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24 | 05 | 2019
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Ricca-Natale2018Cari Fratelli e Sorelle,

«la Parola è diventata carne ed ha abitato per un tempo (lett.: «ha piantato la tenda») in mezzo a noi, piena di grazia e di verità» – questo è il racconto di Natale secondo l’evangelista Giovanni. Come vedete, qui non ci sono i cori angelici di notte, non ci sono i pastori con le loro greggi, non c’è la stalla e la mangiatoia, non c’è neppure il bambino che nasce, e neppure Maria e Giuseppe (almeno Maria ci dovrebbe essere!), non c’è l’angelo Gabriele, né Elisabetta né Zaccaria, né Simeone né Anna, non c’è la stella cometa, non ci sono i Magi d’Oriente, non c’è Erode e la fuga in Egitto – insomma non c’è nulla di quello che sentiamo raccontare e noi stessi raccontiamo a Natale, tanto che qualcuno potrebbe pensare che in Giovanni il Natale non c’è; invece c’è, ma non il racconto, bensì il significato del Natale, che è tutto racchiuso e riassunto in queste cinque paroline: «la Parola è diventata carne».

Perciò, se volete conoscere il racconto di Natale, dovrete rivolgervi a Matteo e Luca, non a Giovanni. Ma se volete conoscere il significato del Natale, rivolgetevi pure a Giovanni, e lui ve lo dirà con queste cinque paroline, nelle quali è contenuto – come la perla nella sua conchiglia – tutto il segreto, tutto il mistero, tutto il miracolo del Natale. Qui ci troviamo nel Sancta sanctorum della Bibbia e della rivelazione, qui Dio ha drizzato la sua tenda in mezzo all’umanità, qui ama dimorare, qui lo si può incontrare: è il meeting point tra Dio e l’umanità.

«La Parola è diventata carne» – sappiamo che cos’è questa Parola. Ce l’ha detto Giovanni stesso poco prima: la Parola è Dio stesso in persona. «Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio» (Giovanni 1,1). Certo, Dio non è solo Parola: Dio è Spirito, Dio è Amore, Dio è Vita, Dio è Luce, Dio è Verità, ma Dio è anche Parola: «la Parola era Dio», cioè un modo con il quale Dio è Dio. E siccome la Parola è Dio in persona, l’affermazione: «la Parola è diventata carne» equivale a dire: «Dio è diventato carne». E qui dobbiamo fermarci, perché siamo in presenza del grande paradosso, il più grande che si possa immaginare, anzi non lo si può neppure immaginare, e aldilà di ogni immaginazione, perché tra Dio e la carne c’è una distanza infinita, non la si può neanche misurare, non c’è una distanza più grande. Noi sappiamo bene che cos’è la carne: siamo noi! Sì, siamo noi. Senza carne non esisteremmo, saremmo dei fantasmi. Esistiamo perché siamo «carne e sangue» come dice la Bibbia. Quando Adamo pieno di stupore ha visto Eva, ha esclamato. «Questa finalmente è carne della mia carne!» (Genesi 2,23). Ma Dio non è «carne e sangue»! Ê diventato carne, ma non è carne, è Spirito, e lo Spirito «ha desideri contrari alla carne» (Galati 5,17).

In un certo senso Dio e la carne sono l’opposto uno dell’altra. Dio è eterno, la carne è effimera, fugace, caduca, è come il fiore del campo, che pure è tanto bello, non c’è nulla di più bello di un fiore, con i suoi colori, il suo profumo unico, è bellezza assoluta, grazia ineguagliabile. Però la sera appassisce e tutta la sua bellezza svanisce. Così è la carne: tutta la sua bellezza è come il fiore del campo. La carne è bella! Quanto può essere bella la carne! Già quando siamo nati, nostra madre ci ha presi in braccio e ha detto: «Quant’è bello questo bambino, quant’è bella questa bambina!». Sì, la carne è bella, ma tutta la sua bellezza è come il fiore del campo:la mattina fiorisce, la sera appassisce. I nostri anni «finiscono come un soffio» (Salmo 90,9). L’uomo «va e viene come un’ombra» (Salmo 30,6), «i suoi giorni sono come l’ombra che passa» (Salmo 144,4).

Ma c’è ancora un’altra differenza tra Dio e la carne: non solo quella tra l’eternità di Dio e la natura effimera, fugace, caduca della carne, ma quella tra la santità di Dio e la carne abitata da istinti e passioni che possono essere anche aggressive e violente. Dio è santo, la carne non è santa; è bella, ma non è santa.

E allora, se a Natale Dio è diventato carne, vuol dire che è diventato quello che non era e che non è mai stato! Dio è diventato diverso. Dio è cambiato! Non è più solo Dio, è anche uomo. Non è più solo divino, è anche umano. Non è più solo Creatore, è anche creatura. Che cambiamento! Una vera rivoluzione! Dio rivoluziona se stesso! Una rivoluzione in Dio! Dio diventa totalmente altro. Il Natale è frutto di questa rivoluzione. Chi si avvicina alla mangiatoia di Betlemme si prepari a incontrare un Dio completamente diverso da quello che immaginava. E se questa mangiatoia è il luogo del cambiamento di Dio, chi ad essa si avvicina si prepari anche a essere cambiato lui. Ed ecco allora il primo messaggio di questo Natale, in forma di domanda: Dio è cambiato, un cambiamento che è una rivoluzione. Ma il tuo Dio – se ne hai uno – è ancora il vecchio Dio, com’era prima della rivoluzione di Natale ? Dio è cambiato; è cambiata anche la tua conoscenza di lui ?

Ma dobbiamo fare un passo in più scavando ancora dentro questo messaggio natalizio: «La Parola è diventata carne». E il passo è questo: la Parola che era con Dio ed era Dio, per mezzo della quale ogni cosa è stata fatta e senza la quale neppure una delle cose fatte è stata fatta, la Parola onnipotente che chiama le cose che non sono come se fossero, questa Parola diventata carne poteva anche diventare altro. Poteva, ad esempio, diventare Spirito, ed è diventata Spirito, a Pentecoste e in tante altre occasioni – Spirito che soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai da dove viene né dove va, sì, poteva sicuramente diventare Spirito. Ma a Natale la Parola non è diventata Spirito, è diventata carne. Oppure la Parola poteva diventare religione, e lo è diventata, pensiamo ad Abramo: in lui la Parola di Dio è diventata religione, la religione ebraica: «partì senza sapere dove andava» (Ebrei 11,8) – andava alla ricerca di quel Dio che l’aveva chiamato fuori dagli idoli del suo clan; Abramo è nostro padre e noi siamo suoi figli, sì, la Parola può anche diventare religione, c’è una religione sana, ce n’è tanta malata, che è superstizione e vero oppio dell’anima, ma c’è anche una religione sana come quella di Abramo; che è poi la stessa dei profeti, che dopo millenni di sacrifici alla divinità, anche umani e comunque animali con milioni di vittime, i profeti arrivano e dicono da parte di Dio: «Il sangue dei giovenchi, degli agnelli e dei capri io non lo gradisco» (Isaia 1,11) … «Amo la conoscenza di Dio anziché gli olocausti» (Osea 6,6). Oppure pensiamo alla religione di Gesù, tutta riassunta nel doppio comandamento dell’amore: «Ama Dio con tutto il tuo cuore … e il tuo prossimo come te stesso». Sì, la Parola poteva anche diventare religione, ma a Natale non è diventata religione, è diventata carne.

Oppure la Parola poteva diventare musica: non penso solo alla musica religiosa – dal Gregoriano a Bach dove tutto è Parola trasformata in musica, dai Corali luterani a Jesus Christ Superstar; penso anche a ogni tipo di musica, che, come dice Lutero, caccia via gli spiriti maligni, come Davide suonando l’arpa cacciava via i pensieri cattivi che angustiavano Saul (I Samuele 16,23). Quando caccia i pensieri cattivi la musica compie la stessa opera della Parola di Dio, che caccia anche lei i demoni dal nostro animo. Sì, la Parola avrebbe anche potuto diventare musica. Ma a Natale non è diventata musica, è diventata carne.

Oppure la Parola avrebbe anche potuto diventare arte: pittura, scultura,poesia,letteratura, danza e tante altre forme della creazione artistica sono per molti il pane dell’anima, arricchiscono e abbelliscono la vita. Se tutt’a un tratto, per assurdo, l’arte scomparisse dal mondo, l’umanità regredirebbe in modo pauroso. Sarebbe quasi un azzeramento di tutta la civiltà. E che cos’è l’arte se non uno dei tanti modi con i quali Dio parla agli uomini, anche se spesso in maniera indiretta o implicita. Sì, la Parola avrebbe potuto diventare arte, ma a Natale non è diventata arte, è diventata carne.

Infine, la Parola avrebbe anche potuto diventare scienza, sapere, conoscenza. Se fosse accaduto, tutti ci saremmo rallegrati. Tutti infatti amiamo la scienza, anzi la scienza caratterizza tutta la nostra civiltà dove tutto, per avere valore, dev’essere scientifico, e tutti desideriamo conoscere e il desiderio non diminuisce, ma aumenta, quando aumenta la conoscenza: sapere,conoscere è davvero un’impresa senza fine.. Del resto anche la Parola di Dio è fonte inesauribile tanto di sapienza quanto di conoscenza – conoscenza di Dio, certamente, ma anche dell’uomo, del mondo e di ogni cosa. Certamente la Parola avrebbe anche potuto diventare scienza. Ma a Natale non è diventata scienza, è diventata carne.

Ecco allora il secondo messaggio di Natale: la Parola poteva diventare Spirito, poteva diventare religione, musica, arte, scienza, ma non è diventata nessuna di queste nobili cose, è diventata carne. Perché? Per una ragione molto semplice: «carne» – l’ho già detto – è ciò che siamo tutti: non tutti siamo spirituali, non tutti siamo religiosi (anzi solo pochi e sempre meno), non tutti siamo musicali, non tutti siamo sensibili all’arte, non tutti siamo appassionati di scienza e conoscenza,ma tutti siamo carne e Dio, a Natale, viene per tutti, perciò diventa quello che tutti siamo. Dio non ci è mai così vicino come a Natale. Natale vuol dire: Dio per tutti, con tutti, di tutti. È venuto a cercare tanto me quanto te: noi siamo diversi, forse molto diversi, ma siamo tutti e due carne, in questo siamo uguali. Per questo Dio è diventato carne: perché lì è sicuro di trovarci, lì ci siamo tutti, lì ci sono io e ci sei anche tu. Dio è diventato quello che siamo tutti. Così nessuno è escluso.

Ma chiediamoci infine: A che scopo Dio è diventato carne, cioè è diventato uomo, umanità? Un grande teologo della Chiesa antica ha dato questa risposta: «Dio è diventato uomo affinché l’uomo diventasse Dio». Io risponderei in quest’altro modo: «Dio è diventato uomo, affinché l’uomo diventasse uomo!», cioè ritrovasse la sua umanità perduta, o dimenticata, o rimossa. Potremmo dire: Dio è diventato uomo, noi non ancora. Dio è diventato uomo affinché noi, al seguito di Gesù, e alla sua scuola, lo diventiamo. Non lo siamo ancora, dobbiamo ancora crescere. Per questo la Chiesa confessa Gesù come «veramente uomo», cioè l’uomo secondo il progetto di Dio, l’«ultimo Adamo», che inaugura una nuova umanità. In conclusione: Dio è diventato uomo affinché lo diventi anche tu. Amen.

Paolo Ricca

Predicazione tenuta nella Chiesa Battista di Roma Garbatella il 25 dicembre 2018.

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