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19 | 02 | 2019
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saggezzaSaggezza cristiana

SERMONE DI DOMENICA 20 GENNAIO 2019   nella chiesa valdese di Marsala

TESTO : ROMANI 13,9-16

Comincerei questa breve riflessione dall’ultima frase : NON VI STIMATE SAGGI DA VOI STESSI. E che significa? Proviamo a immaginare uno che considera se stesso essere un “saggio”: va pensando “ lasciamoli discutere, tanto alla fine dirò la mia, e tutti l’accoglieranno. Io vedo più in profondità di chiunque altro; Io sono in grado di guidare questo gruppo di entusiasti, che però non sanno che direzione prendere; chi non mi dà ragione, certamente sbaglia, o è arrogante o è stupido; ti ringrazio, Signore, poiché mi hai dato la saggezza…” e si potrebbe continuare ancora. Ognuno di voi che ascolta, se ci pensa bene, ha incontrato almeno uno che corrisponde a questo ritrattino.

Attenzione: Saulo di Tarso, fariseo, studioso delle Scritture, capo delle milizie che cercavano e catturavano gli eretici, in particolare i seguaci di questo strano pseudoprofeta chiamato Gesù, questo Saulo, era stato così.E aveva ricevuto una botta tremenda, che non solo l’aveva fatto cadere da cavallo e reso momentaneamente cieco, ma che aveva azzerato tutte la sue certezze. Aveva sbagliato tutto! Non ha cambiato solo nome, chiamandosi “Paolo”. Pur essendo convinto che lo Spirito di Dio illumini la sua mente e guidi le sue scelte, tuttavia Paolo ha distrutto dentro di sé ogni superbia, ogni pretesa di essere guida suprema e di avere l’ultima parola. E ne è pienamente consapevole. “ Io vorrei che tutti gli uomini fossero come sono io” esclama nella prima lettera ai Corinzi e subito fa una precisazione “ma ognuno ha il suo proprio dono di Dio, l’uno in un modo, l’altro in un altro” (I Cor.7,7) E a quelli che si scontravano dicendo “Io sono di Paolo- io sono di Apollo” dice “ Io ho piantato, Apollo ha innaffiato, ma Dio ha fatto crescere; quindi colui che pianta e colui che annaffia non sono nulla: Dio fa crescere” ( I Cor.3,6-7) . Come dire, evitate di creare partiti contrapposti, con capi che vi mettete davanti come guide di un esercito. Non avete capi. La vostra guida è dentro di voi, non gettate la responsabilità delle vostre scelte su un “capo” a cui vi fa comodo attribuire i successi e gli insuccessi. Certo vi sono stati dati degli insegnamenti, degli esempi, ma poi ognuno di voi se la vede direttamente con Dio. E la tua crescita promana dal tuo confronto quotidiano con Dio.

. Ma questa era l’ultima frase del testo della Lettera ai Romani, proposto per una nostra breve meditazione. E la frase precedente è “ NON ASPIRATE ALLA COSE ALTE, MA LASCIATEVI ATTRARRE DALLE UMILI”. E’ una frase straordinaria. Oggi il pensiero dominante può tranquillamente dire che questo è un proposito in controtendenza. E’ FUORI DAL MONDO! E’ IRREALISTICO! Stiamo costruendo e strutturando delle società in cui vali se affronti sfide sempre più difficili, se cerchi di andare oltre i tuoi limiti. Tutta la pubblicità, in cui si rispecchiano i bisogni e i valori dominanti, è intrisa di questo pensiero: carriera, sempre più in alto. Se hai un a barchetta, guarda lo yacht ; se hai un’utilitaria prenota un fuoristrada, 4x4 “ ma non mi serve – che importanza ha, l’importante è apparire più forte” Poi, siccome, nella realtà , pochissimi soddisfano tali desideri e per giunta col timore sempre di crollare, viviamo in una società di insoddisfatti, di arrabbiati o depressi.

Eppure Paolo ha detto ai cristiani una cosa semplice: non devi scegliere, devi lasciarti attrarre. Enorme è la differenza. Scegliere vuol dire, più o meno, che hai davanti una serie di opportunità, di offerte. Tu osservi, valuti, ti fai dei conti e poi dici “ecco! Prendo questa”. Lasciarsi attrarre implica una sensibilità particolare; le cose semplici emanano un loro speciale profumo, hanno una loro bellezza che tu devi abituarti a cercare; non producono rabbia o stress ma allegria perché aprono orizzonti al fare e alla costruzione di noi stessi. Allegria, non baldoria. Gioia, non sballo.

Il resto del testo di Paolo mi sembra come un elenco. Vediamolo questo elenco, costituito in parte da contrapposizioni nette:

A      AMORE FRATERNO vs IPOCRISIA

B      BENE (benedite quelli che vi perseguitano) vs MALE (non maledite)

        ZELO vs PIGRIZIA

        COSE UMILI vs COSE ALTE

 E in parte da consigli, esortazioni ad un certo modo di comportarsi:

$      Abbiate cura dell’onore, gli uni per gli altri

      Siate allegri, pazienti e perseveranti e quando ospitate fatelo non per forza ma con premura. Si potrebbe riflettere, a questo proposito sulla atmosfera di insofferenza, di rifiuto, di disprezzo ( “ è finita la pacchia!”) con cui noi italiani stiamo esercitando l’ospitalità in questo ultimo anno. Non che prima fosse molto meglio: basta pensare a come i governi che precedono quest’ultimo abbiano permesso lo sfruttamento e, in certi casi ( come per le prostitute nigeriane) la schiavizzazione di quelli che - noi senza onore, noi senza pudore – chiamiamo immigrati.

     Cercate di condividere veramente dal profondo del vostro cuore gli stati d’animo di coloro con cui vi incontrate, allegri con gli allegri e partecipando al dolore di quelli che piangono .

Ecco. Questo è l’elenco. Ho omesso soltanto qualche particolare, che potrete riscontrare, rileggendovi le parole dell’apostolo Paolo. Come potete notare, non si tratta di dogmi, né di cosiddette “verità di fede”. Si tratta di consigli, esortazioni ( anche qualche imperativo, come “Benedite!”) riguardanti il comportamento, i gesti concreti nella vita quotidiana.

Viene da trarne la seguente considerazione: il seguace di Gesù si manifesta e viene riconosciuto non dal “credo” ma dal “faccio”. “Credo” lo pronuncia la bocca, lo condivide la mente e può fermarsi lì: un suono senza conseguenze. “Faccio” coinvolge la “carne”, tutto il corpo. Il Verbo, la Parola, come dice l’inizio del vangelo di Giovanni non si è fatto mente ma carne, ha piedi per camminare, mani per operare, visceri per emozionarsi, entusiasmarsi o deprimersi. Paolo esprime con estrema chiarezza, a me sembra, questa dimensione “carnale” del cristiano, che possiede un proprio ethos, propri principi di comportamento che lo portano, se necessario, anche a rompere con le leggi, le cosiddette “leggi positive” che si danno gli Stati. Per fare un esempio e concludere. Non puoi fare una legge che vieta di accogliere ed ospitare un bisognoso. Se la fai, il cristiano disubbidisce.

Giovanni Lombardo

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