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16 | 11 | 2018
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figli di ZebedeoI figli di Zebedeo

Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». 36Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». 37Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». 38Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». 39Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. 40Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».

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povertàUna fede senza favoritismi

Il testo da cui ho tratto la mia meditazione è quello previsto per questa domenica da “Un giorno, una parola” ed è estrapolato dall’Epistola di Giacomo.

L’Epistola di Giacomo è tra tutti i testi del Nuovo Testamento la lettera più scomoda. In essa non c’è alcun riferimento alla passione, alla morte, alla resurrezione di Gesù Cristo. Per tali motivi il suo inserimento nel canone biblico è stato abbastanza travagliato. Se non fosse per il primo verso sia del primo che del secondo capitolo (che sembrano siano delle aggiunte successive inserite al solo scopo di cristianizzare il testo) il nome di Gesù non verrebbe neppure nominato.

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emmausUn cuore libero di ardere

Due di loro se ne andavano in quello stesso giorno a un villaggio di nome Emmaus, distante da Gerusalemme sessanta stadi; e parlavano tra di loro di tutte le cose che erano accadute. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù stesso si avvicinò e cominciò a camminare con loro. Ma i loro occhi erano impediti a tal punto che non lo riconoscevano.Egli domandò loro: «Di che discorrete fra di voi lungo il cammino?» Ed essi si fermarono tutti tristi. Uno dei due, che si chiamava Cleopa, gli rispose: «Tu solo, tra i forestieri, stando in Gerusalemme, non hai saputo le cose che vi sono accadute in questi giorni?» Egli disse loro: «Quali?» Essi gli risposero: «Il fatto di Gesù Nazareno, che era un profeta potente in opere e in parole davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e i nostri magistrati lo hanno fatto condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui che avrebbe liberato Israele; invece, con tutto ciò, ecco il terzo giorno da quando sono accadute queste cose. È vero che certe donne tra di noi ci hanno fatto stupire; andate la mattina di buon’ora al sepolcro, non hanno trovato il suo corpo, e sono ritornate dicendo di aver avuto anche una visione di angeli, i quali dicono che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato tutto come avevano detto le donne, ma lui non lo hanno visto».

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geremiaDA GEREMIA A SAVIANO

ESISTE, ANCORA OGGI, L’AZIONE PROFETICA?

Ci viene proposto, per oggi 29 luglio 2018, di commentare l’inizio del libro di Geremia, uno dei tanti libri profetici contenuti in quella raccolta di testi della tradizione ebraica, poi fatta propria dai cristiani, chiamata “Bibbia”. E’ un testo strano, ma, nella sostanza, ci dice come Geremia abbia compreso e vissuto la sua “vocazione” a fare il profeta, malgrado proprio non ne avesse voglia.

La parola del Signore mi fu rivolta in questi termini: “ prima che io ti avessi formato nel grembo di tua madre, io ti ho conosciuto; prima che tu uscissi dal suo grembo, io ti ho consacrato e ti ho costituito profeta delle nazioni”. Io risposi: “ Ahimè, Signore, Dio, io non so parlare, perché non sono che un ragazzo”. Ma il Signore mi disse: “Non dire – sono un ragazzo – perché tu andrai da tutti quelli ai quali ti manderò e dirai tutto quello che io ti comanderò. Non li temere, perché io sono con te per liberarti”, dice il Signore. Poi il signore stese la sua mano e mi toccò la bocca; e il Signore mi disse: “ Ecco, io ho messo le mie parole nella tua bocca. Vedi, io ti stabilisco oggi sulle nazioni e sopra i regni, per sradicare, per demolire, per abbattere, per distruggere, per costruire e per piantare” (Geremia 1,4-10)

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