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17 | 07 | 2018

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ascensioneAscensione di Gesù

Questa domenica noi celebriamo l’Ascensione del Signore Gesù Cristo, avvenuta, come ci è raccontato nel brano che abbiamo letto, quaranta giorni dopo la sua risurrezione. In esso ci è detto che durante quei giorni Egli si è manifestato più volte e in vari modi ai suoi discepoli, dando loro ulteriori insegnamenti sulle cose relative al regno di Dio, e il quarantesimo giorno, mentre erano insieme, Egli “fu elevato”, evidentemente al “cielo”.

Ora, che significa questo? Nel linguaggio della Bibbia la parola “cielo” non indica tanto un luogo quanto una condizione superiore a quella terrena. Per esempio, la Bibbia ci dice spesso che Dio è nel cielo. Anche nella preghiera che Gesù ci ha insegnato diciamo: “Padre nostro, che sei nei cieli”. Questo non vuole localizzare Dio in una parte dell’universo, come se Egli non fosse presente anche altrove, ma vuole farci capire, come ha detto Calvino, che “come il cielo è immensamente alto al di sopra delle nostre teste, così la maestà di Dio è incomparabilmente al di sopra di noi” e delle nostre naturali capacità di conoscerlo come le realtà di questo mondo. Il teologo evangelico Karl Barth ha detto a questo proposito che “Dio è altro”, che in termini biblici equivale a “Dio è santo”.

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Jose ArregiIl cosmo come rivelazione”. La teologia di fronte alle scoperte della scienza

Misurarsi e misurare la teologia cristiana con le nuove scoperte della scienza: è questa la sfida cui tenta di rispondere il volume Il cosmo come rivelazione. Una nuova storia sacra per l’umanità appena dato alle stampe dalla Gabrielli Editore. Curato dalla giornalista Claudia Fanti e dal teologo José María Vigil, il libro raccoglie gli interventi di alcuni dei più noti teologi al mondo: José Arregi, Leonardo Boff, Ivone Gebara, Manuel Gonzalo, Diarmuid O'Murchu (oltre che un intervento dello stesso Vigil). Di seguito, per gentile concessione della casa editrice, pubblichiamo uno stralcio del testo di José Arregi.

Il credo dinanzi alle scienze. Appunti per una teologia credibile: José Arregi 

Spirito “e” materia?

La tradizione occidentale greco-cristiana, filosofica e religiosa, è stata chiaramente dualista, intendendo il mondo, e soprattutto l’essere umano, come composto da due elementi: materia e spirito, la materia come massa inerte e lo spirito come autocoscienza indipendente dalla materia. Le scienze, specialmente la fisica e la biologia, non permettono più di conservare questa visione dualista ancora tanto radicata.

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pasquaSiamo già risorti con Cristo

Essendo stati sepolti con lui nel battesimo, in lui siete anche stati insieme risuscitati, mediante la fede nella potenza di Dio che lo ha      risuscitato dai morti.   E con lui Dio ha vivificato voi, che eravate morti nei peccati e nell'incirconcisione della carne, perdonandovi tutti i peccati.   Egli ha annientato il documento fatto di ordinamenti, che era contro di noi e che ci era nemico, e l'ha tolto di mezzo inchiodandolo alla     croce;   avendo quindi spogliato le potestà e i principati, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro in lui. (Colossesi 2,12-15)

Cari fratelli e care sorelle,

il testo che abbiamo letto va messo in relazione agli altri testi dell’apostolo Paolo, per notare uno sviluppo teologico nel suo pensiero.

Che il cristiano sia unito alla morte e sepoltura di Cristo nel battesimo, è un dato che viene sottolineto anche nelle altre lettere di Paolo. Per esempio in  Rm 6, 4-5: «[4]Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. [5]Se infatti siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione.»

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29104235 10156462381584396 3877722518957588480 nCONOSCERE GESÙ CRISO E LUI CROCIFISSO

«Mi proposi di non sapere altro fra voi, fuorché Gesù Cristo...» (I Corinzi 2: 2).

Così ha scritto l’apostolo Paolo nella sua prima epistola ai cristiani della chiesa di Corinto, che era sorta mediante la sua predicazione. E perché ha rivolto queste parole ai membri di quella chiesa? Dal contesto della lettera si capisce che in quella comunità c’erano tanti che ammiravano ed esaltavano l’eloquenza e la sapienza (cioè la cultura umana) di qualche o di alcuni predicatori a discapito della semplicità essenziale del linguaggio e della cultura di altri, in particolare dell’apostolo Paolo.

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