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19 | 02 | 2019
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corpomisticoUn culto razionale/spirituale

Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto razionale (spirituale). Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.  Per la grazia che mi è stata concessa, io dico a ciascuno di voi: non valutatevi più di quanto è conveniente valutarsi, ma valutatevi in maniera da avere di voi una giusta valutazione, ciascuno secondo la misura di fede che Dio gli ha dato. Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e queste membra non hanno tutte la medesima funzione,  così anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e ciascuno per la sua parte siamo membra gli uni degli altri.  

Abbiamo pertanto doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi. Chi ha il dono della profezia la eserciti secondo la misura della fede; chi ha un ministero attenda al ministero; chi l'insegnamento, all'insegnamento;  chi l'esortazione, all'esortazione. Chi dà, lo faccia con semplicità; chi presiede, lo faccia con diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia. (Romani 12,1-8)

Cari fratelli e care sorelle,

se ci chiedessero cos’è il nostro culto, sicuramente descriveremmo i momenti della nostra liturgia: il nostro culto è lode a Dio, è richiesta di perdono, è meditazione biblica, è memoriale della cena di Gesú, è preghiera comunitaria. E’ questo il nostro culto, quello che anche oggi celebriamo insieme. Ma l’apostolo Paolo oggi ha un messaggio per noi e ci parla di un culto diverso, ci parla e ci indica un culto spirituale, un culto santo e gradito a Dio. Bisogna offrire i nostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il nostro culto spirituale. Noi sappiamo e crediamo che in Cristo Gesú abbiamo ricevuto la grazia di Dio e ora il nostro dovere fondamentale è la completa consacrazione del nostro essere e della nostra attività a Dio. Sembra scomparire la netta distinzione fra cio’ che è materiale e cio’ che è spirituale, un capolavoro dell’apostolo Paolo, che cosi’ riscatta la materialità del nostro corpo e la integra con lo spirito, che è la parte piu’ intima e razioanle del nostro essere.

È questo il culto che risponde alla natura di Dio ed a quella dell'uomo ch'è una creatura dotata d'intelligenza e di coscienza. Il sacrificio che il cristiano offre di sè stesso a Dio non è un sacrificio espiatorio, ma è un sacrificio di consacrazione riconoscente, della propria vita redenta, al compimento della volontà di Dio percepita da una mente rinnovata dallo Spirito.

«I sacrifizi in tutte le antiche religioni dovevano essere puri e senza macchia; così dobbiamo noi offrire a Dio dei corpi che siano santi, la Parola di Dio si è fatta carne, cioè ha assunto un corpo come il nostro, per dimostrarci come vivere la nostra umanità.Dio non ci chiede altro che di essere pienamente umani, uomini e donne, fatti di carne ma guidati dallo spirito che è il soffio di Dio nella nostra vita. Il cristianesimo non condanna il corpo, ma richiede che il corpo sia purificato e unito a Cristo. Le nostre membra devono essere armi di giustizia al servizio di Dio Romani 6:13; i nostri corpi hanno da essere membra di Cristo, templi dello Spirito Santo; dobbiamo esser santi di corpo e di spirito» 1Corinzi 6:15,19; 7:34. Il lavoro manuale più umile, le più dure fatiche corporali sono nobilitati, quando siano offerti a Dio come il sacrificio d'un cuore grato. Gesù, nei giorni della sua carne, servì gli uomini ordinariamente per mezzo del suo sacro corpo, facendo lunghi viaggi a piedi, toccando i malati colle sue mani, incontrando il loro sguardo col suo sguardo, pronunziando colle sue labbra parole che erano spirito e vita, soffrendo e morendo. E così «noi guardiamo, parliamo, ascoltiamo, scriviamo, nutriamo bambini, curiamo malati, viaggiamo, servendoci di questi servitori materiali che sono le nostre membra viventi. Senza il corpo di che utilità saremmo noi per gli altri uomini?» (Moule). Tutti i nostri sensi sono al servizio del nostro prossimo, che dobbiamo amare e rispettare.

Secondo la nostra fede il credente è stato giustificato, è entrato nello stato di grazia, ha rotto col peccato ed ha cominciato una vita nuova; ma questa è quella di un neonato e deve crescere gradatamente fino a raggiungere la perfezione. E si svolge attraverso difficoltà, errori, pericoli, lotte e sofferenze. L'uomo vecchio ha la vita dura, le seduzioni del mondo sono tenaci. Da ciò la necessità delle esortazioni che ci dobbiamo rivolgere vicendevolmente per ricordarci i principi fondamentali e le direttive essenziali della vita cristiana, quali sono contenute nelle Sacre Scritture. Dobbiamo aiutarci a discernere la volontà di Dio nella nostra vita quotidiana, nella famiglia, nella chiesa e nella società; come si può essere coniugi cristiani, genitori, figliuoli, servitori, padroni, vicini, sudditi cristiani. A Timoteo Paolo ingiunge: «Predica la Parola, insisti a tempo e fuor di tempo, riprendi, sgrida, esorta con grande pazienza e sempre istruendo 2Timoteo 4:2. Dobbiamo tradurre in pratica nella vita quotidiana, quel che siamo diventati internamente mediante la fede in Cristo. Fratelli e sorelle, il messaggio di oggi è quello di consacrarci a Dio. Ma La consacrazione del credente a Dio non ha da esaurirsi in mistica contemplazione od in vaporoso sentimentalismo. L'apostolo di Cristo, esercitando l'ufficio affidatogli di «dottore dei Gentili», si affretta a mostrare ai cristiani in quali campi svariati di attività pratica essi devono compiere la volontà di Dio. Tacendo qui dei doveri famigliari esposti in altre epistole (Efesini 5:22 e segg.; Colossesi 3:18), ecco la famiglia dei fratelli in fede coi suoi vari bisogni spirituali e materiali; ecco la cerchia più larga dei non credenti, spesso nemici; ecco lo stato colle sue autorità e le sue esigenze: tutta una catena di doveri nella pratica dei quali sono chiamati a manifestare la loro devozione e fedeltà all'Iddio che li ha salvati.

I molti membri della Chiesa nel suo insieme, ed anche quelli di ogni singola congregazione di fedeli, sono «un solo corpo in Cristo»; sono, cioè, un organismo vivente di cui l'anima è Cristo, il quale comunica la vita a quanti sono a lui uniti per fede. I nomi possono figurare sui registri di una chiesa cristiana; possiamo essere fra i suoi membri più influenti, ed anche fra il suoi ministri; ma se non siamo «in Cristo», uniti a lui come i tralci sono uniti alla vite, non siamo membri viventi del suo Corpo. Come nel corpo, così nella Chiesa di Dio, ogni membro ha la sua funzione più o meno importante, più o meno onorevole, ma sempre utile all'organismo. C'è chi insegna, c'è chi esorta, vi sono quelli che aiutano i fratelli poveri, vi sono quelli che presiedono le assemblee e vi sono quelli che fanno opere pietose. Ogni membro ha bisogno degli altri e, a sua volta, contribuisce in qualche misura al loro bene.

Ogni membro del corpo di Cristo ha la sua funzione ed ha per questa ricevuto le capacità necessarie. Si tratta, per ciascuno, di rendersi conto esattamente del dono ricevuto. Ora c'è chi, per scusare la propria negligenza, il proprio egoismo ed anche la ripugnanza ad assumere delle responsabilità, cerca di persuadersi che non ha ricevuto il dono di cui, però, Dio gli domanderà conto. C'è per contro chi, per ambizione o per vanità, esagera a sè stesso ed agli altri, il numero e l'entità dei doni ricevuti e si crede adatto ad ogni cosa. L'Apostolo insegna a seguir la via di mezzo: a non far poca stima dei doni ricevuti, svalutandoli; e d'altra parte, a non aver di sé e delle proprie capacità un concetto troppo alto. Al dover di valutare sobriamente i doni ricevuti, va unito quello di farli valere al servizio degli altri con zelo, con assiduità, con spirito di amor fraterno.

Franco D'Amico - culto del 13 genaio 2019

 

 

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