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21 | 08 | 2018
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Il massacro di chi chiedeva non solo pane

porta A Guardia Piemontese in Calabria c’è una via chiamata Porta del sangue. Il sangue di chi? Raccontano che da questa stretta porta di sorda arenaria il sangue dilagava e a cascata si gettasse in mare a precipizio, laggiù alla marina nel cobalto Tirreno, dicono che fosse così copioso quel sangue che il mare non l’ha voluto tutto e ne è rimasto raggrumato nella scarpata per secoli, secca fiumana di Calabria. Porta del Sangue, il sangue di chi?

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culto mariaCarne e salvezza. E l'uomo creò la Dea Madre 

A maggio si celebrano Maria e tutte le mamme Una festa che deriva dal culto più ancestrale: quello che, da Iside a Venere fino alla madre di Gesù, spinge il mondo (maschile) a invocare divinità femminili Uomini turbati dalla musica quando sentono una calda voce femminile nera cantare un blues. Uomini rapiti dalla scrittura che non sanno dare altro nome al simulacro di donna che li ispira se non quello di “musa”. Poeti, come Keats e Leopardi, che dialogano con il volto triforme della luna. Uomini che attraversano ogni giorno una folla muta di madri divine dal capo velato che li guardano nei musei, ai trivi delle strade, rinserrate nelle edicole sacre, calamitate sui cruscotti delle auto. Uomini che dialogano con altri uomini in una seduta psicoanalitica mentre aleggia su di loro la presenza costante di un complesso di natura femminile. Chi sono questi fantasmi di donne che popolano la vita dei maschi? Sono tanti e diversi? Oppure è uno solo, quello della Madre Eterna? Considerata l’esperienza degli esseri viventi di questa terra, dov’è nell’animale femmina che fisicamente si forma la vita, credere in un principio creatore non maschile, com’è il dio del cristianesimo e già dei giudaismo e poi dell’islam, ma femminile, è stato in origine più immediato, più intuitivo.

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La preoccupante crescita dei fanatismi

È uscita tre settimane fa la traduzione italiana dell’ultimo testo di Amoz Oz, significativamente ed ironicamente intitolato “Cari fanatici”. Si tratta di una raccolta di tre brevi saggi, il primo dei quali dà il titolo al libro e contiene le riflessioni su cui, quest’oggi, vorrei soffermarmi insieme con le lettrici ed i lettori.

Nel suo argomentare lucido e accattivante, Amos Oz mette in luce tre caratteristiche che contraddistinguono il fanatismo nelle sue molteplici forme. Il primo tratto saliente è rappresentato dalla propensione integralista al dogmatismo: il linguaggio dei fanatici è assertivo, alieno da ogni problematizzazione ed estraneo alla fecondità dell’interrogazione e del dubbio. Il fanatico afferma e crede ciecamente in ciò che afferma: a suffragio delle sue tesi non stanno argomenti, ma tautologie, che egli presenta come indiscutibili verità. Il contraddittorio non fa parte del suo - ristrettissimo - universo concettuale: non ha nulla da apprendere, il fanatico: ha soltanto da insegnare e, quel che è peggio, da redimere.

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AlessandroMigliore predicazione dell'anno

È il pastore valdese Alessandro Esposito uno dei tre vincitori della seconda edizione del premio dedicato alla miglior predicazione dell'anno indetto dalla Federazione delle chiese protestanti svizzere (FEPS). Il premio, che quest'anno ha come motto "Osar pensare, poter agire, amare credere", desidera riaffermare la centralità della predicazione nella tradizione riformata: nei templi elvetici, infatti, domenica dopo domenica oltre duemila predicatori e predicatrici salgono su un pulpito per proclamare la parola di Dio e condividere riflessioni sull'importanza dell'Evangelo nei nostri tempi. La predicazione è anche, a suo modo, un'opera d'arte in cui convergono teologia, espressione orale e esperienza di vita.

Come ricorda Gottfried Locher, presidente del Consiglio della FEPS «l'obiettivo non è quello di favorire la concorrenza, ma di rendere merito e onore ai predicatori cui è concessa l'opportunità di mettere in luce il proprio lavoro». «Attraverso le loro parole - prosegue Locher - è Dio stesso a interpellare l'essere umano. Ecco perché oggi, forse più che mai, la predicazione è un'opportunità per la chiesa e per la società». Tre le categorie previste: una denominata "premio speciale", una per le lingue tedesca e romanza, l'altra per il francese e l'italiano.

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credereChe significa 'io credo in Dio'?

Quando qualcuno dice “Io credo che esiste Dio”, abbiamo l’impressione che abbia detto qualcosa. Dunque, che cosa ha detto? Per quanto riguarda credere, come abbiamo ricordato in queste stesse pagine, il verbo è usato appositamente in un modo ambiguo, che non permette di sapere se chi lo pronuncia accetterebbe la parafrasi “senza alcun dubbio Dio esiste”, oppure “sono sicuro”, o “forse esiste Dio”, oppure “mi piacerebbe se esistesse Dio”, eccetera.

Quanto a Dio, per sapere che cosa è stato detto dovrei sapere che cosa è “Dio”, ma davve­ro non lo so. Nessuno lo sa. L'idea di Dio è irrappresentabile. Si comprehendere potuisti, aliud pro Deo comprehendisti (Agostino di Ippona): se ti sembra di capirlo, non è Dio. E dunque le persone, quando dicono “io credo in Dio”, non sanno che cosa stanno dicendo.

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Lutero-ebraismo-510Lutero e l’ebraismo: una questione spinosa

 

di Alessandro Esposito

1. L’ebraismo nel contesto della società cristiana medievale: una sintesi

Prima di accingerci allo studio specifico relativo alla posizione di Lutero in merito al popolo ebraico ed alla sua tradizione di fede e di pensiero, è opportuno stilare un profilo sintetico di quello che era il quadro offerto dalla società cristiana medievale in ordine alla questione che intendiamo affrontare ed approfondire. 

Gli storici dell’età medievale e di quella cosiddetta proto-moderna sono pressoché concordi nel rilevare un alto grado di segregazione e discriminazione a danno degli ebrei in seno ai distinti contesti dell’Europa occidentale cristianizzata: molteplici erano difatti in tal senso i provvedimenti restrittivi messi in atto nei confronti dei sudditi di tradizione culturale e religiosa ebraica, i quali erano estromessi dalla giurisdizione civile per ciò che concerneva l’eredità della terra e di beni immobili, nonché impossibilitati all’esercizio di funzioni pubbliche. Da tale esclusione deriva la dedizione degli ebrei ad attività commerciali e di prestito di denaro, nonché alla professione medica, nella quale eccelsero sin dalla tarda età antica grazie alla loro preparazione scientifica e pratica.

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martinlutero1517 – 2017, 500 anni dalla Riforma

 

Lutero ha aperto in molti modi la strada al mondo moderno, laico e multiculturale. È per questa ragione che occorrerebbe trasformare la ricorrenza del 31 ottobre 2017 (il cinquecentenario dell'affissione delle 95 tesi di Wittenberg) in una vera e propria festa di liberazione.

La cosiddetta “civiltà occidentale”, se è quello che è (quando lo è), tollerante e democratica, lo deve in gran parte a lui, a Lutero. Non è certo un’esagerazione collocare il Grande Riformatore fra i giganti nella storia del pensiero, qualificandolo come uno degli uomini di spicco – con i quali ogni tanto l’umanità ci sorprende – purtroppo non sufficientemente riconosciuto e apprezzato per il valore e l’influenza che la sua opera ha avuto nel forgiare il mondo moderno.

Il Cattolicesimo da una parte, con il suo strapotere, bollando e perseguitando il grande Riformatore come pericoloso eretico, ha insistentemente lavorato per secoli, calunniando e degradando la sua persona e la sua opera; il Luteranesimo dall’altra ha agito riduttivamente, imbalsamando questo grande personaggio storico nella figura di “fondatore di una nuova Chiesa”, mentre Lutero è stato indubbiamente molto, ma molto di più.

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