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19 | 07 | 2019
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gretaUn pianeta moribondo

 Pietro, apostolo di Gesù Cristo, agli eletti che vivono come forestieri dispersi nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nell’Asia e nella Bitinia, eletti secondo la prescienza di Dio Padre, mediante la santificazione dello Spirito, a ubbidire e a essere cosparsi del sangue di Gesù Cristo: grazia e pace vi siano moltiplicate.  Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per un’eredità incorruttibile, senza macchia e inalterabile. Essa è conservata in cielo per voi, che siete custoditi dalla potenza di Dio mediante la fede, per la salvezza che sta per essere rivelata negli ultimi tempi.

Perciò voi esultate anche se ora, per breve tempo, è necessario che siate afflitti da svariate prove, 7affinché la vostra fede, che viene messa alla prova, che è ben più preziosa dell’oro che perisce, e tuttavia è provato con il fuoco, sia motivo di lode, di gloria e di onore al momento della manifestazione di Gesù Cristo. Benché non lo abbiate visto, voi lo amate; credendo in lui, benché ora non lo vediate, voi esultate di gioia ineffabile e gloriosa, ottenendo il fine della vostra fede: la salvezza delle anime.(I Pietro 1,1-9)

Nelle edicole è spuntato all’improvviso, come un fungo dopo le piogge nel sottobosco umido e odoroso, un libro, piccolo, stampato alla svelta. Un impermeabile giallo coll’ampio cappuccio alzato come una guglia occupa la copertina. Da sotto il cappuccio un volto di bambina lancia uno sguardo serio, corrugato. E’ Greta. Il mondo in cui noi abitiamo, in cui cerchiamo la gioia, noi stiamo per ucciderlo. E Greta sta dicendo, dappertutto, assieme ai milioni di altri giovani che condividono i suoi appelli, “Decidetevi! Subito! Cambiate ciò che c’è da cambiare. Già lo sapete. Gli scienziati, unanimi, ve l’hanno già detto”.

“Quando la vostra casa è in fiamme, non vi sedete a parlare di come potrete ricostruirla per bene quando avrete domato l’incendio. Se la vostra casa è in fiamme, correte fuori e vi assicurate che siano tutti in salvo mentre chiamate i vigili del fuoco. Per farlo ci vuole un certo grado di panico. Non ci sono zone grigie quando si parla di sopravvivenza” ( Greta Thunberg)

Non uccidete la speranza - dice Greta, è possibile una vita piena, ricca di gioie, in cui esultare nell’amicizia e nella condivisione. Il mondo sta morendo, con il nostro modo di vivere, con i gas-serra, lo stiamo uccidendo, ma può rinascere.

Quelli che attualmente dominano il mondo pensano di vincere la morte, il degrado del globo terrestre, ritagliandosi uno spazio protetto separato dalle guerre che loro stessi spargono per il mondo, con una buona aria artificiale, con cibi prodotti in luoghi recintati e sicuri. Essi sono indifferenti verso i milioni di senzatetto, di affamati, sono insofferenti verso i fuggiaschi dalle guerre. I dominatori stanno scegliendo la morte non la vita.

E invece Greta sta invitando tutta l’umanità – non da sola ma assieme a milioni di giovani – a scegliere la vita, a rendere operativa la speranza. La speranza non è un sentimento vago ma una scelta, la scelta dei gesti più adatti, più urgenti per prendere la direzione giusta per raggiungere la salvezza, quella dimensione in cui la vita può essere gioia, in cui insieme – come dice Pietro – possiamo esultare, in cui le nostre anime respirano profondamente in un cielo non inquinato in un orizzonte di pace. A modo suo, e in maniera che a me sembra del tutto inattesa, Greta sta ripetendo, rivolta a tutta l’umanità, poiché tutti siamo “eletti”, le parole che Pietro 2000 anni fa rivolgeva “agli eletti che vivono come forestieri”

Questo culto è stato aperto da parole di saluto apparentemente anomale in questa prima domenica dopo Pasqua, dedicata alla risurrezione di Gesù e alla fede in “ciò che non abbiamo visto”: sono le parole che uno dei “padri” della nuova Italia, nata dalle macerie della seconda guerra mondiale, rivolge ai giovani, affinché cerchino le radici dell’anima di questo popolo.  

Se volete andare in pellegrinaggio nel luogo in cui è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei lager dove furono sterminati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione. ( Pietro Calamandrei)

L’ansia e l’appello di Calamandrei mi sembrano simili all’ansia e all’appello di Pietro. Noi italiani, oggi, sembriamo dispersi e forestieri nella nostra stessa terra, abbiamo difficoltà a capire in che direzione andiamo. Eppure c’è una speranza: ricercare, riscoprire l’anima, l’essenza della nostra convivenza , delle regole che ci siamo date per costruire una società solidale, che aiuta e non emargina i fratelli e le sorelle in difficoltà. Dalle difficoltà è possibile rinascere, riconquistare la gioia, esultare non perché le difficoltà stesse siano scomparse ma perché i nostri “costituenti” hanno visto una “eredità” che ci attende: una società organizzata nel rispetto reciproco e nella giustizia, in cui l’essenza di ogni essere umano, la sua anima, possa guardare al futuro con un sorriso, poiché intravede una società più giusta e non il precipizio della guerra , della disoccupazione, della schiavizzazione dei lavoratori. Quel cammino è stato intrapreso nei primi decenni dopo la guerra conclusasi nel 1945; poi, è come se avessimo perso la bussola. Eppure mi sento di poter citare, rovesciandone l’angoscia in speranza, la frase di Primo Levi “ E’ accaduto. Può di nuovo accadere” . Ogni generazione ha il suo cammino da affrontare, la sua speranza da rendere concreta

A me sembra che il discorso dell’apostolo Pietro ha senso per noi se lo pensiamo oggi e qui. Come se le sue parole fossero:     “ Io Pietro, apostolo di Gesù Cristo, agli eletti che vivono come forestieri, dispersi fra tanti che non li capiscono e li ostacolano, a Marsala, a Trapani, sparsi per i piccoli paesi e le contrade del nostro territorio, viventi qui da molte generazioni o appena arrivati da terre lontane, fuggendo da fame e pericoli, a tutti quanti voi, eletti, dico che Gesù ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la sua risurrezione. Le afflizioni, le delusioni, che attualmente sopportate saranno vinte dalla vostra fede nelle parole di Gesù, che mostra la via verso la salvezza e la gioia. Anche nei dolori “ esultate di gioia ineffabile e gloriosa”, come spesso fate voi,.fratelli e sorelle arrivati dall’Africa, durante i vostri culti nel tempio di Trapani. La promessa di Gesù di un regno di Dio della fraternità e della giustizia non è sogno ma una realtà che possiamo costruire”

Giovanni Lombardo - culto del 28 aprile 2019

 

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