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19 | 04 | 2019
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al tempioOggi si è adempiuta...

“Lo Spirito del Signore è sopra di me;perciò Egli mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha mandato ad annunciare la liberazione ai prigionieri,e ai ciechi il recupero della vista;a rimettere in libertà gli oppressi,a proclamare l’anno accettevole del Signore”.(Luca 4, 18-19, cf. Isaia 61, 1-3)

Era il momento: Gesù chiuso il libro e resolo all’inserviente si mise a sedere e gli occhi di tutti erano puntati su di lui.

Non volava una mosca, il tempo era come sospeso.

Finalmente inizia a parlare. Dice: “Oggi”, “Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi udite”.

La prima parola che Gesù pronunciò quel giorno fu “oggi”.

La prima parola di tutte le parole che Gesù avrebbe pronunciato da allora in poi nel Vangelo di Luca fu “oggi”.

Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi udite.

Dio non dimentica le sue promesse.

Oggi la parola antica diventa nuova, l’antica parola di attesa è adempiuta, è riempita, è completata.

Oggi è l’oggi di Dio che ricorda e agisce, del Dio che resta fedele.

Il testo ci dice che ascoltarono “Le parole di grazia che uscivano dalla sua bocca”.

Nella sinagoga ci fu un mormorio crescente, le voci si intrecciarono, chi diceva una cosa, chi diceva un’altra…

poi qualcuno chiese a voce alta: “Ma non è costui il figlio di Giuseppe?”.

La domanda suonò retorica e un po’ beffarda.

Come sono strane e sempre simili le dinamiche di gruppo!

Sì - gli rispose qualcun altro – sì certo.

È uno di noi, uno dei nostri figli, lo conosciamo da quando è nato…

Beh, e allora come può affermare quello che ha appena detto?

L’“anno di grazia” è l’anno giubilare, l’anno in cui tutti tornano in possesso dopo 50 anni della propria terra, della propria libertà.

Ma quando mai questa parola è stata messa in pratica? mai a nostra memoria.

E adesso questo qui è tornato da chissà quali giri strani per sconvolgere la nostra vita tranquilla, gli equilibri che viviamo, a mettere in pericolo la nostra economia. Liberazione dei prigionieri, la vista ai ciechi… ma quando mai?

dai, parlerà bene, per carità, conoscerà le scritture certamente ma sempre un falegname e figlio di falegname senza uno straccio di terra è!

Come può uno così dire che oggi comincia il giubileo?

Chi potrà prenderlo sul serio fra quelli che contano qui in paese?

È andato via di casa per un po’ ed ecco, si monta la testa…

ma va, torna a bottega che è meglio…

La scena come ce la racconta Luca è andata più o meno così.

Quella mattina c’era stata aspettazione, curiosità per le parole di un compaesano che altrove si stava facendo un nome, ma quella stessa mattina – ci narra Luca – quella predisposizione all’ascolto si trasformò in rifiuto, opposizione, condanna, tumulto.

Subito dopo le sue parole rivelatorie, Gesù fu infatti trascinato sull’orlo di un burrone, scampò per un soffio a un linciaggio.

Il testo infatti si conclude così: “Si alzarono, lo cacciarono fuori dalla città, e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale era costruita la loro città per precipitarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò”.

Che era successo? Perché andò tutto storto quella mattina?

Gesù aveva riservato quella rivelazione “Oggi, si è adempiuta questa Scrittura che voi udite” ai suoi amici, alla sua famiglia, ai suoi vicini.

Era tornato a casa per condividere il senso profondo e la direzione della sua speciale vocazione cui era giunto dopo lungo travaglio.

Avrebbe voluto da loro una benedizione, una preghiera speciale, un accompagnamento alla missione di liberazione degli oppressi che quel giorno cominciava ma ne ottenne un rifiuto violento, una minaccia di morte.

Era l’ombra della croce che si estendeva dal futuro su quel presente incerto e difficile, era il travagliato inizio di una breve vita pubblica che un giorno non molto lontano sarebbe stata strappata via con violenza.

Questo l’evangelista Luca lo sapeva e lo sappiamo anche noi.

Ma cerchiamo di andare un po’ più in fondo a cosa accadde a Nazareth quella mattina.

Cosa si agitò nel cuore dei nazareni che si trasformò in rifiuto ad accogliere la promessa, in collera e in un possibile omicidio?

In queste settimane abbiamo sentito parlare di navi con a bordo fratelli, strappati a sicura morte nel nostro mare, in cerca di speranza rimasti invece abbandonati su due navi,nella speranza che qualcuno tendesse loro la mano per portali sulla terra ferma pronti ad accoglierli. Qualche giorno fa questo purtroppo non è successo a 170 fratelli morti annegati nel nostro mare perché un ministro del governo italiano ha deciso che non dovevano essere soccorsi.

Già l’accoglienza. Vi ricordate della difficile accoglienza del profeta Elia da parte di una vedova di Sarepta. La cita anche Gesù. Uno straniero ebreo accolto da una poverissima donna pagana.

Fu un’accoglienza che portò benedizione ad entrambi.

Ora qui a Nazareth avvenne l’opposto.

Gesù era a casa sua, fra i suoi cari, e da casa sua fu cacciato via.

Quel giorno Gesù uscì da Nazareth e non ci tornò mai più.

Divenne un senza casa quel giorno Gesù, bisognoso ogni sera di un riparo offerto da qualcun altro, uno che non ebbe più un luogo suo dove posare il capo.

Forse non abbiamo mai riflettuto su questo... Gesù divenne un profugo...

L’invidia, la meschinità che abita il cuore umano può aver suscitato quella domanda beffarda: Ma non è costui il figlio di Giuseppe? L’umile Giuseppe, il falegname? Dunque chi si crede di essere questo qui di più dei nostri figli?

L’invidia è un sentimento potente e distruttivo che agisce nel profondo, partorisce sentimenti inconfessabili che sminuisce l’altro, tende ad annullarlo e infine genera violenza.

Dunque meschinità e invidia generarono quella prima reazione che si sposò con la superficialità degli altri e sparse scetticismo e sospetto sull’integrità stessa di Gesù. Cosa sta dicendo questo qui?

“Lo Spirito del Signore è sopra di me…

Oggi si è adempiuta la Scrittura che voi udite”

Ma chi ci crede?

Ecco che Gesù comprese l’implicita pretesa che lui portasse le prove di quello che stava dicendo.

Abbiamo sentito dire che a Capernaum hai fatto grandi cose. Bene! Com’è che qui non fai niente di straordinario?

Gesù riconobbe la tentazione che aveva incontrato nel deserto: Se sei figlio di Dio, Dai! Stupiscici!

Ma non era questo che Gesù aveva deciso di fare della sua vocazione.

Non era e non sarebbe stato mai un mago da baraccone!

Nella sinagoga di Nazareth quella mattina avrebbe potuto cominciare l’anno di grazia.

Ai nazareni Gesù aveva donato una parola di rivelazione, dalla sua terra poteva iniziare l’avvento del Regno di Dio se solo avessero creduto in lui, invece Gesù fu cacciato via e non poté ritornarvi mai più.

Cosa dice a noi quella storia di incredulità, di mancata accoglienza, di tragico rifiuto?
Questa storia rappresenta per noi un monito, una sfida e un incoraggiamento.

È un monito perché come i nazareni anche noi possiamo pensare di conoscere bene Gesù e che non ci sia nulla di nuovo da sapere su di lui.

Per i nazareni era il figlio di Giuseppe, per noi è il figlio di Dio di cui abbiamo sentito parlare sin da quando eravamo piccoli.

Cosa c’è di nuovo da sapere di lui che non sappiamo già da sempre?

I nazareni conoscevano la parola di Dio ma non si aprirono al nuovo che c’era nascosto nell’antica parola di Isaia.

Conoscevano Gesù ma non avevano fiducia che lui potesse mettere in atto la parola annunciata o dare un significato nuovo a una parola antica.

E anche noi che conosciamo Gesù possiamo non aspettarci nulla dall’antica parola che ci viene trasmessa e possiamo non credere che qualcosa di nuovo possa accadere a partire da quella parola.

Ma c’è un oggi, un “oggi” che Gesù pronunciò allora e pronuncia ora che rende nuova, rivoluzionaria, deflagrante quella parola!

Anche oggi lo Spirito è presente in Gesù per liberare gli oppressi, oggi Egli può restituire ai ciechi la vista, oggi Gesù può restituire libertà e integrità ai rapporti fra le persone.

Oggi siamo sfidati a credere in questa parola e fondare la vita su questa parola.

Oggi non domani! Oggi! Anche se è difficile perché siamo scoraggiati, oggi, anche se siamo tentati di pensare che non cambierà mai niente.

L’oggi di Gesù ci incoraggia a fare noi quello che i nazareni non riuscirono e non vollero fare: aprirci all’opera di salvezza e di liberazione che Gesù può compiere in mezzo a noi.

Oggi noi siamo qui insieme, cristiani con delle diversità che bevono dalla stessa fonte che credono e guardano alla stessa Luce, chiamati all’accoglienza dell’altro e dell’altra ricordandoci che da quando a Nazareth Gesù fu cacciato via da casa sua lui ha sempre cercato una casa che lo accogliesse. Se qualcuno qui stasera, seduto tra queste panche, pensa che è giusto lasciare che gommoni pieni di fratelli affondino nel nostro mare e che le nostre porte o porti restino chiusi allora sta prendendo in giro il fratello che gli è seduto accanto e se stesso, non certo Gesù che conosce i suoi pensieri, sarebbe meglio per lui alzarsi ed uscire perché questa non può essere la sua casa e non può stare certo accanto a Gesù il profugo e senza casa.

Se accogliamo Gesù nel nostro cuore e ne facciamo la sua casa, se accogliamo la sua parola e ne facciamo il programma della nostra vita, Gesù viene a stare con noi e la salvezza entra nelle nostre case.

E non è mai troppo tardi.

Una delle ultime parole che Gesù pronunciò sulla croce fu ancora e sempre una parola di salvezza quando disse a chi era crocifisso accanto a lui e gli chiedeva conforto: “In verità ti dico che oggi sarai con me in paradiso” (23,43).

Dunque “oggi se udite la sua voce non indurite il vostro cuore”.

Gesù oggi, proprio oggi ci coinvolge nel suo piano d’amore e di giustizia, ce ne rende partecipe. “Oggi si adempie questa Scrittura che voi udite!” –Amen-

Rosario Caradonna - Celebrazione ecumenica a Mazara del Vallo - 20 gennaio 2019

 

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