;

 


17 | 07 | 2018

Login Form

corintoCollaboratori di Dio

Come collaboratori di Dio, vi preghiamo di non trascurare la grazia di Dio che avete ricevuto.  Infatti Dio dice: «Le tue lacrime sono arrivate a me al momento giusto; nel giorno in cui veniva offerta la salvezza io ti ho aiutato». Ecco in questo momento Dio è pronto a riceverti. Oggi è il giorno della salvezza! Noi cerchiamo di vivere in modo da non offendere nessuno, né da ostacolare gli altri a trovare Dio, perché desideriamo che nessuno ci critichi davanti al Signore. Anzi, qualsiasi cosa facciamo, cerchiamo di dimostrare di essere veri ministri di Dio. Sopportiamo con pazienza le sofferenze, le difficoltà e le privazioni di ogni genere.  Siamo stati battuti, gettati in prigione, abbiamo affrontato la folla inferocita, abbiamo lavorato fino allʼesaurimento, digiunando e passando notti insonni a vegliare. Abbiamo dimostrato di essere ministri di Dio con lʼonestà della nostra vita, con la conoscenza del Vangelo e con la nostra pazienza. Lo dimostriamo con la bontà, con lʼamore senza ipocrisia e con la presenza dello Spirito Santo che ci guida. Abbiamo sempre detto la verità, grazie alla potenza di Dio, che ci aiuta in tutto ciò che facciamo, e per mezzo delle armi della giustizia, che usiamo sia per attaccare che per difenderci.

Restiamo fermi nella verità sia che gli altri ci esaltino o che ci disprezzino, sia che dicano bene o che dicano male di noi. Ci prendono per bugiardi, invece diciamo la verità; il mondo ci ignora, invece siamo ben conosciuti da Dio; credono che abbiamo le ore contate, e, invece, eccoci qui vivi e vegeti; dicono che veniamo puniti, eppure non siamo mai stati messi a morte; dicono che siamo afflitti, noi che abbiamo sempre la gioia del Signore; ci considerano poveri, e pensare che siamo noi che arricchiamo spiritualmente gli altri! Dicono che non possediamo nulla, e, invece, possediamo tutto! ( 2 Corinzi 6, 1-10)

 Cari fratelli e care sorelle nella comune fede in Cristo Gesù, cerchiamo di capire i fatti che hanno preceduto e ispirato questa seconda lettera di Paolo ai Corinzi. La città di Corinto si trova sulla costa nordorientale del Peloponneso in Grecia, presso l'imbocco occidentale del canale di Corinto che unisce il golfo omonimo a quello di Egina. Ai tempi di Paolo Corinto aveva perso molto del suo splendore e della sua attrattiva imprenditoriale, ma restava un importante centro commerciale, e portava con sé i fenomeni inevitabilmente legati all’abbondante flusso di denaro: l’alto costo della vita e un’estesa corruzione. I grandi traffici commerciali, infatti, portavano nella città ricchezze, ma anche lusso, decadenza morale e sfruttamento. L’incremento economico si fondava pure sulla fiorente attività artigianale, che comprendeva la produzione di ceramica, l’industria tessile e l’arte di fondere il bronzo. Le ricche famiglie romane solevano ornare le loro case e ville con i famosi bronzi di Corinto. Altra fonte di ricchezza per la città era il turismo che raggiungeva le punte più alte in occasione dei giochi panellenici biennali di primavera, noti come “i giochi istmici”. Vi si svolgevano, insieme alle classiche gare atletiche, concorsi di poesia, di musica e retorica. Il benessere economico,comunque, era concentrato nelle mani di pochi ricchi; mentre il resto della popolazione, composto in prevalenza di schiavi e lavoratori portuali, viveva in condizioni disagiate. Profondo, dunque, lo squilibrio esistente tra i grandi possessori di ricchezze e la massa dei diseredati e dei poveri.

Paolo arriva a Corinto, dopo l’amara esperienza di Atene. Qui all’Areopago si era fermato nello spiazzo dedicato al ‘dio sconosciuto’, pretesto per annunziare la propria fede nel Dio di Gesù. Aveva fatto colpo sugli astanti ateniesi, citando il loro poeta Arato, condividendone il concetto che noi siamo in Dio e in Lui esistiamo e in Lui ci muoviamo. Ma quando accennò alla risurrezione, lo presero per demente e lo abbandonarono. Così deluso arrivò a Corinto, senza una casa e senza denaro, forte solo della propria fede e del rapporto col Gesù che l’aveva fermato a Damasco.

Le preoccupazioni economiche furono ben presto superate, perché Paolo incontrò a Corinto due coniugi giudei, ma a quel tempo già cristiani, Aquila e Priscilla, che avevano lasciato Roma a causa dell’editto con cui l’imperatore Claudio aveva espulso tutti gli ebrei dalla capitale. Siccome l’Apostolo “ faceva lo stesso loro mestiere, rimase presso di loro e lavorava (Atti, 18) guadagnandosi da vivere col proprio lavoro; nel frattempo si dedicava alla predicazione, cominciando, come al solito, di sabato, dalla sinagoga.

Paolo andava particolarmente orgoglioso della “Chiesa di Dio che è in Corinto”. La reputava la sua “opera nel Signore”, “il sigillo” della sua missione apostolica, la sua apologia contro i denigratori, la sua “lettera di raccomandazione”, in grado di essere conosciuta e letta da tutti gli uomini.

Motivo per lui di tanta gioia e consolazione, questa comunità procurò tuttavia all’apostolo una consistente serie di preoccupazioni e di affanni. Per questo Paolo tenne un’intensa corrispondenza epistolare con i cristiani di Corinto, nei confronti dei quali si mostrò sempre tenero ed esigente padre spirituale, tanto che poteva confidare loro: “Potreste avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri, perché sono io che vi ho generato in Cristo” (1Cor. 4,15).

Dalla Macedonia, intanto, lo raggiunsero Sila e Timoteo, che portarono all’apostolo concreti aiuti economici da parte della comunità di Filippi (Fil 4,14). Paolo si sentì rianimato, ma poiché gli ebrei si opponevano al messaggio evangelico, “scuotendosi le vesti, disse loro: “il vostro sangue ricada sul vostro capo” (Atti 18, 6), ruppe i rapporti con i giudei e cominciò a rivolgersi ai pagani.

Teneva le istruzioni nella casa di un proselito, Tizio Giusto, che abitava nei pressi della sinagoga. I frutti si fecero ben presto vedere: molti Corinzi, tra i quali lo stesso capo della sinagoga, Crispo, si convertirono alla fede cristiana. Paolo conosce bene l’animo umano e sa che la sua predicazione raggiunge lo scopo della conversione all’evangelo, in quanto soffre per la sua fede, affronta nemici, tribunali e prigione. Paolo sopporta ogni prova, dimostrando il valore di ciò in cui crede, soffre per qualcosa per cui ne vale la pena. In questo sesto capitolo della seconda lettera ai Corinzi, Paolo si rivolge a loro chiamandoli ‘collaboratori di Dio’. Ecco un primo punto: tutti i credenti siamo chiamati ad essere collaboratori di Dio. Non dobbiamo dimenticarlo mai, abbiamo ricevuto un dono meraviglioso, la grazia del Signore. E collaborare con Dio significa testimoniare quello che è successo alla nostra vita. In Gesù Dio si è umanizzato, ma vuole che in Gesù noi ci divinizziamo, in modo da essere con Lui per l’eternità. Questa è la vita eterna che ci è data e che sperimentiamo con la nostra fede e con la testimonianza della nostra vita. Il grande ostacolo alla diffusione del Vangelo è una vita non coerente con esso. Non è di ostacolo la mancanza di mezzi, verranno; non è di ostacolo una formazione ancora ai primi abbozzi, crescerà; non è di ostacolo la malattia o l'anzianità, si sosterranno; non è di ostacolo la compagine di male che è nel mondo, verrà vinta. L'ostacolo al Vangelo è l'incoerenza della vita, il non essere conformi a Cristo. Occorre coerenza in tutte le prove della vita. Paolo elenca alcuni atteggiamenti da privilegiare: non si deve offendere nessuno, bisogna dimostrare di essere ministri di Dio, bisogna sopportare con pazienza incomprensioni e maldicenze, forse ci toccherà anche di essere battuti, di dovere affrontare folle inferocite, di passare notti insonni, di essere accusati ingiustamente, ma la conoscenza del vangelo ci darà la pazienza e la bontà per dimostrarci cristiani coerenti. Quanta tristezza provo ogni volta che leggo notizie brutte che riguardano pastori, preti, persino vescovi. La stampa riporta spesso casi di pedofilia, di ruberie, di malcostume che li riguardano: tutto questo è di impedimento alla evangelizzazione. Io prego Dio di mantenermi fermo nella verità, non come un geloso possesso dottrinale, ma come atteggiamento razionale, illuminato dalla presenza dello Spirito Santo. Dio ci conosce bene, possiamo ingannare persino noi stessi credendoci a posto perché frequentiamo il culto, ma non è così. Bisogna che ci convertiamo ogni giorno, o meglio bisogna che completiamo la nostra conversione, approfittando delle diverse occasioni di ascolto che abbiamo. Oggi Dio è pronto a riceverti. Oggi è il giorno della salvezza. Così abbiamo letto, così ci incoraggia Paolo. Non ha importanza se il mondo ci ignora, se ci reputano poveri. Noi abbiamo la gioia del Signore, noi facciamo ricchi gli altri, noi possediamo tutto. Perchè tutto appartiene a Dio e noi siamo i suoi eredi, coeredi con Gesù e vivi con lui per tutta l’eternità. Amen.

 

Franco D'Amico - culto del 18 feb. 2018

 

 

 

 

 

Share

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

AVVISO:  I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, si accetta l'utilizzo dei cookie da parte nostra. I nostri sono solo cookie tecnici, ovvero quelli in grado di registrare informazioni per non costringerci a digitarle ogni volta che visitiamo il sito.