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21 | 09 | 2018
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vito mancuso

Intervista a Vito Mancuso

“La Curia non dimentica". Arriverà un anti-Francesco.”Sesso, soldi e sangue. Delle tre esse che i maestri di giornalismo del Novecento indicavano come fattore propulsivo per ogni avventura editoriale, almeno due – sesso e soldi – sono le questioni che tengono inchiodata la Chiesa alla sua coscienza periclitante, alla verità ufficiale esausta e precaria, alla miseria di parte del suo clero, ai veleni dei suoi corvi.

Vito Mancuso è il teologo italiano che con più nettezza e severità osserva e indaga la realtà cattolica.

La salvezza della Chiesa passa dalle donne, dalla energia che esse custodiscono e non sono messe in condizione di liberare, e dall’abolizione del voto di castità, che oramai è insostenibile.

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spongUna critica della religione in una prospettiva mistica

Il vescovo Spong cerca la vita eterna in un io che si dilata fino all’eterno essere

John Shelby Spong è un vescovo, ora emerito, della Chiesa episcopale degli Stati Uniti, nato nel North Carolina nel 1931. Discepolo di Paul Tillich, ha scritto molti libri sui problemi posti oggi alla fede dalla visione scientifica, sempre con l’intento di essere capito dai lettori colti, anche se non teologi. Vita eterna è, per ora, il suo penultimo libro, pubblicato nel 2009. L’ultimo è un commento al Vangelo di Giovanni, in cui egli trova una chiave per una nuova comprensione di Gesù e di Dio.

Una nuova comprensione è quella che egli ritiene ormai indispensabile, perché la religione, anche la cristiana, non offre più risposte attendibili: «Il cuore non può adorare ciò che la mente rifiuta» (p. 150).

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Il massacro di chi chiedeva non solo pane

porta A Guardia Piemontese in Calabria c’è una via chiamata Porta del sangue. Il sangue di chi? Raccontano che da questa stretta porta di sorda arenaria il sangue dilagava e a cascata si gettasse in mare a precipizio, laggiù alla marina nel cobalto Tirreno, dicono che fosse così copioso quel sangue che il mare non l’ha voluto tutto e ne è rimasto raggrumato nella scarpata per secoli, secca fiumana di Calabria. Porta del Sangue, il sangue di chi?

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culto mariaCarne e salvezza. E l'uomo creò la Dea Madre 

A maggio si celebrano Maria e tutte le mamme Una festa che deriva dal culto più ancestrale: quello che, da Iside a Venere fino alla madre di Gesù, spinge il mondo (maschile) a invocare divinità femminili Uomini turbati dalla musica quando sentono una calda voce femminile nera cantare un blues. Uomini rapiti dalla scrittura che non sanno dare altro nome al simulacro di donna che li ispira se non quello di “musa”. Poeti, come Keats e Leopardi, che dialogano con il volto triforme della luna. Uomini che attraversano ogni giorno una folla muta di madri divine dal capo velato che li guardano nei musei, ai trivi delle strade, rinserrate nelle edicole sacre, calamitate sui cruscotti delle auto. Uomini che dialogano con altri uomini in una seduta psicoanalitica mentre aleggia su di loro la presenza costante di un complesso di natura femminile. Chi sono questi fantasmi di donne che popolano la vita dei maschi? Sono tanti e diversi? Oppure è uno solo, quello della Madre Eterna? Considerata l’esperienza degli esseri viventi di questa terra, dov’è nell’animale femmina che fisicamente si forma la vita, credere in un principio creatore non maschile, com’è il dio del cristianesimo e già dei giudaismo e poi dell’islam, ma femminile, è stato in origine più immediato, più intuitivo.

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La preoccupante crescita dei fanatismi

È uscita tre settimane fa la traduzione italiana dell’ultimo testo di Amoz Oz, significativamente ed ironicamente intitolato “Cari fanatici”. Si tratta di una raccolta di tre brevi saggi, il primo dei quali dà il titolo al libro e contiene le riflessioni su cui, quest’oggi, vorrei soffermarmi insieme con le lettrici ed i lettori.

Nel suo argomentare lucido e accattivante, Amos Oz mette in luce tre caratteristiche che contraddistinguono il fanatismo nelle sue molteplici forme. Il primo tratto saliente è rappresentato dalla propensione integralista al dogmatismo: il linguaggio dei fanatici è assertivo, alieno da ogni problematizzazione ed estraneo alla fecondità dell’interrogazione e del dubbio. Il fanatico afferma e crede ciecamente in ciò che afferma: a suffragio delle sue tesi non stanno argomenti, ma tautologie, che egli presenta come indiscutibili verità. Il contraddittorio non fa parte del suo - ristrettissimo - universo concettuale: non ha nulla da apprendere, il fanatico: ha soltanto da insegnare e, quel che è peggio, da redimere.

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AlessandroMigliore predicazione dell'anno

È il pastore valdese Alessandro Esposito uno dei tre vincitori della seconda edizione del premio dedicato alla miglior predicazione dell'anno indetto dalla Federazione delle chiese protestanti svizzere (FEPS). Il premio, che quest'anno ha come motto "Osar pensare, poter agire, amare credere", desidera riaffermare la centralità della predicazione nella tradizione riformata: nei templi elvetici, infatti, domenica dopo domenica oltre duemila predicatori e predicatrici salgono su un pulpito per proclamare la parola di Dio e condividere riflessioni sull'importanza dell'Evangelo nei nostri tempi. La predicazione è anche, a suo modo, un'opera d'arte in cui convergono teologia, espressione orale e esperienza di vita.

Come ricorda Gottfried Locher, presidente del Consiglio della FEPS «l'obiettivo non è quello di favorire la concorrenza, ma di rendere merito e onore ai predicatori cui è concessa l'opportunità di mettere in luce il proprio lavoro». «Attraverso le loro parole - prosegue Locher - è Dio stesso a interpellare l'essere umano. Ecco perché oggi, forse più che mai, la predicazione è un'opportunità per la chiesa e per la società». Tre le categorie previste: una denominata "premio speciale", una per le lingue tedesca e romanza, l'altra per il francese e l'italiano.

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credereChe significa 'io credo in Dio'?

Quando qualcuno dice “Io credo che esiste Dio”, abbiamo l’impressione che abbia detto qualcosa. Dunque, che cosa ha detto? Per quanto riguarda credere, come abbiamo ricordato in queste stesse pagine, il verbo è usato appositamente in un modo ambiguo, che non permette di sapere se chi lo pronuncia accetterebbe la parafrasi “senza alcun dubbio Dio esiste”, oppure “sono sicuro”, o “forse esiste Dio”, oppure “mi piacerebbe se esistesse Dio”, eccetera.

Quanto a Dio, per sapere che cosa è stato detto dovrei sapere che cosa è “Dio”, ma davve­ro non lo so. Nessuno lo sa. L'idea di Dio è irrappresentabile. Si comprehendere potuisti, aliud pro Deo comprehendisti (Agostino di Ippona): se ti sembra di capirlo, non è Dio. E dunque le persone, quando dicono “io credo in Dio”, non sanno che cosa stanno dicendo.

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