LA LAVANDA DEI PIEDI: O DEL DISCEPOLATO COME SERVIZIO (II Parte)
3. Proposta di strutturazione del testo
- Prima di accingerci all'analisi dettagliata del nostro brano, dobbiamo compiere ancora un passo. Il testo che noi leggiamo come un blocco unico e compatto, ha infatti una sua genesi estremamente complessa ed articolata, che si può soltanto in parte ricostruire partendo dalle cesure di tipo narrativo e teologico individuabili. Com'è evidente, si tratta di un lavoro oltremodo difficile ed i risultati a cui i diversi esegeti pervengono non sono pressoché mai del tutto coincidenti. Sulla scorta di quelle che sono le più recenti ricerche concernenti il Quarto Vangelo, proveremo a stilare un'ipotesi di ricostruzione della storia del testo che possa rivelarsi, se non probabile, quantomeno attendibile.
- Per mettere in atto tale tentativo, dobbiamo in primo luogo suddividere il testo in sezioni che, sebbene nella redazione finale si trovino all'interno di una scansione narrativa che possiede il suo senso logico, possono comunque essere individuate. Per abbozzare tale suddivisione ci serviamo del recentissimo ed eccellente lavoro del biblista Jean Zumstein (ZUMSTEIN, J. L'évangile selon Saint Jean (13-21), Genève, Labor et fides, 2007), il quale propone il seguente schema:
- I versetti da 1 a 3, i quali costituiscono una sorta di «prologo» che fornisce all'intera scena la prospettiva entro cui, a giudizio del redattore, essa va inquadrata; prospettiva che rinvia al racconto della passione, al quale questi primi versetti fanno esplicito riferimento.
- I versetti 4 e 5, nei quali si incomincia a narrare il gesto della lavanda dei piedi propriamente detto; anche qui il contesto da tener presente è quello dell'inizio del racconto della passione, introdotto, così come era avvenuto per l'attività pubblica di Gesù (si veda in proposito il testo di Gv 2:1-12, le «nozze di Cana»), da una azione simbolica.
- I versetti da 6 a 11 contengono una prima interpretazione del gesto compiuto da Gesù nei riguardi dei suoi discepoli, la quale si sviluppa nel corso di un dialogo tra Gesù e Pietro, e si chiudono, poi, con la menzione del tradimento di Giuda (cui si fa già accenno al v. 2); in questa sezione, fa notare Zumstein, «il dialogo utilizza il procedimento tipicamente giovanneo del fraintendimento: esso si presenta, in tal modo, come un processo conoscitivo che permette, attraverso tre fasi successive (vv. 6-7; 8-9; 10a), di articolare il significato del gesto compiuto» (ZUMSTEIN, J. Op. cit., p. 19).
- I versetti da 12 a 17 contengono una seconda interpretazione della scena della «lavanda dei piedi», proposta dallo stesso Gesù una volta compiuto il gesto: qui il redattore del testo abbandona il dialogo per lasciar spazio al monologo del «Signore» e «maestro» che intende fornire ai suoi un esempio. Il contenuto di quanto viene espresso, fa notare Zumstein, «è rinforzato da un detto sinottico (v. 16) e da una beatitudine (v.17)» (ZUMSTEIN, J. Op. cit., p. 19), che conferiscono alla sezione un tono marcatamente didattico ed esortativo.
- I versetti da 18 a 20, infine, tornano a porre l'accento per la terza volta sull'imminente tradimento di Giuda, inquadrato entro la prospettiva del compimento delle Scritture d'Israele (vv. 18 e 19), e si concludono con un appello alla perseveranza nella fede (v. 20).
- Questa, a grandi linee, l'ipotesi di strutturazione del testo proposta da Zumstein: scansione che, nel complesso, ci sentiamo di condividere. Per poterlo fare a ragion veduta, però, dobbiamo cercare di individuare quali sono le motivazioni interne al testo che ci consentono di operare ed approvare la suddivisione proposta.
- Per quanto abbiamo ricevuto il racconto della «lavanda dei piedi» nella versione riportata dalle nostre attuali bibbie, il testo possiede comunque una sua storia, un'evoluzione che procede dallo stadio iniziale della tradizione a cui il redattore ha attinto, sino a giungere alla forma finale che la narrazione ha assunto. Nonostante sia oltremodo difficile (e, per alcuni versi, decisamente improponibile) ricostruire nel dettaglio tale percorso, cerchiamo di individuare, a partire dal testo di cui disponiamo, le sue tappe fondamentali.
- Il fatto che si tratti di un testo composito e non del tutto unitario, emerge già dalla constatazione che, al suo interno, figurino due interpretazioni del gesto compiuto da Gesù, le quali, seppure non si escludono mutuamente, sono comunque diverse e giustapposte.
- Gli esegeti, ovviamente, propongono ricostruzioni anche molto distinte l'una dall'altra per ciò che attiene alla storia del testo; ciononostante, la maggior parte di loro «concorda su due dati fondamentali: A) la scena della lavanda dei piedi (vv. 4-5) è un elemento antico della tradizione, precedente al lavoro dell'evangelista [del redattore]; B) L'interpretazione dell'evangelista [del redattore] è riscontrabile nel dialogo tra Gesù e Pietro (vv. 6-10). Il punto controverso risiede (...) nella seconda interpretazione (vv. 12-17)», che alcuni considerano appartenente allo strato più antico del testo ed altri, al contrario, ritengono essere opera del redattore finale (ZUMSTEIN, J. Op. cit., p. 20).
- L'ipotesi secondo cui i vv. 12-17 appartengono all'ultimo stadio dell'evoluzione del testo e rappresentano, pertanto, uno sviluppo del precedente dialogo tra Gesù e Pietro, appare, a prima vista, plausibile: spesso, difatti, il Quarto Vangelo osserva la regola secondo cui l'interpretazione finale segue quella originaria e non la precede. Eppure, a giudizio di Zumstein, l'ipotesi inversa (ovvero, quella secondo cui i vv. 6-11 sono redatti successivamente alla sezione che va dal v. 12 al v.17) possiede più elementi a proprio favore (ZUMSTEIN, J. Op. cit., p. 21) : vediamo quali.
- In primo luogo, i vv. 12-17 possono essere letti, senza alcun problema, in continuità con i vv. 4-5, saltando a pié pari, pertanto, la sezione che va dal v. 6 al v. 11.
- «I vv. 12-17 non tengono conto in alcun modo dell'argomentazione che è stata sviluppata all'interno dei vv. 6-11 (...) Nessun elemento dell'istruzione [del gesto compiuto da Gesù] riprende un aspetto del dialogo [appena svoltosi tra Gesù e Pietro] per svilpparlo o correggerlo. Non vi è, pertanto, alcun indizio di una qualsivoglia rilettura» (ZUMSTEIN, J. Op. cit., p. 21).
- Le due sezioni 13:4-5 e 13:12-17 possiedono una loro coerenza interna indipendente, la quale risulta del tutto comprensibile anche prescindendo dall'attuale contesto narrativo entro cui i suddetti passi si trovano inseriti: le due scene menzionate, pertanto «possono essere esistite come unità letteraria indipendente, senza la prima interpretazione (vv. 6-11)», la quale, invece, assume un significato soltanto all'interno dell'attuale configurazione del testo (ZUMSTEIN, J. Op. cit., p. 21).
- Mentre la spiegazione fornita da Gesù al gesto che egli ha appena compiuto (vv. 12-17) è immediatamente comprensibile nella sua valenza di azione simbolica che intende fungere da esempio per i primi discepoli, le parole dei vv. 6-11 si possono intendere soltanto «in riferimento al contesto narrativo della passione» entro il quale sono inquadrate e, prescindendo dal quale, non è possibile comprenderle (ZUMSTEIN, J. Op. cit., p. 21).







