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21 | 08 | 2018
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PaoloRiccaLA FEDE NONOSTANTE TUTTO

Il pastore e professore di teologia Paolo Ricca in uno dei suoi dialoghi nel settimanale Riforma n. 39 del 14-10-2011 ha scritto: «Ha senso credere “nonostante tutto”? Sì, ha senso, anzi si può credere solo così: “nonostante tutto”. Tutto infatti contraddice la nostra fede. Crediamo nella Parola e la predichiamo, ma il mondo non cambia. Ciò che si vede - la realtà di tutti i giorni - contraddice ciò che non si vede: il Regno di Dio si presenta, ma nascosto. Crediamo nella pace e vediamo la guerra. Crediamo nell'amore e vediamo l'odio o l'indifferenza. Crediamo nella fraternità e vediamo crescere il razzismo. Crediamo nella nonviolenza, e la violenza dilaga. Crediamo nell'uguaglianza dei diritti e dei doveri, e vediamo aumentare le disuguaglianze. Siamo quindi costantemente contraddetti. Non solo, ma noi stessi contraddiciamo la fede che professiamo con le nostre infedeltà e incoerenze. Qualche volta perciò ci prende una sorta di scoramento e siamo stanchi di «sperare contro speranza» come Abramo. Verrebbe voglia, qualche volta, di rinunciare al «buon combattimento della fede». Ma il ricordo di Gesù ce lo impedisce. A motivo di lui, e per la forza che ci dona, crediamo “nonostante tutto”».

Un esempio classico di questa fede lo vediamo nel personaggio biblico di Abramo.

Nel libro della Genesi leggiamo che Dio gli promise una nuova patria e una discendenza molto numerosa. Abramo credette a questa Parola di Dio e andò verso quella patria. Arrivato in essa, la trovò abitata da diversi popoli e lui vi abitò come forestiero (Ebrei 11: 9-10). In quanto alla discendenza, come poteva averla essendo già vecchio e sua moglie, oltre ad essere vecchia come lui, era anche sterile? Ma, nonostante questo, egli credette alla promessa di Dio, che dopo tanti anni incominciò a compiersi con la nascita di Isacco. Sennonché, quando questo bambino diventò ragazzo, Dio chiese ad Abramo di sacrificarglielo: cosa che non solo poteva ferire profondamente Abramo nel suo affetto di padre, ma anche e specialmente gli toglieva proprio colui per mezzo del quale doveva compiersi la promessa di quella discendenza. Dio allora sembrò contraddirsi annullandola inspiegabilmente. Abramo, però, continuò a credere, appunto “nonostante tutto”, convinto che Dio avrebbe trovato il modo per adempierla comunque. Quindi partì col figlio, lo portò dove Dio gli aveva detto, preparò l’altare, vi legò sopra il figlio e stava per scannarlo, ma Dio lo fermò immediatamente, dicendogli di non uccidere il figlio ma di sacrificargli al posto di lui un agnello che fece arrivare là. Dio così risparmiò la vita ad Isacco. Però ha lasciato e lascia ancora uccidere molti esseri umani, altri morire in modi tragici e altri ancora soffrire tanti mali. Questo è vero, ma è altrettanto vero che non ha risparmiato il proprio unigenito Figlio, che ha dato in sacrificio sulla croce come “Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo” (Giovanni 1/29 e 36). Quindi il sacrificio di quell’agnello ha prefigurato quello di quest’altro Agnello per la salvezza eterna di tutti.

Ricordando l’esempio della fede di Abramo, non sottovaluto quella di molti altri, sia dei suoi discendenti che di persone di tutti i popoli. Grazie a Dio, fra questi ci siamo anche noi credenti in Gesù Cristo. E, come abbiamo visto nel caso di Abramo, così succede anche ad ogni altro e altra credente: la sua fede spesso viene messa alla prova. Queste prove consistono nei fatti contraddittori sopra menzionati da Paolo Ricca, anche in quelli non sempre edificanti che avvengono pure nelle chiese, che turbano molte coscienze e inducono tanti ad allontanarsi da esse. Ci sono anche i diversi mali, a volte molto gravi, che colpiscono noi personalmente e le persone che ci sono care. Allora la nostra fede vacilla ed entra in crisi, come quella dei discepoli di Gesù quando erano nella barca investita da una bufera, mentre Gesù, pur essendo con loro nella barca, dormiva tranquillamente (Marco 4/35-41 e parall.). Cosa possiamo fare allora? Quello che hanno fatto i discepoli in quella situazione: invocare il soccorso del Signore con la supplice preghiera. Perché solo lui può eliminare quanto ci sconvolge o darci la forza di affrontarlo, rendendoci certi che neppure la morte può separarci da lui, dal suo amore e privarci della sua salvezza (Romani 8/35-39).

Egli fa questo rivolgendoci la sua Parola, la quale opera in noi mediante il suo Spirito. Infatti l’apostolo Paolo ha scritto che “la fede viene per mezzo della parola di Cristo” (Romani 10/17). Ed è bene che noi non ricorriamo alla preghiera e all’ascolto della sua Parola solo nei casi critici, ma che lo facciamo costantemente; perché la fede è come una creatura vivente che ha bisogno di nutrirsi quotidianamente, altrimenti deperisce e se continua a trascurare il nutrimento muore.

Nutriamo dunque assiduamente la nostra fede, sia nell’intimità della nostra “cameretta” (Matt. 6/6), sia partecipando ai culti comunitari, perché nella comunione di ascolto della Parola di Dio, di preghiera e di fede con gli altri credenti possiamo ricevere ciò che il Signore vuole elargire a tutti, lieto di vederci insieme riuniti attorno alla sua mensa.

Agostino Garufi

Mestre, 15-01-2018

 

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