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21 | 08 | 2018
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29104235 10156462381584396 3877722518957588480 nCONOSCERE GESÙ CRISO E LUI CROCIFISSO

«Mi proposi di non sapere altro fra voi, fuorché Gesù Cristo...» (I Corinzi 2: 2).

Così ha scritto l’apostolo Paolo nella sua prima epistola ai cristiani della chiesa di Corinto, che era sorta mediante la sua predicazione. E perché ha rivolto queste parole ai membri di quella chiesa? Dal contesto della lettera si capisce che in quella comunità c’erano tanti che ammiravano ed esaltavano l’eloquenza e la sapienza (cioè la cultura umana) di qualche o di alcuni predicatori a discapito della semplicità essenziale del linguaggio e della cultura di altri, in particolare dell’apostolo Paolo.

Perciò in questo contesto egli ha scritto: «Fratelli, quando venni da voi, non venni ad annunziarvi la testimonianza di Dio (cioè l’evangelo) con eccellenza di parola e di sapienza, poiché mi proposi di non sapere altro fra voi, fuorché Gesù Cristo e lui crocifisso. (…) La mia parola e la mia predicazione non consistettero in discorsi persuasivi di sapienza umana, ma in dimostrazione di Spirito e di potenza, affinché la vostra fede fosse fondata non sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio». Quindi qui egli afferma e ribadisce l’essenziale nell’annuncio dell’evangelo e nella vita di fede dei credenti in Gesù Cristo: «Quando venni da voi mi proposi di non sapere altro fuorché Gesù Cristo e lui crocifisso».

E proprio su queste parole dell’apostolo desidero meditare oggi assieme a voi.

I. «Non sapere altro che Gesù Cristo» Sapere vuol dire anche conoscere e conoscere Gesù Cristo è immensamente importante, più di ogni cosa, Perché, se egli è il Figlio di Dio, in lui Dio, seguendo le sue vie che sono diverse dalle nostre, per la sua bontà, si è compiaciuto di venire a trovarci, a farsi conoscere e ad operare per il nostro bene presente ed eterno. Ma per saperlo bisogna mettere via ogni pregiudizio scettico e prenderci seriamente la cura di acquisire una buona conoscenza di Gesù, che è un essere umano come noi; perché, se lo riconosciamo per quello che è realmente, possiamo riconoscere in lui anche Dio.

Ma come possiamo conoscere adeguatamente Gesù, dato che egli non è più fisicamente presente sulla terra come lo è stato circa 2.000 anni fa in Palestina? Ci sono stati, però, quelli che lo hanno conosciuto direttamente e personalmente, e tanti di loro lo hanno anche riconosciuto e seguito come Messia inviato da Dio per la salvezza del mondo. Così, grazie a Dio, ci hanno lasciato le loro testimonianze, che ci sono arrivate scritte nei vangeli e negli altri scritti del Nuovo Testamento. Perciò, leggendo o ascoltando la lettura di questi scritti con apertura di mente e di cuore, possiamo sapere chi è stato veramente Gesù. E poiché ci hanno pure testimoniato che egli si è manifestato a loro tante volte da Signore risorto a vita nuova ed eterna, intrattenendosi e parlando con loro e incaricandoli di andare ad annunziare il suo evangelo a tutti, ascoltando attentamente pure questa testimonianza da loro pagata col martirio, possiamo sapere anche chi è Gesù Cristo oggi, perché egli vive e col suo Spirito si rende presente e operante in ogni tempo e luogo. Quindi è bene che noi prendiamo buona conoscenza di queste testimonianze non solo partecipando ai culti e agli studi biblici comunitari, ma anche leggendo e meditando assiduamente gli scritti che le contengono, affinché, accompagnandoli con la preghiera, possiamo cogliere la sua Parola, che da Signore vivente egli rivolge a noi oggi nella situazione in cui ci troviamo noi e la nostra società. Così possiamo conoscerlo e riconoscerlo sempre di più e sempre meglio, quindi sempre di più apprezzarlo ed amarlo, e amarlo sopra tutto e sopra tutti. Perciò gli affidiamo tutta la nostra vita perché, come nostro Signore, la regga e governi con la sua Parola, che ascoltiamo continuamente, e col suo Spirito, che invochiamo con la nostra assidua preghiera.

Allora il nostro amore può estendersi a tutti gli esseri umani, che egli ama come ama noi. Quindi, animati da quest’amore, possiamo aiutarli in ogni loro bisogno e perdonare quelli che ci hanno offesi, come lui ha perdonato e perdona noi; ricordandoci che egli ci dice: “Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri” (Giovanni 13: 34-35).

In quanto poi al “proporsi di non sapere altro” per noi non significa non interessarci più d’altro, non avere attenzione e cura per altre cose, non cercare di accrescere le nostre conoscenze e non occuparci d’altro all’infuori della conoscenza di Gesù Cristo. Perciò ci interessiamo di tutto quello che è buono, utile e necessario per noi e per tutti, svolgendo la nostra vita normalmente nel lavoro, in varie attività e occupazioni, nel riposo ed anche nei momenti di ricreazione; però in tutte queste cose non lasceremo mai Gesù Cristo da parte in una specie di reparto “religioso” per andare a cercarlo quando ci fa comodo, perché lui e solo lui deve stare e rimanere sempre al centro di tutta la nostra vita. perché solo così lo amiamo e seguiamo veramente.

II. L’apostolo Paolo poi aggiunge di volerlo conoscere in particolare in quanto «crocifisso», cioè nel fatto che egli ha dato la sua vita in sacrificio per la redenzione e la salvezza di tutti gli esseri umani. Quindi si tratta di cercare di conoscere e capire sempre di più e sempre meglio cosa significa e cosa comporta questo suo sacrificio.

Ora, questa sua morte in croce ci porta a riflettere anche sulla dura ed amara realtà di tutte le altre croci, cioè sulle molte e svariate sofferenze che ci sono sempre state e che continuano ad esserci nel mondo: sofferenze nostre e degli altri. Perciò, molte volte ci siamo chiesti e ci chiediamo il perché. Infatti i tanti mali che colpiscono tutti - non ne faccio l’elenco che sarebbe troppo lungo - ci angosciano e ci inducono a dubitare perfino dell’esistenza di Dio, perché non riusciamo a capire come un Dio buono e onnipotente possa permettere o lasciare che tutti questi mali facciano soffrire le creature che egli ama.

Eppure, proprio le sofferenze, il supplizio e la morte in croce di Gesù Cristo ci dicono l’amore e l’onnipotenza di Dio, che in lui è intervenuto nel mondo per liberarci da ogni male per sempre. Ma come possiamo comprendere questo? Soltanto riconoscendo che Gesù è proprio quell’essere umano nel quale Dio si è incarnato e quindi il fatto che Dio nel proprio Figlio e col proprio Figlio ha condiviso e patito in pieno con ogni creatura umana ogni sofferenza. Questo è simboleggiato dal fatto che Gesù è stato crocifisso non da solo ma proprio con e in mezzo a due uomini crocifissi, condividendo con loro le sofferenze della croce e morendo con loro e come loro.

Ma che senso ha questa condivisione di tutti i nostri mali e sofferenze? Il senso è quello del riscatto e della redenzione, cioè della liberazione da ogni male e sofferenza, come è stato preannunziato nel capitolo 53 di Isaia, per dare a tutte le creature una vita nuova pienamente felice per sempre nel nuovo mondo che Dio manifesterà.

E come si può credere questo, dato che ancora non lo si vede? Soltanto riconoscendo che Gesu, oltre ad essere morto, è risorto quale primizia e pegno certo di risurrezione di tutte le creature che egli ha rappresentato nella sua condizione umana per portarle con sé nella salvezza eterna.

Sennonché, di fronte a questo fatto, l’umanità si divide in due posizioni opposte rappresentate da quei due uomini crocifissi accanto a Gesù. Infatti nell’evangelo di Luca (cap. 23, vv. 39-43) è scritto che uno di loro gli ha detto: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!”. Questa è stata l’ultima delle tentazioni subite da Gesù, nelle quali gli è stato sempre chiesto di dimostrare quello che egli è realmente. Questo è avvenuto e continua a succedere davanti alla croce di Cristo, che l’apostolo Paolo ha definito “scandalo”, cioè pietra d’inciampo per coloro che si aspettavano e si aspettano un Messia qui ed ora manifestamente potente e trionfante, e “pazzia”, cioè assurdità per la razionalità naturale umana; ma Cristo crocifisso - aggiunge l’apostolo - è “potenza e sapienza di Dio, poiché la pazzia di Dio è più saggia degli uomini e la debolezza di Dio è più forte degli uomini” (1 Cor. 1: 21-25). Questo è percepito da quelli che riconoscono veramente chi è Gesù e credono in lui. Infatti l’altro uomo crocifisso, che stava patendo esattamente le stesse pene dell’incredulo, riconoscendo in Gesù l’innocente che stava soffrendo e morendo con loro e per loro, ha rimproverato il suo compagno di pena dicendogli: “Non hai nemmeno timor di Dio, tu che ti trovi nel medesimo supplizio? Per noi è giusto, perché riceviamo la pena che ci meritiamo per le nostre colpe; ma questi non ha fatto nulla di male”. Poi, rivolgendosi a Gesù, gli ha detto: “Gesù, ricordati di me quando sarai nel tuo regno!”. Evidentemente lo ha riconosciuto non solo innocente ma anche come Signore, riferendosi al suo regno. A costui Gesù ha risposto: “Io ti dico in verità che oggi sarai con me in paradiso”, cioè in questo regno di cui sono il Signore.

Questo testo evangelico dice anche a noi e a tutti che qualunque sofferenza che si patisce con Gesù non ci separa affatto da lui che l’ha condivisa con noi. Perciò, soffrendola con lui fino alla morte e nella stessa morte, certamente saremo con lui anche oltre la morte, perché egli l’ha vinta realmente con la sua risurrezione e ci accoglie nel suo regno di vita liberata da ogni male in felice comunione con lui e con Dio per sempre.

Perseveriamo, dunque, nella conoscenza di Gesù Cristo e di lui crocifisso e risorto, perché questa conoscenza, che diventa effettiva comunione con lui, è un bene immenso che possiamo godere sin da ora nella fede e poi pienamente nella nuova creazione per tutta l’eternità. Amen

Agostino Garufi - Pasqua 2018

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