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21 | 08 | 2018
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geremiaDA GEREMIA A SAVIANO

ESISTE, ANCORA OGGI, L’AZIONE PROFETICA?

Ci viene proposto, per oggi 29 luglio 2018, di commentare l’inizio del libro di Geremia, uno dei tanti libri profetici contenuti in quella raccolta di testi della tradizione ebraica, poi fatta propria dai cristiani, chiamata “Bibbia”. E’ un testo strano, ma, nella sostanza, ci dice come Geremia abbia compreso e vissuto la sua “vocazione” a fare il profeta, malgrado proprio non ne avesse voglia.

La parola del Signore mi fu rivolta in questi termini: “ prima che io ti avessi formato nel grembo di tua madre, io ti ho conosciuto; prima che tu uscissi dal suo grembo, io ti ho consacrato e ti ho costituito profeta delle nazioni”. Io risposi: “ Ahimè, Signore, Dio, io non so parlare, perché non sono che un ragazzo”. Ma il Signore mi disse: “Non dire – sono un ragazzo – perché tu andrai da tutti quelli ai quali ti manderò e dirai tutto quello che io ti comanderò. Non li temere, perché io sono con te per liberarti”, dice il Signore. Poi il signore stese la sua mano e mi toccò la bocca; e il Signore mi disse: “ Ecco, io ho messo le mie parole nella tua bocca. Vedi, io ti stabilisco oggi sulle nazioni e sopra i regni, per sradicare, per demolire, per abbattere, per distruggere, per costruire e per piantare” (Geremia 1,4-10)

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ascensioneAscensione di Gesù

Questa domenica noi celebriamo l’Ascensione del Signore Gesù Cristo, avvenuta, come ci è raccontato nel brano che abbiamo letto, quaranta giorni dopo la sua risurrezione. In esso ci è detto che durante quei giorni Egli si è manifestato più volte e in vari modi ai suoi discepoli, dando loro ulteriori insegnamenti sulle cose relative al regno di Dio, e il quarantesimo giorno, mentre erano insieme, Egli “fu elevato”, evidentemente al “cielo”.

Ora, che significa questo? Nel linguaggio della Bibbia la parola “cielo” non indica tanto un luogo quanto una condizione superiore a quella terrena. Per esempio, la Bibbia ci dice spesso che Dio è nel cielo. Anche nella preghiera che Gesù ci ha insegnato diciamo: “Padre nostro, che sei nei cieli”. Questo non vuole localizzare Dio in una parte dell’universo, come se Egli non fosse presente anche altrove, ma vuole farci capire, come ha detto Calvino, che “come il cielo è immensamente alto al di sopra delle nostre teste, così la maestà di Dio è incomparabilmente al di sopra di noi” e delle nostre naturali capacità di conoscerlo come le realtà di questo mondo. Il teologo evangelico Karl Barth ha detto a questo proposito che “Dio è altro”, che in termini biblici equivale a “Dio è santo”.

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Jose ArregiIl cosmo come rivelazione”. La teologia di fronte alle scoperte della scienza

Misurarsi e misurare la teologia cristiana con le nuove scoperte della scienza: è questa la sfida cui tenta di rispondere il volume Il cosmo come rivelazione. Una nuova storia sacra per l’umanità appena dato alle stampe dalla Gabrielli Editore. Curato dalla giornalista Claudia Fanti e dal teologo José María Vigil, il libro raccoglie gli interventi di alcuni dei più noti teologi al mondo: José Arregi, Leonardo Boff, Ivone Gebara, Manuel Gonzalo, Diarmuid O'Murchu (oltre che un intervento dello stesso Vigil). Di seguito, per gentile concessione della casa editrice, pubblichiamo uno stralcio del testo di José Arregi.

Il credo dinanzi alle scienze. Appunti per una teologia credibile: José Arregi 

Spirito “e” materia?

La tradizione occidentale greco-cristiana, filosofica e religiosa, è stata chiaramente dualista, intendendo il mondo, e soprattutto l’essere umano, come composto da due elementi: materia e spirito, la materia come massa inerte e lo spirito come autocoscienza indipendente dalla materia. Le scienze, specialmente la fisica e la biologia, non permettono più di conservare questa visione dualista ancora tanto radicata.

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pasquaSiamo già risorti con Cristo

Essendo stati sepolti con lui nel battesimo, in lui siete anche stati insieme risuscitati, mediante la fede nella potenza di Dio che lo ha      risuscitato dai morti.   E con lui Dio ha vivificato voi, che eravate morti nei peccati e nell'incirconcisione della carne, perdonandovi tutti i peccati.   Egli ha annientato il documento fatto di ordinamenti, che era contro di noi e che ci era nemico, e l'ha tolto di mezzo inchiodandolo alla     croce;   avendo quindi spogliato le potestà e i principati, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro in lui. (Colossesi 2,12-15)

Cari fratelli e care sorelle,

il testo che abbiamo letto va messo in relazione agli altri testi dell’apostolo Paolo, per notare uno sviluppo teologico nel suo pensiero.

Che il cristiano sia unito alla morte e sepoltura di Cristo nel battesimo, è un dato che viene sottolineto anche nelle altre lettere di Paolo. Per esempio in  Rm 6, 4-5: «[4]Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. [5]Se infatti siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione.»

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