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19 | 01 | 2019
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natale2018 L’Intruso

Testi:   Luca 1,26:38 - Luca 2,34:35 e 1Giov. 4,18

“L’intruso” è come un lampo che squarcia il cielo ed ingravida di pioggia le nuvole. È come la sferzata di un vento gagliardo che toglie il respiro, che impone un cambiamento di direzione, che mette in pericolo l’equilibrio e lascia senza difese, senza appoggi conosciuti.

L’intruso procura una frattura, una faglia nell’ordine prestabilito, producendo crisi.

La paura è senza dubbio la prima risposta alla sollecitazione dell’intruso, ma, di certo, non può essere quella definitiva.

Secondo il racconto evangelico di Luca, uno sconosciuto si intrufola di soppiatto nella cameretta di una ragazza, Maria, a Nazareth di Galilea.

 È l’intrusione più sconvolgente che la storia sacra ricordi!

A niente vale il sobbalzo, lo stupore, la paura della ragazza di Nazareth: l’intruso ha per lei un messaggio prezioso, pregnante, un annuncio che ingravida!

L’esistenza della ragazza Maria, era sicuramente una esistenza ordinata, consolidata da una cultura atavica, patriarcale. Promessa sposa ad un giovane falegname, ha un cammino già prestabilito davanti a sé: diventare prestissimo moglie e madre, come del resto tutte le giovani donne in Israele.

Con suo grande stupore e rammarico, ora si trova al centro della scena, protagonista di un’intrusione da parte di uno sconosciuto, che le procura una frattura che la segnerà per sempre: nel corpo, nel cuore, nell’anima. La notizia, che mette a nudo la sua anima facendone risaltare, nello stesso tempo, la fragilità e la forza, la ingravida del bambino Gesù, che sarà segno di “contraddizione” per molti in Israele, e per lei sarà un dolore perenne, una spada conficcata nel petto. (Luca 2,34-35).

Nell’assenso della giovane Maria all’intruso, scopriamo la sfida che Dio, nel suo amore, propone ad ogni essere umano. È la sfida della vocazione all’accoglienza, nodo cruciale dei credenti di sempre.

Accoglienza o respingimento? La frattura che un intruso, uno sconosciuto qualsiasi, produce nella nostra vita è una vera e propria crisi.

Qual è la nostra risposta?

Accettare la sfida della destabilizzazione, dello sconvolgimento della nostra esistenza, fisica ed interiore, o restare ancorati all’indifferenza e all’intolleranza che la paura del’altro suscita in noi?

È tempo di sfida per i cristiani di oggi!

È tempo di chiederci qual è la nostra vocazione? Siamo pronti all’accoglienza degli intrusi che bussano alle nostre porte, che approdano da clandestini nelle nostre coste, sconvolgendo i nostri equilibri, procurando disagi e tensioni? O li respingiamo con la crudeltà dell’indifferenza e l’odio del razzismo?

Qual è la nostra vocazione di cristiani? Siamo pronti all’accoglienza come ha fatto, senza dubbi, la ragazza di Nazareth, oppure abbiamo paura?

« Nell’amore non c’è paura », scrive l’evangelista Giovanni, nella sua prima lettera, anzi « l’amore perfetto caccia via la paura ». L’AMORE muove la vocazione di ogni credente all’accoglimento dell’altro, dell’altra.

L’amore permette a due perfetti sconosciuti di incontrarsi, di entrare in empatia e di accogliersi l’un l’altro.

La paura, invece, ci paralizza, non ci viene incontro, non ci permette di agire, ci rende sterili, non creativi, né produttivi.

Un giovane sognatore calabrese ha pensato di sfruttare un’opportunità. Ha accolto, sulle coste del suo paese, costruito sulla scogliera che si infrange nel mare Ionio, un gruppo di ragazze e ragazzi africani, venuti dal mare e scappati da una vita fatta di soprusi, fame e guerre. Ha permesso loro di occupare le case disabitate di Riace. Ha dato loro dei campi da dissodare, della terra da coltivare, dei semi da seminare. Un progetto di comunità integrata preso da esempio da altra gente visionaria, ma da molti e dal governo italiano ostacolato e combattuto. Mimmo Lucano, sindaco di Riace, è stato accusato di reato di accoglienza. Come se aiutare la vita a vivere fosse una colpa! Dunque indagato e tradotto in prigione, perché colpevole. Per ora agli arresti domiciliari.

In questi giorni, la città francese di Strasburgo, sede del Parlamento dell’Europa Unita, nota anche come città di accoglienza, è stata stravolta e ferita dall’ennesimo atto terroristico.

Lì dove la comunione fra i popoli è più forte, il potere del male affonda la sua lama affilata e produce una ferita che infligge dolore, immenso dolore.

Questi fatti di terrore sono provocazioni che minano la nostra fede, per farla vacillare, affinché la nostra vocazione di credenti, votati all’accoglienza e al rispetto degli altri, venga meno e affondi nella melma della paura e dell’intolleranza e risponda all’odio con altro odio.

Non possiamo permettere a nessuno di infrangere la nostra “vocazione”. Non possiamo permettere ad alcuno di defraudarci delle nostre “pietre d’inciampo”, quelle che abbiamo messe sulla nostra via, affinché possano essere memoria, affinché possano ricordarci sempre la rocca da cui siamo stati cavati, Gesù Cristo il Signore.

Affinché nessuno di noi dimentichi che respingimento significa “razzismo”. Razzismo è una parola che esprime non solo disagio nei confronti degli altri, ma soprattutto odio e annientamento.

Noi siamo credenti cristiani, seguaci di Gesù Cristo, e siamo chiamati ad una superna vocazione, quella dell’accoglienza degli altri perché questo è il nostro destino e la nostra sfida di credenti: quello di far posto nella nostra vita agli intrusi di sempre e all’intruso per eccellenza, Gesù Cristo il Signore. AMEN!    

Pina Giacalone Teresi  domenica 16-12-2018 presso la Chiesa Valdese di Marsala

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