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19 | 04 | 2019
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palme Domenica delle Palme

Dette queste cose, Gesù proseguì avanti agli altri salendo verso Gerusalemme.
Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo:  «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è mai salito; scioglietelo e portatelo qui.  E se qualcuno vi chiederà: Perché lo sciogliete?, direte così: Il Signore ne ha bisogno».  Gli inviati andarono e trovarono tutto come aveva detto.  Mentre scioglievano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché sciogliete il puledro?».  Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno».

Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù.  Via via che egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada.  Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, esultando, cominciò a lodare Dio a gran voce, per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo: «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!». Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli».  Ma egli rispose: «Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre». Luca 19,28-40

La Domenica delle Palme giunge quasi a conclusione del lungo periodo quaresimale, iniziato con il Mercoledì delle Ceneri e che, per cinque liturgie domenicali, ha preparato la comunità dei cristiani, nella riflessione e penitenza, agli eventi drammatici della Settimana Santa, con la speranza e con la certezza della successiva Risurrezione di Cristo, vincitore della morte e del peccato, Salvatore del mondo e di ogni singola anima.

I Vangeli narrano che giunto Gesù con i discepoli a Betfage, vicino Gerusalemme (era la sera del sabato), mandò due di loro nel villaggio a prelevare un’asina legata con un puledro e condurli da lui; se qualcuno avesse obiettato, avrebbero dovuto dire che il Signore ne aveva bisogno, ma sarebbero stati rimandati subito.
Dice il Vangelo di Matteo (21, 1-11) che
questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato annunziato dal profeta Zaccaria (9, 9) “Dite alla figlia di Sion; Ecco il tuo re viene a te mite, seduto su un’asina, con un puledro figlio di bestia da soma”.
I discepoli fecero quanto richiesto e, condotti i due animali, la mattina dopo li coprirono con dei mantelli e Gesù vi si pose a sedere avviandosi a Gerusalemme.
Qui la folla numerosissima, radunata dalle voci dell’arrivo di Gesu’, il profeta che aveva tirato fuori dal sepolcro Lazzaro, stese a terra i mantelli, mentre altri tagliavano rami dagli alberi di ulivo e di palma, abbondanti nella regione, e agitandoli festosamente rendevano onore a Gesù esclamando “Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nell’alto dei cieli!”.

Era la grande festa di Sukot. Si ricordava la vita del popolo di Israele nel deserto durante il loro viaggio verso la terra promessa, la terra di Israele. Durante il loro pellegrinaggio nel deserto essi vivevano in capanne (sukot).

A questa festa, che metteva in grande agitazione la città, partecipavano come in tutte le manifestazioni di gioia di questo mondo, i tanti fanciulli che correvano avanti al piccolo corteo agitando i rami, rispondendo a quanti domandavano “Chi è costui?”, “Questi è il profeta Gesù da Nazareth di Galilea”.

La maggiore considerazione che si ricava dal testo evangelico, è che Gesù fa il suo ingresso a Gerusalemme, sede del potere civile e religioso in Palestina, acclamato come solo ai re si faceva, a cavalcioni di un’asina.

Bisogna dire che nel Medio Oriente antico e di conseguenza nella Bibbia, la cavalcatura dei re, prettamente guerrieri, era il cavallo, animale nobile e considerato un’arma potente per la guerra, tanto è vero che non c’erano corse di cavalli e non venivano utilizzati nemmeno per i lavori dei campi.

Logicamente anche il Messia, come se lo aspettavano gli ebrei, cioè un liberatore, avrebbe dovuto cavalcare un cavallo, ma Gesù, come profetizzato da Zaccaria, sceglie un’asina, animale umile e servizievole, sempre a fianco della gente pacifica e lavoratrice.
Quindi Gesù risponde a quanti volevano considerarlo un re sul modello di Davide, che egli è un re privo di ogni forma esteriore di potere, armato solo dei segni della pace e del perdono, a partire dalla cavalcatura che non è un cavallo simbolo della forza e del potere sin dai tempi dei faraoni. Gesu’ ha bisogno di un mite asinello, egli nobilita le piccole cose. Spesso Gesu’ ha bisogno che anche noi gli facciamo dono delle nostre cose, che gli mettiamo a disposizione quello che abbiamo, perché lui possa utilizzarlo per la realizzazione del suo progetto di pace e di unita’ per tutto il genere umano. Oggi noi siamo Chiesa, ci siamo organizzati per rendere piu’ facile la nostra testimonianza e il nostro servizio cristiano. Partecipare attivamente ai bisogni della nostra Chiesa Valdese significa anche mettere a disposizione di Gesu’ i nostri beni materiali e le nostre facolta’ umane e spirituali, per la crescita del suo regno. Bisogna essere cristiani attivi, non starcene seduti, aspettando che altri risolvano i problemi della nostra comunita’. Mettiamoci tutti all’opera, c’è tanto da fare.

Quello che mi stupisce in questo racconto di Luca è il fatto che Gesu’ si lascia festeggiare, accetta di essere benedetto. Tanti cristiani oggi benedicono le palme e i rami di ulivo, li appendono al capezzale, li portano agli ammalati, come se fosse questo il messaggio di questa domenica. Anzi….é tutt’altro. La scena è molto chiara, Gesu’ cammina verso Gerusalemme e riceve l’omaggio del popolo, che lo acclama come re e come principe della pace. Attraversa anche Betania, dove conosce bene la casa di Marta, di Maria e di Lazzaro. Oltrepassa il monte degli ulivi, dove presto trascorrera’ una notte in preghiera, tormentato dal pensiero della sua imminente fine, dal dramma dell’abbandono e della crocifissione. Ma ora egli procede con sicurezza, sicuramente sorride alla gente che lo attornia. E’ un giorno di festa per tutti. Non vale la pena rovinare questa atmosfera ricordando quello che avverra’ fra poco. Penso che Gesu’ vuole entrare anche nella nostra vita, come sta entrando a Gerusalemme. Vuole che almeno per un giorno dimentichiamo i problemi che ci affliggono ogni giorno. Dio ci è piu’ vicino di quanto possiamo pensare. Il mondo vive nel caos piu’ totale: guerre continue, popoli in rivolta, ambiente devastato, egoismo delle nazioni, sfruttamento dell’uomo su altri uomini, donne ridotte in schiavitu’ sessuale, omofobia, razzismo….Siamo tentati dal panico piu’ totale. Cosa possiamo fare noi? Ci sentiamo piccoli e impotenti. Intanto possiamo stendere ai piedi di Gesu’ le palme e i rami della nostra situazione umana, perché lui ci insegni come superare le difficolta’ della vita. E’ vero: Gesu’ procede verso Gerusalemme, dove l’attende un falso processo che si concludera’ con la sua condanna alla croce. Ma Gesu’ sa anche che la sua vita è nelle mani del Padre, che lo risuscitera’ per accoglierlo nell’unita’ della sua divinita’. Domenica prossima celebreremo con gioia Gesu’ risorto, la vittoria della vita sulla morte. Non dimentichiamolo mai. Siamo discepoli di questo profeta che sa gioire e sa fare festa, nonostante quello che l’attende. Un profeta che sa piangere lacrime di sangue al monte degli ulivi. Ma un profeta che si rivela come figlio di Dio e che ci da’ il piu’ grande dei conforti: ricordatevi che io ho vinto il mondo, non Caifa non Pilato, ma io.

Franco D'Amico - culto del 14 aprile 2019

 

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