa 30.000 (la metà nelle Valli valdesi). Dal 1979 le loro Chiese e quelle metodiste hanno realizzato una integrazione operativa nel Sinodo unito. La cura delle comunità è affidata a un centinaio di pastori preparati presso la Facoltà Valdese di Teologia di Roma che mantiene anche un Corso di formazione teologica a distanza.
La Chiesa valdese si avvale per il lavoro culturale di centri di formazione (noto a livello internazionale quello di Agape - Prali TO), centri di cultura, di un settimanale “Riforma”, di riviste, di una casa editrice la “Claudiana”. aula.gif
La loro organizzazione è di tipo sinodale. Ogni chiesa è retta da una assemblea dei suoi membri; all’assemblea generale, detta “Sinodo”, partecipano i rappresentanti delle chiese locali. I Consigli direttivi, a tutti i livelli, sono composti da pastori e laici.
L’ambito assistenziale costituisce un impegno considerevole per i valdesi: ospedali, case per anziani e per disabili; ma anche in campo dell’istruzione: opere per giovani, scuole (come il complesso scolastico “La Noce” a Palermo e quello a Riesi - CL, il Liceo Europeo a Torre Pellice - TO).

SOLO L'EVANGELO
I valdesi sono cristiani  appartenenti alle Chiese riformate, sorte cioè con la Riforma protestante del ’500; il loro principio fondamentale è vivere la fede cristiana attenendosi al solo Evangelo. Essi considerano perciò che a costituire
 
il fondamento della religione cristiana è la Sacra Scrittura.
 
Lo spirito ecumenico è sempre stato presente nelle Chiese valdesi, che hanno sempre mantenuto intense relazioni con le chiese protestanti mondiali. Fanno parte del Consiglio Ecumenico delle Chiese e della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, che oggi rappresenta buona parte dell’evangelismo italiano.
 
Anche i rapporti con la Chiesa cattolica romana si sono fatti più liberi e rispettosi dopo il Vaticano II, da quando cioè si è fatta strada l’idea di un pluralismo religioso.
Convinti che la fedeltà all’Evangelo è più importante dell’unità e l’ecumenismo non può essere un generico e sentimentale accostamento di credenti, i valdesi pensano che il dialogo tra i cristiani debba proseguire a livello di comunità locali in una ricerca rispettosa della verità.
Il sentimento di fraternità non può annullare i problemi teologici che permangono aperti.

 

LIBERA CHIESA IN LIBERO STATO
Le Chiese valdesi hanno da sempre sostenuto la netta separazione delle chiese dallo Stato e hanno contestato ogni forma di Concordato con le cappellanie, la religione nelle scuole e hanno valutato criticamente l’esistenza di un partito politico confessionale.
In base alla Costituzione (art. 8) le Chiese valdesi e metodiste hanno, nel 1984, stipulato con lo Stato una Intesa (divenuta legge n. 449) che definisce i rapporti reciproci per quel che riguarda l’assistenza religiosa nelle carceri, ospedali, scuole senza oneri per lo Stato e senza sancire alcun privilegio per la chiesa. Hanno però deciso di avvalersi della legge sul Concordato accettando di ricevere il contributo dell’8 per mille dell’IRPEF sottoscritto dai cittadini devolvendolo esclusivamente a favore di interventi in campo assistenziale e culturale in Italia e nel Terzo Mondo.

 
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