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16 | 11 | 2018
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Notizie sulla nascita e i primi anni di vita
delle chiese e dei gruppi valdesi di
Trapani, Marsala, Mazara del Vallo,
Campobello di Mazara e Castelvetrano.
Come ricordate dal pastore Agostino Garufi
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Queste notizie, riguardanti la nascita, la formazione e i primi anni di vita delle chiese e dei gruppi valdesi di Trapani e di altre località di questa Provincia, provengono dai miei ricordi degli otto anni di ministero svolto fra loro.
Naturalmente qui non faccio alcun riferimento a quella chiesa valdese sorta a Trapani intorno al 1870, che conobbe varie vicissitudini e che si dissolvette nel 1918, della quale si hanno notizie, oltre che in vari documenti d’archivio, nel volume “Cento anni di storia valdese”; perché i gruppi valdesi sorti negli Anni 50 del secolo scorso nel Trapanese non hanno alcun rapporto di continuità storica con quella chiesa.
 
TRAPANI - Le prime informazioni sull’origine dell’attuale comunità valdese di Trapani le ho ricevute da alcuni dei suoi stessi membri. Essi mi hanno raccontato che tanti di questi, che già facevano parte della locale chiesa pentecostale delle Assemblee di Dio, ad un certo punto hanno deciso di staccarsene per costituire una chiesa evangelica nuova e diversa. Allora, in un primo momento, per suggerimento di un fratello battista, Giuseppe Vittozzi, ispettore della Dogana, residente a Trapani, si rivolsero al Presidente dell’Unione delle Chiese battiste, a Roma, chiedendogli di essere curati da un pastore di queste Chiese. Il Presidente battista rispose che nella Sicilia occidentale non c’erano Chiese battiste e che quindi non era possibile farli visitare da un loro pastore. Allora, per indicazione di un altro fratello, un valdese, Filippo Palermo, pure residente a Trapani, scrissero alla sede del “Culto Evangelico” radiotrasmesso la domenica mattina e da questa ricevettero la risposta di rivolgersi alla Tavola Valdese, dato che la Chiesa evangelica non pentecostale più vicina a Trapani era a Palermo. I componenti del gruppo allora mandarono una loro petizione alla Tavola, che incaricò il pastore della Chiesa valdese di Palermo, Guido Mathieu. Egli cominciò a curare questo gruppo a partire dal 1953, visitandolo assiduamente, presiedendo i culti domenicali serali e avviando riunioni di studio biblico settimanali, dando così inizio alla vita ecclesiale di questa che intanto era diventata una comunità.
Nel novembre del 1954 la Tavola Valdese mandò me, che avevo appena presentato la tesi alla nostra Facoltà di Teologia ed ero candidato al ministero pastorale. Vi arrivai con mia moglie. Le nostre tre figlie nacquero poi, durante il periodo della nostra residenza a Trapani.
La comunità aveva già un locale affittato in via Passo Enea, dove ha continuato a tenere i suoi culti, le sue riunioni e tutte le sue attività.
Nel primo anno del mio ministero essa aveva questa composizione: 27 membri comunicanti (di cui 23 provenivano dalla chiesa pentecostale, 2 dalla chiesa battista e 2 erano già valdesi), 16 erano i loro figli, 14 gli aderenti, 9 i simpatizzanti. I culti domenicali erano frequentati da una media di 43 persone. Poi questi numeri sono variati, come si può vedere nelle tabelle statistiche dei rapporti al Sinodo degli anni successivi.
I culti si sono sempre svolti ogni domenica alle ore 18. Ogni mercoledì sera si teneva una riunione di catechesi per tutti per approfondire alcuni temi dottrinali, come quello del battesimo e quello della Trinità. Il venerdì sera si faceva lo studio di alcuni libri biblici. Molti hanno frequentato con assiduità ed interesse anche questi studi serali infrasettimanali. Questo è stato molto incoraggiante e ha dato occasione di stringere sempre più i rapporti di amicizia e di fraternità tra i frequentatori e tra questi e la mia famiglia.
Durante quegli anni non abbiamo avuto alcun rapporto con alcuna parrocchia cattolica della città. Probabilmente qualche prete nei suoi discorsi ai fedeli avrà continuato a dire le solite vecchie cose sui protestanti; ma, tranne un episodio isolato, consistente nel lancio di un sasso da parte di alcuni ragazzi contro il paravento situato all’entrata della nostra sala durante un culto, non abbiamo avuto mai manifestazioni o espressioni di avversione nei nostri confronti. Anzi nell’ambiente cittadino tutte le persone della nostra comunità erano rispettate e la mia stessa famiglia ha potuto fare amicizia con molte famiglie cattoliche.
In quanto ai rapporti con la locale chiesa delle Assemblee di Dio, posso dire che sostanzialmente sono stati improntati a un dialogo spesso fatto di confronto su quello che distingue questa Chiesa: come il battesimo da amministrare solo agli adulti credenti e per immersione, il battesimo dello Spirito Santo e in particolare il dono delle lingue, nonché l’osservanza letterale di alcuni testi biblici. Comunque con lo stesso pastore pentecostale, anche se spesso critico, e in particolare con tanti membri della sua comunità abbiamo avuto dei buoni rapporti; con alcuni addirittura di cordiale e fraterna amicizia. Non pochi di loro hanno frequentato spesso i nostri culti e studi biblici. Inoltre ricordo che sono stato invitato a celebrare alcuni matrimoni valevoli agli effetti civili, con la nostra liturgia e con la mia predicazione, nella loro sala di culto, perché quel pastore allora non aveva l’autorizzazione governativa per fare anche la parte civile nella celebrazione dei matrimoni.
 
 
MARSALA - Le origini di quest’altra comunità sono state sostanzialmente simili e quasi contemporanee a quella di Trapani, perché anche a Marsala tante persone, provenienti dalla locale chiesa pentecostale, hanno seguito l’esempio dei fratelli di Trapani: hanno fatto una simile petizione alla Tavola Valdese, che ha mandato a curarli il pastore Guido Mathieu da Palermo. Ciò è avvenuto forse verso la fine dell’anno 1953, ma non più tardi dei primi mesi del 1954, perché quando sono arrivato a Trapani (nel novembre del 1954), con l’incarico di curare anche la comunità di Marsala, questa era già visitata regolarmente dal suddetto pastore da Palermo e aveva le sue attività, che svolgeva in un locale preso in affitto. Negli anni successivi, però, per motivi diversi, essa ha dovuto cambiare più volte il suo locale, preso sempre in affitto.
Durante il mio primo anno di ministero essa era composta da 16 membri comunicanti, provenienti dalla chiesa pentecostale, 7 loro figli, 21 aderenti, 22 simpatizzanti. I culti domenicali erano frequentati da una media di 23 persone.
Oltre a questi culti della domenica, che si tenevano alle 11 di mattina, si sono svolte le due stesse riunioni infrasettimanali di Trapani, che a Marsala hanno avuto luogo ogni martedì sera, per l’approfondimento dei temi suddetti, e ogni giovedì sera, per lo studio di alcuni libri biblici. Anche qui sia i culti che gli studi serali sono stati ben frequentati.
Un’opera peculiare, che ho riscontrato a Marsala e che desidero qui ricordare, è stata quella svolta con zelo, impegno e perseveranza in particolare dal fratello Salvatore Garzia e da altri membri di chiesa nell’evangelizzare molte persone della città e delle località vicine mediante distribuzione di opuscoli, depliants e porzioni delle Scritture. Quest’opera ha dato i suoi frutti: infatti per mezzo di essa e della testimonianza di tanti membri della comunità, un buon  numero di simpatizzanti ha frequentato i nostri culti e alcuni di loro hanno aderito alla nostra chiesa.
 
MAZARA DEL VALLO - Nel dicembre del 1954, per iniziativa di un certo Benedetto Genco, netturbino, che già aveva frequentato la chiesa pentecostale e abitava a Mazara del Vallo, circa ottanta suoi concittadini e conoscenti, cattolici non praticanti, appartenenti all’ambito popolare della periferia della città situata in uscita verso Marsala, mandarono alla Tavola Valdese una petizione per avere la predicazione evangelica di un pastore della nostra Chiesa. La Tavola dette a me quest’incarico e così dal gennaio del 1955 ho incominciato a visitare anche questo gruppo.
Le riunioni si tenevano ogni lunedì pomeriggio in una piccola stanza a pianterreno di una di queste famiglie. In occasione di una di queste mie visite, nel marzo dello stesso anno (1955), un brigadiere dei Carabinieri, mi si presentò alla stazione ferroviaria di Mazara e mi chiese di andare con lui al Commissariato di P. S. Arrivati qui, il commissario mi citò alcuni articoli della vecchia legge fascista del 1929-30 sui “culti ammessi” e mi dette formale diffida dal recarmi a tenere riunioni evangeliche in questa città finché, a norma di quegli articoli, il locale dove queste si tenevano (la stanzetta di cui sopra) non fosse stato debitamente autorizzato dal Ministero dell'Interno. A nulla è servito ricordargli gli articoli della Costituzione repubblica italiana che garantiscono la libertà religiosa e che perciò superano le restrizioni della vecchia legge del ‘29-‘30. La sua risposta sbrigativa e conclusiva è stata che la Costituzione è una legge generale di base e necessita di leggi specifiche per l’applicazione dei suoi principi nei casi particolari, e finché non si emanano queste leggi, secondo lui, valgono ancora quelle precedenti.
Tornato a casa, ho scritto subito una lettera all’Ufficio legale della Tavola, riferendo per filo e per segno tutto l’accaduto. Combinazione volle che, proprio qualche giorno dopo, un giornalista americano si trovò a intervistare l’avvocato Giorgio Peyrot, che si occupava di quell’Ufficio, per sapere come andavano le cose in Italia sulla libertà religiosa. L’avvocato gli fece leggere quella mia lettera, arrivatagli fresca fresca. Il giornalista riferì l’accaduto in un articolo pubblicato su un giornale degli Stati Uniti, dove proprio in quei giorni si trovava in visita ufficiale l’allora Ministro degli Interni, Scelba. Quando questi lesse l’articolo e naturalmente capì quale brutta figura gli faceva fare in America, telefonò subito al commissario di Mazara del Vallo, rimproverandolo e ordinandogli di ritirare la suddetta diffida. Allora il commissario mi fece chiamare e mi disse che potevo venire liberamente a Mazara a svolgere i compiti del mio ministero, meravigliandosi delle “amicizie” che avevamo perfino negli Stati Uniti e confidandomi che egli aveva agito in quel modo perché sollecitato da qualcuno, di cui non mi ha detto il nome, ma lasciandomelo capire, perché era facilmente intuibile, dato che Mazara del Vallo era ed è sede vescovile.
Un fatterello gustoso avvenuto nel contesto di questa diffida è stato quello del brigadiere dei Carabinieri, il quale la settimana prima era venuto in borghese alla riunione del nostro gruppo, senza qualificarsi e senza dire lo scopo della sua presenza, che alla luce di quanto avvenne dopo era di indagare su quello che là facevamo e quello che predicavo. In quella occasione mi disse che voleva acquistare una Bibbia ed io gli ho promesso che gliel’avrei portata la settimana successiva. Quando tornai a Mazara la settimana dopo lo vidi in divisa ad aspettarmi alla stazione, dove mi disse che il commissario mi invitava a presentarmi da lui, e mi accompagnò in quell’ufficio, dove rimase presente e svolse la funzione di segretario, in quanto batté a macchina la diffida che il commissario gli dettò e che poi mi fece firmare. Ebbene, al momento in cui stavo per uscire da quella stanza, mi rivolsi al brigadiere e gli dissi: “Brigadiere, ho portato quella Bibbia che lei mi ha chiesto e ce l’ho qui nella borsa. La vuole?” Egli rimase visibilmente imbarazzato, ma mise la mano al portafoglio e acquistò la Bibbia. Il tutto sotto gli occhi del commissario, che non proferì verbo, almeno fino a quando sono uscito da quell’ufficio.
Il 31 maggio del 1956 abbiamo potuto inaugurare una sala di culto, abbastanza ampia, presa in affitto e da allora in poi abbiamo tenuto tutte le riunioni in essa.
Nel 1957 è stata aperta una cappella cattolica in una sala proprio di fronte alla nostra, con lo scopo evidente di contrastare la nostra opera e di riguadagnare i frequentatori della nostra chiesa. A questo fine, fra l’altro, avevano messo un altoparlante davanti a detta sala e lo facevano andare a tutto volume con canti religiosi e litanie proprio durante le nostre riunioni. Allora anche noi ci siamo procurati un altoparlante, che abbiamo messo davanti alla porta della nostra sala, e con quello facevamo udire anche all’esterno i nostri inni (registrati) e la nostra predicazione. Tutto questo, però, non cambiò la situazione né a nostro danno né a nostro favore.
Il gruppo, che non è stato mai composto da tutti i firmatari della petizione, ha variato intono a una trentina di adulti, soprattutto donne, che spesso portavano con sé i propri bambini, che con la loro vivacità rendevano piuttosto difficile il raccoglimento e l’ascolto della predicazione. Il numero dei frequentatori si è poi gradualmente ridotto, man mano che si è fatta sempre più chiarezza su qualche equivoco iniziale. Qualche anno dopo, 7 di loro sono stati ammessi per professione di fede come membri comunicanti, mentre una diecina erano i simpatizzanti. I presenti ai culti e agli studi biblici settimanali erano una quindicina e alcuni bambini frequentavano la Scuola Domenicale.
 
CASTELVETRANO e CAMPOBELLO DI MAZARA - La nascita dei gruppi di questi altri due grossi paesi della Provincia di Trapani è simile a quella del gruppo di Mazara del Vallo, perché pure in questi due luoghi numerose persone, contattate dallo stesso Benedetto Genco di Mazara, hanno fatto petizione alla Tavola Valdese, chiedendole di essere curate da un suo pastore.
Queste petizioni furono fatte nel 1955 e da allora il pastore Guido Mathieu di Palermo, incaricato dalla Tavola, si prese cura di questi due gruppi fino all’autunno del 1956. Da quel momento fu mandato a proseguire quest’opera l’allora candidato al ministero Giovanni Scuderi. Ecco quanto egli scrive nella sua relazione al Sinodo del 1957: «L'opera iniziata in Castelvetrano un anno e mezzo fa dal pastore G. Mathieu è stata continuata quest'anno, grazie al sollecito interessamento della venerabile Tavola Valdese, da un operaio residente in loco. Ciò ha condotto al necessario chiarimento di alcuni atteggiamenti e di alcuni fraintendimenti iniziali. Del numeroso gruppo iniziale oggi restano solo pochi ancora fedeli all'Evangelo, ma ad essi si sono aggiunti dei nuovi simpatizzanti. Questi pochi, realmente impegnati nell'opera di evangelizzazione, assidui alle attività ecclesiastiche, regolarmente puntuali nel versare le proprie contribuzioni mensili, sono 15 (quindici) in tutto. Ad essi vanno aggiunti circa quindici bambini appartenenti alla Scuola Domenicale e 31 simpatizzanti che alternativamente fanno la loro comparsa. I presenti ai culti ed agli studi biblici oscillano tra i 20 ed i 25, ed il catechismo per adulti in vista della ammissione in chiesa è stato seguito da 7 iscritti.
Fra le difficoltà che ostacolano l’opera, la più grave è dovuta alla posizione (decentrata) del locale di culto.
Le attività regolari si sono svolte senza difficoltà; esse comprendono il culto domenicale, una riunione settimanale di meditazione dell'Evangelo, un corso di catechismo per adulti, una classe della Scuola Domenicale».

Di CAMPOBELLO di MAZARA egli scrive nella stessa relazione:
«Primo anno di vita anche per questa comunità, che per tanti aspetti è simile a quella di Castelvetrano. La visita regolare compiuta dal pastore alle famiglie, le attività ecclesiastiche, il maggior numero di partecipanti al culto, invitano a sperare. I presenti al culto oscillano tra i 60 ed i 70, oltre ad una schiera numerosa di bambini.
Potrebbero già essere considerati membri di chiesa, in quanto hanno dato prova di serietà e di impegno, soltanto 30 persone. Ad esse si aggiungono 2 aderenti, 55 simpatizzanti, 10 alunni della classe biblica e 15 bambini della Scuola Domenicale. (1)
Ad ogni culto sono presenti quasi sempre dei nuovi uditori. Dopo un solo anno di lavoro, i risultati non possono che essere incoraggianti.
Dal 1 marzo 1957 la comunità gode di un. locale di culto proprio, più ampio e più adatto allo scopo di quello che i fratelli della chiesa pentecostale locale avevano gentilmente messo a nostra disposizione fin dal principio.
Le attività ecclesiastiche constano del culto, di uno studio biblico, di una classe biblica e della Scuola Domenicale. Un convegno a Marsala, in occasione dell'Ascensione, ha riunito insieme i fratelli delle comunità della Sicilia occidentale».
 
Il “chiarimento” di cui si parla in queste pagine, riguardante in particolare i gruppi di Mazara, Campobello e Castelvetrano, si è reso presto necessario per eliminare un certo equivoco dovuto in buona parte, inizialmente, all’opera di Benedetto Genco di Mazara(2), il quale aveva promosso le tre suddette petizioni alla Tavola, con le firme di parecchie persone da lui contattate in queste tre località, prospettando loro la possibilità di ricevere, con l’adesione alla nostra Chiesa, degli aiuti materiali, come quei generi alimentari e indumenti usati provenienti dal Church World Service che venivano distribuiti alle famiglie delle nostre comunità. Perciò abbiamo dovuto fare una insistente opera di chiarimento, sforzandoci di far capire che l’adesione alla nostra Chiesa doveva essere motivata solo da convinzioni di fede, accogliendo veramente il messaggio evangelico da noi annunziato, assicurando a tutti, al tempo stesso, che gli aiuti materiali sarebbero stati dati ugualmente alle famiglie effettivamente bisognose, a prescindere dalla loro posizione nei riguardi della nostra Chiesa.
 
Nell’autunno del 1957 la Tavola ha trasferito il candidato al ministero Giovanni Scuderi a Colleferro e ha dato a me l’incarico di curare, oltre alle comunità di Trapani, Marsala e Mazara, anche quelle di Campobello e di Castelvetrano. Per facilitarmi l’opera, per i miei frequenti viaggi fra queste località piuttosto distanti fra loro, essa mi ha fornito di una “Seicento” di seconda mano. Così, con questo mezzo, ho potuto proseguire lo svolgimento del mio ministero in tanti luoghi della Provincia.
 
VITA. Nel 1959 un simpatizzante, che forse aveva già conosciuto la chiesa pentecostale, abitante in questo paese poco distante dalla storica Calatafimi, mi invitò a recarmi a casa sua per predicare l’Evangelo ad un gruppo di suoi compaesani: erano circa venti persone dell’ambiente contadino. Ho visitato periodicamente questo gruppo, per le riunioni del quale poi avevamo preso in affitto una sala. Ma dopo qualche tempo abbiamo lasciato questa sala, perché il gruppo si era sensibilmente ridotto. Ho continuato però a visitare i pochi rimasti fino all’estate del 1962 in casa del suddetto simpatizzante, da dove eravamo partiti.
 
Ricordo i frequenti viaggi in treno, prima di avere l’automobile, per i culti domenicali, gli studi biblici serali infrasettimanali e le numerose visite fra Trapani, Marsala e Mazara; e poi i molti viaggi con l’automobile, da quando mi sono stati aggiunti i gruppi di Campobello e di Castelvetrano, e poi quello di Vita.
Così, dall’autunno del 1957 fino all’estate del 1962, ho potuto svolgere cinque culti ogni domenica, incominciando da Campobello alle ore 8, poi a Castelvetrano alle 9,30, poi a Mazara alle 11, poi a Marsala alle 12,30 e infine a Trapani alle 18. Ricordo gli studi biblici serali:  a Castelvetrano e a Campobello il martedì;  a Mazara e a Marsala il giovedì;  e a Trapani il mercoledì e il venerdì; nonché le classi di catechismo nei vari luoghi e le molte visite a tutte le famiglie evangeliche e simpatizzanti nelle città e nelle diverse località della diaspora.
Penso con gratitudine pure alla necessaria ed apprezzata collaborazione dei fratelli Francesco Riggi, Filippo Palermo, Paolo De Caro ed altri, che per diversi anni si sono occupati dell’istruzione biblica ai bambini della Scuola Domenicale: qualcuno di essi in particolare a Trapani, ed altri nelle altre comunità.
Belle occasioni per fraternizzare sono state le gite e gli incontri di queste comunità: come quelli che hanno avuto luogo ad Erice, a Marsala, a Palermo. Sempre molto liete sono state le feste dell’albero di Natale, con recite dei bambini.
 
Gli anni che la mia famiglia ed io abbiamo trascorso con tutti questi fratelli e sorelle del Trapanese sono stati molto belli e benedetti: in essi abbiamo avuto la grazia di poter svolgere un’intensa attività evangelica e abbiamo ricevuto tanto affetto e tanta simpatia, perciò abbiamo conservato e conserviamo sempre un caro e grato ricordo di tutti, che teniamo presenti anche nelle nostre preghiere.
 
Mestre / Venezia, 12 Dicembre 2003.
AGOSTINO GARUFI
 
 

NOTE

(1) Al principio e per qualche tempo anche il Sindaco di Campobello e la sua famiglia avevano aderito a questa comunità. Si chiamavano Bono. Avevano questo stesso cognome pure le sorelle che avevano dato in affitto la sala in via Ugo Bassi alla comunità, di cui facevano parte attiva.

(2) Poi Benedetto Genco, non soddisfatto della nostra opera sul piano assistenziale, si è rivolto all’Esercito della Salvezza e ha provocato il suo intervento sia a Mazara del Vallo che a Castelvetrano e forse anche a Campobello. Attualmente però l’Esercito della Salvezza ha una sua sala per le attività solo a Castelvetrano.

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